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Anffas

Isee: «Vigiliamo affinché questa non sia "la vittoria di Pirro"»

3 Marzo Mar 2016 2317 03 marzo 2016
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Il presidente di Anffas sottolinea due aspetti della vicenda sull'Isee: nel momento in cui si metterà mano all'Isee c'è il rischio che si verifichi un peggioramento della situazione e una logica per cui chi riesce ad ottenere i propri diritti è visto come "privilegiato e asservito"

Anffas Onlus, per tramite del Presidente Nazionale Roberto Speziale, richiede al Ministro giuliano Poletti l’urgente convocazione del “tavolo di monitoraggio” per mettere in atto la modifica dell’attuale Isee per le parti dichiarate illegittime.

«Se oggi un cittadino che si rivolgesse ad un Caf o all’Inps per richiedere un Isee, che cosa otterrebbe? Tale documento sarebbe legittimo? E gli Isee rilasciati dopo le sentenze del Tar Lazio e quindi risalenti allo scorso anno, anch’essi illegittimi, non dovrebbero essere revocati d’ufficio? E non dovrebbero essere risarcite le persone che a causa di un Isee illegittimo non avessero avuto accesso a determinate prestazioni o avessero dovuto contribuire con una compartecipazione più alta di quella dovuta?»: queste sono le domande che si pone Speziale. E ancora: «Quante Regioni hanno emanato le linee guida e quanti Enti locali hanno aggiornato conseguentemente i loro regolamenti stabilendo soglie di accesso eque senza scaricare, a loro volta, sui cittadini “compartecipazioni” estremamente onerose e “vessatorie”? Dove sono finite le risorse risparmiate che dovevano essere riallocate nel sociale?».

In Italia (paese in cui i tassi di evasione, corruttela ed elusione sono enormi) disporre di un sistema equo, trasparente e semplice per stabilire la situazione economica e patrimoniale di singoli cittadini o nuclei familiari che richiedono accesso a prestazioni sociali agevolate (quindi con condizioni di miglior favore rispetto agli altri cittadini proprio a causa delle loro oggettive difficoltà economiche), rappresenta un’esigenza imprescindibile, per evitare, appunto, che l’accesso alle prestazioni presenti lati oscuri che minino l’esigibilità concreta dei diritti dei cittadini. «Non vorremmo però - dichiara Speziale - che il tutto si trasformi in una vittoria di Pirro».

Perché? Se, infatti, è vero come è vero che le provvidenze economiche non andavano computate nell’Isee e che Anffas da sempre ha sostenuto, in tutte le sedi, tale principio, è anche vero che l’Isee, grazie al sistema delle franchigie, nella stragrande maggioranza dei casi relativi alle persone con disabilità ed alle loro famiglie, vedeva compensato il computo delle provvidenze, portando anche un risultato migliorativo rispetto al precedente sistema di calcolo. «Non vorremmo che ora qualcuno, visto il dover rimettere mano all’Isee, prendesse la “palla al balzo” per peggiorare, anziché agevolare l’accesso alle prestazioni, per scaricare ulteriormente il carico dell’assistenza sulle famiglie e per innalzare ulteriormente la compartecipazione ai servizi».

Il problema – sottolinea Speziale - è che ci si dovrebbe interrogare per quale motivo le persone con disabilità, le famiglie e le loro associazioni sono costrette sempre più spesso a rivolgersi alla magistratura per veder riconosciuti i propri diritti: «Questo meccanismo sta frazionando il mondo della disabilità, portando sempre più spesso ad un’autentica “guerra tra poveri”, con il rischio che chi rimane fuori dalla insufficiente rete dei servizi consideri “privilegiati” e “asserviti” al sistema quanti - con mille peripezie e difficoltà - riescono ad ottenere qualche minima e vitale risposta».

Entrando nel merito delle tre sentenze del Consiglio di Stato, Anffas rileva che:

1. È illegittimo richiedere nell’Isee le provvidenze economiche connesse alla disabilità e sono da rivedere le franchigie presenti. Ora il Consiglio di Stato ha messo la parola fine e Anffas auspica, quindi, che immediatamente il Governo si adegui a tali pronunciamenti.

2. È da considerarsi illegittima la differenziazione delle franchigie tra maggiorenni e minorenni; Anffas auspica che per i minori con disabilità sia estesa la stessa disciplina prevista per i maggiorenni con disabilità.

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