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Regioni e comuni uniti contro l'azzardo

9 Marzo Mar 2016 1800 09 marzo 2016
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Si è tenuta oggi la Prima Giornata Nazionale sul contrasto al gioco d'azzardo. Un momento importante, partecipato, per fare il punto della situazione e ribadire al Governo che le leggi regionali no slot sono il punto da cui partire, non quello da liquidare se davvero si vuole lottare contro le diseconomie dell'azzardo. In allegato il Manifesto delle Regioni

"Bisogna capire che esistono dei limiti e che quei limiti, quando non sono chiaramente definiti, vanno tracciati. Nel rispetto di tutti, col dialogo, ma anche con fermezza e decisione". Poi, una volta tracciati, o si sta di qua, o si sta di là. Perché si dialoga, ma poi si deve anche decidere. Questo il succo delle parole con cui il governatore Roberto Maroni ha concluso la Prima Giornata Nazionale sul contrasto al gioco d'azzardo indetta dalla Regione Lombardia.

Un successo di partecipanti: un tutto esaurito da quasi 500 persone. Associazioni, società civile, amministratori locali. Un bel clima. Bella gente. Belle idee. E qualche chiacchiera fumosa - la solita che sentiamo da mesi e mesi, dalle parti del Mef.

Un bel momento di condivisione, insomma, con opinioni discordanti e con il sottosegretario all'economia che ambisce alla delega ai giochi Pier Paolo Baretta - che ha chiesto di intervenire solo qualche giorno fa ed è stato ben accolto - che si è proposto come mediatore. Bisognerà capire su che cosa vorrebbe mediare: dalle sue parole per ora non si è assolutamente capito.

Durante il suo intervento Baretta ha invocato il dialogo, salvo poi dichiarare "a margine", all'Agenzia Agipronews: "sui limiti orari [di apertura delle sale e di accensione delle slot, ndr] potrebbe essere difficile trovare un accordo". Una esplicita ammissione che dialogare sul tema più inviso ai Concessionari dell'azzardo (orari e distanze da luoghi sensibili) non si può.

Si è capito benissimo, invece, ciò che sindaci e ammistratori non vogliono: non vogliono vedersi togliere prerogative di intervento e autonomia, proprio su orari e distanze, come si è tentato più volte e da più parti di fare (l'ultima proprio in sede di Legge di Stabilità 2016). Lo hanno messo per iscritto in nel Manifesto delle Regioni per la lotta al gioco d’azzardo che alleghiamo qui sotto.

Sottoscrivendo il Manifesto, i Presidenti delle Regioni si impegnano a presentare in sede di Conferenza unificata Stato, Regioni ed Enti locali, le posizioni condivise in tema di regolamentazione del gioco d’azzardo. In particolare, leggiamo

È importante non vanificare i grandi progressi che molte Regioni hanno concretamente realizzato in tema di contrasto e prevenzione alla ludopatia: conservare e consolidare l’autonomia normativa significa salvaguardare la salute dei cittadini con azioni snelle ed efficaci. Un esempio: introdurre limiti di distanza dei punti di offerta di gioco dai luoghi sensibili anche in misura maggiore rispetto ai limiti eventualmente fissati a livello nazionale

Manifesto delle Regioni per la lotta al gioco d’azzardo

Roberto Maroni

Madrina della giornata, l'assessore al Territorio Viviana Beccalossi che è stata ferma e decisa: "Si dialoga sempre e con tutti, ma qui ci sono in gioco valori non negoziabili - dignità, libertà e salute dei cittadini da un lato - e interessi dell'Erario dall'altra. Un punto di equilibrio? Ci dicano quale, noi abbiamo indicato i nostri". Chi parla di gioco legale come unico argine all'illegalità, ha ricordato la Beccalossi, non conosce bene e non conosce a fondo le dinamiche dell'illegalità finanziaria. "Legalizzare la mafia per far cassa, non ci aiuterebbe certo a risolvere il problema della criminalità" ha provocatoriamente affermato l'Assessore. Ricordiamo che anche il Primo Presidente della Corte di Cassazione, attività apparentemente lecite, come il 'gioco', mascherano la corruzione".

Il sociologo Maurizio Fiasco ha spiegato che "bisogna interrompere la spirale del rifornimento del gioco, del giocatore e dello Stato. Oggi lo Stato è dipendente, soffre di addiction fiscale" e si comporta come uno spacciatore davanti a una sostanza che oramai lo domina. Tutta l'offerta di gioco è oramai programmata e progettata per creare dipendenza di massa. Altro che gioco.

Il Presidente della Regione Liguria Toti ha ricordato come la libertà di tutti è un diritto fondamentale, ma "non esiste una libertà di farsi del male". Soprattutto quando i danni ricadono su tutti: famiglie, comunità, territori. I sindaci sono preoccupati, ma non si limitano a denunciare. Il sindaco di Brescia Emilio Del Bono ha spiegato come è intervenuto su Brescia, quali effetti positivi ha portato la limitazione di orari e l'applicazione del "distanziometro" previsto dalla Legge Regionale Lombarda. Con un punto preciso, a Brescia non si scherza in fatto di sanzioni: 160mila euro di multe nell'ultimo anno. Una battaglia, quella dei sindaci No Slot, che non conosce colore, come ha ribadito il sindaco di Bergamo Giorgio Gori.

L'azzardo di massa richiede risposte complesse, soprattutto in un Paese come il nostro, sovraesposto all'offerta di gambling. Questo ha dichiarato Walter Bergamaschi, Direttore Generale all'Assessorato al Welfare della Regione Lombardia, che ha ricordato quando, lavorando alla Legge No Slot della Regione Lombardia, "visitammo SOGEI", la banca dati fiscale dello Stato. "Passammo di sala in sala e i tecnici, davanti ai loro terminali ci dicevano che per ogni apparecchio di gioco conoscevano flussi di denaro e di giocata in tempo reale. E noi pensavamo che, quelle cifre, si sarebbero trasformate in altre ricadute sulla vita concreta dei nostri cittadini sui territori". Numeri da un lato, cittadini dall'altro. Per lo Stato è questione di conti, per chi vive e pratica i territori è questione di persone. Come conciliare l'inconciliabile?

Peccato che la SOGEI e l'Agenzia dei Monopoli di Stato considerino quei dati "non disponibil"i per tutte le realtà locali che vogliono intervenire e monitorare il rispetto delle fasce orarie di accensione delle "macchinette". A ogni richiesta, in barba alla retorica degli "open data", la risposta è sempre: "non possiamo processarli". Oppure: "c'è un problema di privacy". Chi invoca il dialogo, a quanto pare, come diceva Woody Allen, "monologa benissimo".

Al momento, sono giù 8 le Regioni che hanno aderito al Manifesto, le principali: Lombardia, Piemonte, Veneto, Liguria, Emilia Romagna, Campania, Basilicata, Puglia. Altre se ne aggiungeranno nei prossimi giorni.

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