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#azzeraladistanza: "una mamma green" in volo a Puerto Plata

3 Marzo Mar 2016 0653 03 marzo 2016
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La blogger Silvana Santo, visiterà un progetto sostenuto da Mission Bambini, nella Repubblica Dominicana. Il Centro accoglie 162 piccoli rifugiati haitiani e 35 di essi sono ancora senza un'adozione a distanza

In queste ore Silvana Santo, alias "Una mamma green", una delle blogger italiane più seguite, è in volo verso Puerto Plata, nella Repubblica Dominicana. Visiterà un progetto di Mission Bambini, raccontandolo sul suo blog e sui social con l’hashtag #azzeraladistanza. Il Centro “Los amiguitos de Cristo”, sostenuto dalla Fondazione Mission Bambini e dalle adozioni a distanza di tante mamme e papà italiani, offre ogni giorno asilo nido, doposcuola e corsi di lingue a 162 piccoli rifugiati haitiani: gran parte di loro sono in fuga dalla povertà e dagli scontri sociali della parte occidentale dell’isola, emarginati sia per le differenze di pelle che linguistiche in condizioni di estrema povertà. 35 di questi bambini sono ancora in attesa di un’adozione a distanza che li accompagni nella loro crescita.
Legato al suo viaggio c’è anche un’altra iniziativa di raccolta fondi, per dare a tutti i bambini del Centro l’occasione di passare la giornata dei loro sogni, a Ocean World, un paradiso per il divertimento dei bambini, che sta a pochi chilomentri dal Centro. È una delle attrazioni turistiche più conosciute dell’isola, i piccoli ne sentono spesso parlare e vedono andarci le famiglie di stranieri con bambini della loro età, ma non ci sono mai stati perché il costo del biglietto è inaccessibile per le famiglie locali: bastano invece 18 euro (qui il crowdfunding) per regalare a questi bambini una giornata indimenticabile!

Silvana, come hai conosciuto Mission Bambini e come è nata questa opportunità?
Conoscevo la fondazione di fama, soprattutto grazie al web. Poi sono stata coinvolta in questo progetto da Alessia, nota in rete come "Mamma in città", che lavora proprio per Mission Bambini e ha pensato che potessi essere la persona giusta per raccontare questa iniziativa. Speriamo che la sua intuizione sia stata corretta!

Uno degli obiettivi del viaggio è sensibilizzare sull’importanza dell’adozione a distanza, che garantisce un sostegno prolungato nel tempo, affidabile, a un bambino. Tu hai un’adozione a distanza o ci hai mai pensato?
Non ho mai attivato un'adozione a distanza, ma ci penso da tempo. E ricordo con emozione la bambina, poi divenuta donna sotto i nostri occhi, che mia nonna aveva adottato a distanza ormai diversi decenni fa, quando io ero molto piccola. Ora sono molto felice di poter andare sul posto e toccare con mano gli effetti concreti di scelte così generose.

Silvana Santo con i figli

Perché ti porti i bambini, Davide e Flavia?
Io lavoro da casa e i miei figli sono abituati a passare tanto tempo con me (la più piccola tra l'altro è ancora allattata al seno). Io e mio marito inoltre siamo abituati a viaggiare sempre insieme a loro, dormiamo tutti insieme e ci separiamo il meno possibile. Ma al di là di questo, sono convinta che un'esperienza di questo tipo possa dare tantissimo a dei bambini anche molto piccoli. L'incontro con l'altro è sempre arricchente, e viaggiare è il modo più efficace per diventare persone migliori.

Cosa speri di portare a casa da questa esperienza e cosa speri di poter dare?
Sembrerà un'ovvietà, ma io vorrei soprattutto che questa settimana mi ricordasse cosa è davvero necessario per essere felici, quanto tempo e quanta energia sprechiamo a preoccuparci di questioni del tutto marginali. Dal canto mio, spero di contribuire a far conoscere un po' di più l'impegno ubiquitario di Mission Bambini e, se siamo fortunati, trovare qualche benefattore per il progetto di Puerto Plata.

Hai creato una rete di altre 30 mamme blogger per diffondere i contenuti legati a #azzeraladistanza: la questione è vecchia, ma crede che condividere, ritwitare un contenuto sui social possa cambiare davvero qualcosa rispetto ai temi così grandi?
Noi donne, e soprattutto noi mamme, a volte difettiamo di empatia e tendiamo ad essere poco complici tra noi, a non condividere, a restare isolate. Forse la pressione sociale che sentiamo su di noi ci rende insicure ed esposte costantemente al giudizio altrui. Invece il web mi ha insegnato che la condivisione non ci priva di qualcosa, ma anzi permette a tutte noi di arricchirci e migliorare. E, nei casi come questo, di far sentire più forte la nostra voce, ma senza urlare.

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