Presentato il nuovo indice

Welfare aziendale, la carica delle Pmi

9 Marzo Mar 2016 1024 09 marzo 2016

Il 45% delle piccole e medie imprese risulta attivo in almeno una delle dieci aree di welfare aziendale. Tassi più bassi in chi ha meno di cento addetti. Premiate 11 aziende innovative sul versante della conciliazione vita-lavoro, sostegno alla famiglia e pari opportunità

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Welfare Aziendale
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Il 45% delle piccole e medie imprese risulta attivo in almeno una delle dieci aree di welfare aziendale. Tassi più bassi in chi ha meno di cento addetti. Premiate 11 aziende innovative sul versante della conciliazione vita-lavoro, sostegno alla famiglia e pari opportunità

In un contesto come quello attuale, caratterizzato da profondi cambiamenti della realtà sociale, economica e culturale e la spending review che taglia risorse pubbliche, il ruolo delle aziende nell’erogazione di prestazioni di welfare è cresciuto. Il welfare aziendale è un insieme di benefit e servizi che vanno dal sostegno al reddito familiare, alle erogazioni di buoni per lo studio dei figli, dai voucher per pagare le spese mediche, alle convenzioni con società che si occupano di trasporti, fino ad arrivare ai servizi di riparazione degli impianti domestici. Una tendenza che non riguarda solo le grandi aziende. Sono sempre più numerose le piccole e medie imprese che hanno deciso di attivare piani aziendali per migliorare il benessere dei lavoratori, delle loro famiglie e delle comunità locali.

Per questa ragione la Legge di Stabilità 2016 ha ampliato gli ambiti del welfare aziendale in cui l’azienda può fruire di benefici fiscali. Lo scopo è favorire la diffusione di strumenti innovativi di protezione e promozione sociale per lungo tempo poco utilizzati nel nostro sistema imprenditoriale.

In sostanza, la possibilità di retribuire i lavoratori con i servizi mira ad aumentare la fidelizzazione e il senso di appartenenza all'azienda, la qualità del lavoro e la produttività. È questo il principio su cui poggia il Welfare Index Pmi, l’indice che valuta il livello di welfare aziendale nelle PMI italiane, con l’obiettivo di divulgare la cultura del welfare aziendale tra le piccole-medie imprese e, quindi, migliorare il benessere del Paese.

Alberto Baban, Philippe Donnet e Pier Mario Guidi

L’indice è stato al centro del primo Rapporto nazionale 2016 sul Welfare nelle piccole e medie imprese che in Italia sono 5,9 milioni e occupano 14 milioni di addetti: oltre l’80% della forza lavoro del settore privato. La ricerca, promossa da Generali Italia, con la partecipazione di Confagricoltura e Confindustria, è stata condotta da Innovation Team su un campione di 2.140 aziende attive in tutti i settori produttivi: industria, commercio e servizi e agricoltura.

“Inizia a maturare la consapevolezza che l’attenzione al benessere socio economico dei dipendenti e della comunità locale possa diventare per le piccole e medie imprese un vantaggio competitivo nella crescente competizione globale. Insomma con il welfare aziendale vincono tutti. Vincono i dipendenti, che vedono aumentare il proprio reddito reale. Vincono gli imprenditori, che ottengono un ritorno per l’azienda in termini di produttività, di capacità di attrarre talenti e di benefici fiscali”, ha detto Philippe Donnet, country manager & Ceo di Generali Italia. “Ma una risorsa anche per la pubblica amministrazione per sperimentare collaborazioni pubblico-privato nell’erogazione di prestazioni di tipo non monetario che permettono al lavoratore di vivere bene in azienda”.

Dalla ricerca è emerso che le iniziative di welfare sono più frequenti nelle aziende oltre i 100 lavoratori. Accanto ad interventi più tradizionali di gestione e sviluppo del personale sollecitate dalla normativa e dai contratti di primo livello, le imprese cominciano ad investire in attività sempre più innovative, volte non solo a rispondere a nuovi bisogni sociali, ma a un complessivo miglioramento nella qualità della vita dei lavoratori.

