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Profughi, Grandi (Unhcr): La Grecia non ce la può fare da sola, gli altri Stati Ue collaborino

26 Febbraio Feb 2016 1557 26 febbraio 2016

L'Alto commissario dell'Agenzia dell'Onu per i rifugiati avverte i governi europei: "con la chiusura di alcune frontiere si creerà un collo di bottiglia al confine greco. Ognuno deve fare la sua parte per scongurare che ciò accada, trovando una soluzione comune"

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L'Alto commissario dell'Agenzia dell'Onu per i rifugiati avverte i governi europei: "con la chiusura di alcune frontiere si creerà un collo di bottiglia al confine greco. Ognuno deve fare la sua parte per scongurare che ciò accada, trovando una soluzione comune"

La Grecia è alle porte di un enorme e pericoloso ‘collo di bottiglia’ di rifugiati, se gli altri Stati non collaborano”. Filippo Grandi, dal gennaio 2016 primo capo italiano nella storia dell’Unhcr, l’Alto commissariato per I rifugiati, ha appena passato 48 ore sull’isola di Lesbo, dopo avere incontrato ad Atene il premier Greco Alexis Tsipras e molti ministry del suo governo. Una visita delicata, con una Grecia alle prese da una parte con un flusso costante di persone in fuga da Guerra e privazioni che raggiungono le coste delle isole dalla Turchia, spesso lasciando la propria vita in mare – almeno 400 vittime solo in questi due primi mesi del 2016, ben 3200 l’anno precedente, compresa la tratta dalla Libia verso l’Italia - dall’altra con le chiusure delle frontiere dei paesi limitrofi o delle vie d’accesso agli altri Paesi dell’Unione europea. Chiusure che hanno portato al ritiro dell’ambasciatore Greco, per la prima volta da quando esiste la Ue, dall’Austria, in segno di protesta per le dure decisioni di Vienna sul tema.

“Non c’è unità né generosità tra i Paesi europei in questo periodo, e questo è un grave problema”, ha sottolineato Grandi. “Dal suo punto di vista, la Grecia può comunque iniziare a pianificare, ovviamente con il nostro aiuto, un processo di accoglienza per qualche migliaio di persone. Si può lavorare in modo giusto e rapido, è questo che ho proposto a Tsipras e al suo governo”. Se questa è un’azione che può avere un immediato riscontro sul territorio Greco, “rimane il fatto che dobbiamo lavorare in particolare a trovare valide alternative a questo, operando sui ricollocamenti, sui reinsediamenti direttamente dai Paesi del Medio oriente”.

In queste ore l’Alto commissario dell’Unhcr sta incontrando a Bruxelles, “riferendo quanto discusso e visto in Grecia”, il Consiglio per la Giustizia e gli Affari interni dell’Unuione europea. Quello che ha visto, tra l’altro, è ciò che tanti volontari e operatori sociali denunciano da mesi, sulle isole come nel centro della capitale, Atene: profughi che girano a piedi aspettando di capire che ne sarà di loro, pensando al terribile viaggio che potrebbe attenderli una volta presa la decisione di incamminarsi a piedi verso l’Europa central, attraverso quelle frontier balcaniche sempre più chiuse e disumane. Dove da parecchie settimane il passaggio viene consentito, a fasi alterne, solo in base alle nazionalità e indipendentemente dalle storie dei singoli o dalla presenza o meno di bambini. Prima il superamento della frontiera era concesso a siriani, iracheni, eritrei e afghani. Da qualche giorno, questi ultimi sono respinti: un dramma che si aggiunge alla tragica situazione di un’Europa sempre meno patria dei diritti umani.