Dalle associazioni

Spreco alimentare: un manuale e una legge per evitarlo

3 Marzo Mar 2016 1135 03 marzo 2016

Approda in aula alla Camera una pdl antispreco sostenuta dalle associazioni. E Banco Alimentare e Caritas presentano insieme il primo manuale con prassi e norme utili a chi dona e raccoglie gli alimentari per distribuirli ai poveri. Obiettivo, ridurre lo spreco di 30mila tonnellate l'anno

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Approda in aula alla Camera una pdl antispreco sostenuta dalle associazioni. E Banco Alimentare e Caritas presentano insieme il primo manuale con prassi e norme utili a chi dona e raccoglie gli alimentari per distribuirli ai poveri. Obiettivo, ridurre lo spreco di 30mila tonnellate l'anno

È una settimana importante, questa, per la lotta allo spreco alimentare. È stata infatti licenziata il 1 marzo dalla Commissione Affari Sociali della Camera, e passa all’esame dell’Aula dove è calendarizzata per fine mese, la pdl anti spreco presentata dalla deputata del Pd Maria Chiara Gadda, il cui obiettivo è uso consapevole delle risorse e l’agevolazione dei tanti soggetti che potrebbero donare cibo agli indigenti. E proprio nelle stesse ore è stato presentato il ‘Manuale per corrette prassi operative per le organizzazioni caritative’, curato da Caritas e Fondazione Banco Alimentare e validato dal ministero della Salute.

A propostio del progetto di legge, il direttore della Fondazione Marco Lucchini ha dichiarato di augurarsi che venga approvato al più presto, dal momento che «porta chiarezza, organicità, semplificazione e sviluppo» nel settore e permette di superare «le difficoltà che oggi molti donatori hanno». Questa legge, ha proseguito Lucchini, «non punisce chi spreca perché questo, come abbiamo dimostrato in questi vent’anni, non serve assolutamente a nulla. La cosa importante da capire, piuttosto, è che noi non siamo l’alternativa al rifiuto ma il prolungamento del cibo buono. E questa legge lo dice chiaramente, perché ha in sé il concetto di dono e non di recupero da rifiuto».

Quanto al ‘Manuale per corrette prassi operative per le organizzazioni caritative’, nel corso della presentazione è stato sottolineato che le stime del Politecnico di Milano nel 2015 parlavano di circa 5 milioni di tonnellate di alimenti eccedenti ogni anno in Italia che purtroppo vengono sprecate per il 90%. Il vademecum, primo in Italia, ha l’obiettivo di rispondere a due domande fondamentali: garantire la sicurezza degli alimenti recuperati per gli indigenti e, nel contempo, incentivare i donatori a recuperare alimenti, riducendo così gli sprechi. Per far questo, nel volume si spiega come predisporre delle corrette “prassi igieniche” che consentano il recupero, la raccolta, la conservazione e la distribuzione di derrate alimentari da parte delle organizzazioni caritative del terzo settore non profit, sostenendo il bisogno alimentare delle persone indigenti e garantendo allo stesso tempo la sicurezza degli alimenti. «Grazie all’utilizzo del manuale nel medio periodo», ha detto ancora Lucchini, «riusciremo a incrementare le tonnellate di alimenti che quotidianamente recuperiamo da aziende, supermercati, ristorazione ed eventi. Stimiamo infatti che il sistema del recupero, formato dalle tante organizzazioni caritative, potrà recuperare almeno altre 30mila tonnellate in più solo di alimenti facilmente deperibili». «In questa giornata si compie un percorso importante» ha aggiunto il direttore della Caritas don Francesco Soddu. «Questo manuale sarà infatti utile a formare i tantissimi volontari che ogni giorno offrono attenzione, accompagnamento e distribuiscono alimenti».

La pubblicazione, pur rispettando le disposizioni legislative, apporta significative novità al sistema del recupero, mettendo al centro l’analisi del rischio che parte da una valutazione scientifica dei pericoli per la sicurezza alimentare, definendo le modalità operative e comunicando agli operatori delle organizzazioni caritative come gestire l’igiene degli alimenti. Permetterà quindi di verificare in via sperimentale se esiste una seconda vita per gli alimenti, a volte brevissima, ma tale da consentire un recupero di cibo con criteri di accettabilità. Questo permetterà di massimizzare il recupero di eccedenze alimentari, quali prodotti con difetti di etichettatura, che ne precludono la vendita ma non la sicurezza, non commerciabilità dell’alimento dovuta all’avvicinarsi della data di scadenza e prodotti derivanti dal non consumo in fase di somministrazione nella ristorazione collettiva.

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