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Ocse: «Italia prima in Europa per riforme»

26 Febbraio Feb 2016 1527 26 febbraio 2016
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L’organizzazione promuove l’Italia: «sta intraprendendo un programma di riforme ambizioso e di ampio respiro per stimolare la crescita». Ma sottolinea che «ridurre la corruzione e migliorare la fiducia rimangono una priorità»

«Dopo un lungo periodo di stagnazione che ha reso l’economia vulnerabile alla crisi finanziaria, l’Italia sta intraprendendo un programma di riforme ambizioso e di ampio respiro per stimolare la crescita, sfruttando le sinergie esistenti tra le diverse politiche pubbliche». Lo afferma l'Ocse in un rapporto sull'Italia. «In passato, molti progetti validi di riforma non sono stati pienamente attuati, impedendo in tal modo all’economia di beneficiare interamente dei loro effetti. Il governo si sta quindi concentrando sui cambiamenti del quadro politico-istituzionale e del sistema giudiziario per rimuovere i precedenti ostacoli all’attuazione delle riforme», si aggiunge. Sul fronte delle riforme l'organizzazione raccomanda al Paese di: portare a termine le riforme in Parlamento e riattribuire e definire chiaramente le competenze tra Stato e governi locali; garantire una formulazione chiara e inequivocabile della legislazione, supportata da una pubblica amministrazione più efficace, riducendo anche il ricorso ai decreti di emergenza; snellire il sistema giudiziario, istituendo tribunali specializzati, ove necessario; incentivare il ricorso alla mediazione. Migliorare il monitoraggio dei risultati dei tribunali. Si raccomanda inoltre di «prendere in considerazione la creazione di una Commissione per la produttività con il compito di fornire consigli al governo su questioni relative alla produttività, di promuovere la comprensione delle riforme da parte dei cittadini, e di intraprendere un dialogo con le parti interessate». Infine, «ridurre la corruzione e migliorare la fiducia rimangono una priorità. Per raggiungere questo obiettivo, la nuova autorità anticorruzione, l’Anac, ha bisogno di stabilità, continuità, nonché di supporto a tutti i livelli politici».

Preoccupante rallentamento dell’economia globale
«Implementare i piani di riforme», che incorporano le politiche monetarie, fiscali e strutturali «per stimolare la persistente debolezza della crescita», per «creare posti di lavoro e costruire un'economia globale più inclusiva». È questo l'invito che arriva dal rapporto Ocse. “Going for Growth 2016” individua le priorità per rilanciare la crescita e sottolinea l'importanza nella progettazione di programmi di riforma.

Il rapporto evidenzia che il rallentamento del ritmo delle riforme è proseguito nel corso del 2015, «in particolare nelle economie avanzate, ma anche in quelli emergenti» e «non abbastanza è stato fatto per promuovere l'innovazione o la regolamentazione del mercato del lavoro, che sono aspetti critici delle sfide» di oggi. «Il rallentamento preoccupante dell'economia mondiale esige - spiega il segretario generale dell'Ocse Angel Gurria - una risposta politica urgente e globale, attingendo a tutte le leve politiche monetarie, fiscali e strutturali a disposizione dei governi».

«Data l'ampiezza e la continua evoluzione della natura delle sfide di crescita e di inclusione», delle economie avanzate ed emergenti, «il rallentamento del ritmo delle riforme strutturali è un problema serio. Una maggiore ambizione delle riforme strutturali può contribuire a realizzare migliori condizioni per gli investimenti e l'innovazione, che porta a una maggiore produttività, migliori posti di lavoro e a un approccio più inclusivo al perseguimento della crescita che - sottolinea - è a vantaggio di tutti i segmenti della società».

Italia e Spagna prime in Europa per riforme
L'Ocse osserva che il rallentamento del processo di riforma delle economie dell'area Ocse osservato nel 2013 e nel 2014 è proseguito nel 2015 ma il ritmo dell’attività riformatrice «continua a essere generalmente più alto nei Paesi dell’Europa meridionale, in particolare l’Italia e la Spagna, che tra i Paesi nordeuropei, che sono stati meno influenzati dalla crisi economica globale». Al di fuori dell'Europa, i Paesi in cui sono state scattate un numero relativamente alto di riforme sono il Giappone tra le economie avanzate, la Cina, l'India e il Messico, tra le economie emergenti.

Fra le misure che l'Ocse sollecita ci sono oltre a quelle per sostenere la domanda nel breve termine, le politiche strutturali mirate a regolare gli investimenti nelle infrastrutture pubbliche. «I tassi di interesse eccezionalmente bassi migliorano lo spazio fiscale dei governi, offrendo un'occasione unica per fare investimenti in infrastrutture che amplificheranno la domanda e miglioreranno effettivamente le finanze pubbliche», spiega il segretario generale Gurria. «Scegliere i progetti giusti, combinati con riforme strutturali, genererà moltiplicatori più elevati sull'attività economica. Questo può rilanciare la crescita, riducendo al contempo il rapporto debito-Pil», conclude.