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18mila pacchi alimentari gli sfollati di Aleppo

10 Marzo Mar 2016 1159 10 marzo 2016
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Amici dei Bambini è l'unica ong italiana partner dell'Onu in Siria. Nei prossimi mesi distribuirà a 3mila sfollati ben 18mila razioni alimentari “ready to eat”.

Emergenza cibo per gli sfollati di Aleppo: Ai.Bi., Amici dei Bambini, unica ong italiana partner delle Nazioni Unite nella risposta a questa emergenza, nei prossimi mesi distribuirà a 3mila di loro ben 18mila razioni alimentari “ready to eat”.

Si tratta di pietanze pronte al consumo, un menu pensato per chi, come i profughi interni di Aleppo, non hanno nemmeno un fornello per riscaldare un bicchiere di latte. Ecco perché per loro Ai.Bi, in collaborazione con l’Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari Umanitari, avvia il nuovo intervento di Prima Emergenza nel nord della Siria: ogni giorno operatori e volontari di Amici dei Bambini, in collaborazione con Shafak (partner del progetto) distribuiranno tonno e carne in scatola, sardine, humus, datteri, acqua, vivande, frutta, dolcetti. Migliaia di sfollati non avrebbero altro da mangiare, se non foglie ed erbe raccolte per strada.

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Oltre che ad Aleppo, Ai.Bi. in Siria lavora a Idlib e Binnish, con interventi di “Seconda emergenza”: distribuzione di ceste alimentari (patate, lenticchie e riso), la realizzazione di un forno per la produzione del pane, una ludoteca sotterranea per i bambini, in cui i più piccoli possono trascorrere ore di gioco al sicuro e un'assistenza psicologica per la cura del PTSD, (post traumatic stress disorder), uno dei mali più drammatici che colpiscono i bambini in situazioni di guerra.

Tutto qeusto è ancora poco, si deve fare di più e con un impegno che duri nel tempo. Ecco perché Ai.Bi. dà il via alla Campagna di Sostegno a Distanza in Siria per la prevenzione dell’emigrazione “Io non voglio andar via” nell’ambito del progetto BAM – Bambini in Alto Mare. Sono 6,5 milioni i profughi interni alla Siria, i cosiddetti IDPS (sfollati interni ‘Internally Displaced People’), che hanno perso la casa, non hanno un posto dove dormire o un tetto sopra la testa ma che nonostante ciò vogliono rimanere in Siria: preferiscono muoversi all’interno della loro terra, da una provincia all’altra, piuttosto che sfidare il mare e sperare di arrivare sulle coste europee.

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