Fukushima Green Cross By Franck Vogel Apre]
Nucleare

Fukushima 5 anni dopo: l'allarme continua

11 Marzo Mar 2016 1731 11 marzo 2016
  • ...

L'ong Green Cross ha fatto delle indagine che rivelano livelli di radioattività 35 volte superiori alla norma e si appella alle autorità per estendere il raggio di evacuazione dalla centrale nucleare. Greenpeace fa un parallelo con Chernobyl

Sono passati cinque anni dal disastro di Fukushima. Era l’11 marzo del 2011 quando un devastante terremoto/maremoto e un tsunami colpirono la costa giapponese e in particolare portarono agli incidenti della centrale nucleare di Fukushima. Dopo un lustro la città di Tomioka è abbandonata e il livello delle radiazionie e molto al di sopra dei limiti consentiti. Le ultime rillevazione parlano di 4,01 microSievert/ora. Il pericolo di esposizione alle radiazioni è ancora molto alto anche in diverse zone circostanti. A descrivere la situazione sono gli esperti di della ong ambientalista Green Cross che hanno effettuato una serie di campionamenti nella prefettura di Fukushima per valutare gli attuali rischi per l’uomo e l’ambiente.
Il fisico nucleare Stephan Robinson, direttore dei programmi acqua e disarmo di Green Cross Svizzera, osserva che «a Tomioka le radiazioni sono 35 volte superiori rispetto alla massima dose annua fissata dalle Raccomandazioni della Commissione Internazionale per la Protezione Radiologica. Ma anche al di fuori di quest’area, ad esempio a Koriyama, i parametri risultano fino a 20 volte più alti della soglia». Robinson afferma, infatti che a «Koriyama è stato registrato un livello di 3 microSievert/ora, equivalente a una dose annua di 26 milliSievert. Inoltre, l’analisi dei campioni di terreno indica un massiccio superamento dei valori limite di radiazioni alfa e beta, particolarmente pericolose quando penetrano nell’organismo attraverso gli alimenti».

La città di Koriyama rientra in una delle due fasce di contaminazione radioattiva che dalla centrale di Fukushima si estendono per 225 chilometri a sud verso Tokyo e a sud-ovest. Qui i valori degli isotopi radioattivi rilevati dai campionamenti di Green Cross (radio 226, torio 232, cesio 137 e stronzio 90) superano di quattro volte il limite massimo, sebbene gli hotspot presentino una distribuzione irregolare, quasi a macchia di leopardo. Per gli abitanti ci sono rischi per la salute a lungo termine, come l’insorgenza di tumori e anomalie genetiche. La popolazione non solo è soggetta a un’esposizione alle radiazioni costante e non occasionale, ma la situazione è anche acuita dalla contaminazione dei prodotti alimentari.

Qui e in apertura foto di Franck Vogel da Fukushima

Green Cross lancia l’allarme perché nel programma del governo giapponese per il prossimo anno c’è la revoca del provvedimento di sgombero dalle aree contaminate, decisione che nel 2018 bloccherà i risarcimenti che la compagnia elettrica Tepco, gestore della centrale nucleare di Fukushima, è obbligata a corrispondere ai 50mila evacuati, e che avrà l’effetto di far tornare i cittadini in zone con livelli di radiazioni altissimi.
Una cosa inaccettabile per Valerio Rossi Albertini, ricercatore del Cnr e membro del comitato scientifico di Green Cross «perché bisogna almeno lasciare ai cittadini la possibilità di decidere. Togliere l’indennizzo costringe di fatto molte famiglie indigenti a tornare in un ambiente pericoloso e nocivo, reso tale dalla colpevole leggerezza dei vertici della Tepco. Tanto più che, ad aggravare la situazione, concorre anche l’acqua di raffreddamento radioattiva rilasciata a più riprese dalla centrale di Fukushima nell’ambiente circostante».

«Una delle soluzioni che i tecnici giapponesi vogliono sperimentare è molto ardita ma di dubbia efficacia: costruire un muro di ghiaccio che dovrebbe impedire alle acque di falda che scendono dalle alture circostanti di mescolarsi con quelle contaminate», racconta Rossi Albertini. «Tuttavia, bene che vada l’impresa, saranno necessari decenni per decontaminare l’area e vaste zone resteranno malsane per la popolazione ancora per molto, moltissimo tempo».

Per il presidente di Green Cross Italia Elio Pacilio Fukushima è la conferma che è necessario abbandonare i programmi di espansione nucleare sia in Giappone che altrove e intraprendere strade più sicure per l’uomo e per l’ambiente. «Il governo Giapponese deve proteggere quei 32 milioni di cittadini che oggi sono esposti alle ricadute radioattive derivanti dall’incidente» conclude Pacilio. «È ingiusto far pressioni per il rientro nelle abitazioni, anzi è necessario estendere l’ordine di evacuazione, e i relativi indennizzi, anche alle famiglie che vivono negli altri territori interessati dagli effetti della contaminazione».

Greenpeace fa un parallelo tra Fukushima e Cernobyl, Entrambi i disastri continuano ad avere un impatto sulla vita quotidiana di milioni di persone, come emerge da “L’eredità nucleare di Fukushima e Cernobyl”, una ricerca di Greenpeace condotta in Giappone, Ucraina e Russia.

Dal rapporto di Greenpeace emerge che i governi stanno riducendo le misure di protezione dalla radioattività sia in Giappone che nei Paesi contaminati dal disastro di Cernobyl. Il monitoraggio ambientale e alimentare è stato tagliato nel secondo caso, mentre a Fukushima il governo vuole che la maggioranza della popolazione evacuata faccia rientro a casa nel 2017 anche se le aree sono ancora contaminate. Greenpeace chiede ai governi di continuare a fornire il dovuto sostegno economico ai sopravvissuti di Cernobyl e Fukushima.

Molti effetti negativi sulla salute sono stati osservati nelle comunità colpite da Cernobyl e da Fukushima e il monitoraggio della radioattività nei boschi ha mostrato un rischio elevato per la popolazione.

Trent’anni dopo Cernobyl circa cinque milioni di persone vivono in aree contaminate, nelle quali il tasso di mortalità è molto più alto della norma, il tasso di natalità è notevolmente più basso, l’incidenza di tumori è aumentata e il manifestarsi di malattie mentali è molto diffuso. A Fukushima, è stata registrata una crescita nell’incidenza di tumori alla tiroide tra i bambini, che non può essere pienamente giustificata dall’aumento dei controlli, e quasi un terzo delle madri che vivevano vicino ai reattori danneggiati ha mostrato sintomi di depressione.

Contenuti correlati