Secondo il presidente Piccola Industria di Confindustria, Alberto Baban, “il welfare pubblico è in crisi mentre quello privato in piena evoluzione. Fatto salvo il principio che l’impresa non può farsi carico dei problemi della società e delle carenze dei servizi pubblici, le piccole e medie imprese possono diventare i protagonisti principali della trasformazione sociale del nostro modello economico. Un patto di nuova generazione tra il dipendente e l'azienda che non può essere materia oggetto di contrattazione collettiva”.

Stando al rapporto, il 45% delle aziende intervistate risulta attivo in almeno una delle dieci aree di welfare aziendale: previdenza integrativa, salute, assicurazioni per i dipendenti e le famiglie, tutela delle pari opportunità e sostegno ai genitori, conciliazione del lavoro con le esigenze familiari, sostegno economico ai dipendenti e alle loro famiglie, formazione per i dipendenti e sostegno alla mobilità delle generazioni future, sicurezza. Mentre l’11% delle aziende è molto attivo, perché realizza iniziative in più di 6 ambiti a favore dei propri dipendenti. Per fortuna il welfare aziendale non sembra avere un impatto pesante sui costi dell’impresa. Il 35% delle imprese ha infatti dichiarato di aver potuto investire in welfare risorse consistenti perché compensate dai vantaggi fiscali.

L’indagine non ha trascurato l’agricoltura sociale che come ha sottolineato Per Mario Guidi, Presidente Confagricoltura, è da sempre un settore di punta nel panorama del welfare aziendale e della responsabilità sociale d’impresa. “Le esperienze di agricoltura sociale in Italia sono tutte accomunate dalla caratteristica di integrare nell’attività agricola una serie di servizi diretti in particolare a fasce di popolazione svantaggiate o a rischio di marginalizzazione. Tra le altre cose, il welfare aziendale migliora il rapporto tra il lavoratore e il territorio in cui vive”.

Durante l’evento sono state premiate le 11 imprese che si sono distinte per aver affiancato alle aree più classiche di welfare aziendale importanti iniziative nelle aree di conciliazione vita-lavoro e sostegno alla famiglia, oltre che delle pari opportunità. Per l’agricoltura il punteggio più alto è stato ottenuto da’Agrimad di San Demetrio Corone, La scelta di mettere la comunità al centro dell’impresa ha permesso all’azienda agricola in provincia di Cosenza di rallentare la desertificazione di un territorio ad alto tasso migratorio. Per l’industria, il primo classificato è stato il «Colorificio San Marco» a Marcon (Venezia) che ha creato una piattaforma software sviluppata ad hoc attraverso la quale i lavoratori possono scegliere i servizi d welfare più adatti alle proprie esigenze, dal fondo pensione, all’assistenza sanitata e sociale, fino ai buoni acquisti per i figli. Infine per il settore commercio e servizi, la medaglia d’oro è andata alla “Rusconi Viaggi” di Lecco. Con personale in maggioranza femminile, il tour operator specializzato in turismo religioso e culturale ha avviato iniziative di welfare che prevedono orari di lavoro più flessibili e periodi di congedo per maternità più lunghi di quelli previsti dalle leggi, per le lavoratrici.

Inoltre, sono state assegnate due menzioni speciali. La prima all’Azienda Agricola Fungar (Coriano, Rn) che ha ricevuto la menzione speciale “Valore Donna”, per l’imprenditrice Loredana Alberti, la seconda alla Cooperativa Sociale Un Fiore per la Vita Onlus (RI), che ha ricevuto la menzione speciale di “Agricoltura sociale”, per essere riuscita a riqualificare un’area abbandonata a trasformarla in un’oasi di verde nella quale i terreni sono coltivati secondo i sistemi dell’agricoltura biologica.

Giuliano Poletti

Intanto il decreto attuativo del welfare aziendale è pronto. Lo ha assicurato il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti. “Il welfare aziendale, che vuol dire partecipazione, responsabilità, è una grande scommessa, una grande forza che però richiede cambiamenti da parte di tutti, imprenditori e lavoratori. Si tratta di un sistema innovativo che probabilmente la contrattazione collettiva non è ancora in grado di affrontare”.

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