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10 miti da sfatare sulle migrazioni

17 Marzo Mar 2016 1808 17 marzo 2016
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Dalla convinzione che lo sviluppo possa fermare l’ondata migratoria a quella che l’Europa non possa più accettare migranti, ecco i 10 miti da sfatare delineati dal rapporto di Concord Europe, il network che riunisce le principali organizzazioni internazionali per lo sviluppo e l’emergenza

In attesa degli esiti del Consiglio Europeo, previsto per il 17 e 18 marzo a Bruxelles, il network che riunisce le principali organizzazioni internazionali per lo sviluppo e l’emergenza, Concord Europe ha stilato la classifica dei luoghi comuni più diffusi sulle migrazioni, ecco quali sono.

1: Più sviluppo porterà ad una diminuzione del numero dei migranti

Il rapporto di Concord Europe ha ricordato come doversi studi abbiano dimostrato come le persone più povere non siano in realtà quelle più propense ad emigrare. Anzi, chi si trova ad affrontare più difficoltà economiche, molto spesso non ha mezzi per muoversi e, secondo Concord Europe, nel breve e medio termine, lo sviluppo sociale ed economico tende a stimolare la migrazione internazionale, invece di ridurla.

2: La migrazione irregolare verso l'Europa può essere ridotta attraverso gli aiuti allo sviluppo e la cooperazione

L'obiettivo principale degli aiuti allo sviluppo è quello di ridurre ed eventualmente eliminare la povertà. Tuttavia, rendere la riduzione dell’immigrazione irregolare un obiettivo primario degli aiuti allo sviluppo implica scegliere i Paesi a cui destinare gli aiuti, non in base alle loro esigenze di sviluppo, ma bensì in base alla quantità di migranti irregolari che oltrepassano i nostri confini.
Seguendo questa logica, sia Haiti che la Cambogia si ritroverebbero a ricevere solo briciole, nonostante il fatto che siano tra i paesi meno sviluppati al mondo, perché la loro presenza nelle statistiche sulla migrazione irregolare di Frontex è minima.

3: La maggior parte delle migrazioni avviene dai paesi in via di sviluppo verso i paesi sviluppati

Al giorno d’oggi, ci sono circa 232 milioni di migranti internazionali in tutto il mondo. Questo equivale al 3% della popolazione mondiale.
Le statistiche dimostrano però che la maggior parte dei movimenti migratori internazionali hanno luogo tra i paesi in via di sviluppo: solo 1/3 dei flussi migratori internazionali si svolgono dal Sud del mondo verso il Nord.

4: La migrazione ostacola lo sviluppo dei paesi di origine

Le statistiche dimostrano che i migranti contribuiscono in modo significativo allo sviluppo sia dei propri Paesi di origine che di quelli in cui si stabiliscono, attraverso il trasferimento di competenze, denaro, valori, e tecnologie.
Nel 2015, i migranti hanno inviato oltre 440 miliardi di dollari alle proprie famiglie e agli amici rimasti a casa.

5: La migrazione beneficia solo gli individui che emigrano, e non i loro paesi, o le loro comunità, di origine

Secondo la Banca Mondiale, nel 2014 le rimesse hanno raggiunto i 530 miliardi di euro, rappresentando così più del doppio delle risorse stanziate per gli aiuti allo sviluppo.

6: I paesi di destinazione non beneficiano dei fenomeni migratori

Si sente spesso dire che i migranti sono un costo sociale. In realtà, 2/3 dei migranti internazionali sono lavoratori, 11.5 milioni sono impiegati come collaboratori domestici e, secondo l'OCSE, i migranti rappresentano il 70% dell'aumento della forza lavoro in Europa nel corso degli ultimi 10 anni. Non solo, ma i migranti contribuiscono più in tasse e contributi sociali rispetto a quanto non ricevano in welfare sociale.

7: In un'economia globale sempre più competitiva, l'Europa dovrebbe accettare solo i migranti altamente qualificati

Nella maggior parte dei Paesi europei, i migranti hanno supplito alla carenza di manodopera in diversi settori nei quali i locali non erano più interessati a lavorare. Secondo il rapporto di Concord, in Europa, le occupazioni che richiedono meno qualifiche rappresentano gran parte del mercato del lavoro e in Italia arrivano addirittura al 40%.

8: L’influsso degli immigrati mina l'identità ed i valori europei, e implica un’inevitabile scontro tra culture diverse

La storia ci ricorda che la migrazione è una parte fondamentale della civiltà umana. Il nostro alfabeto proviene dal Medio Oriente. La nostra numerazione è basata sul sistema numerico indo-arabo. La cultura è in continua evoluzione e, in Europa, esiste una pluralità di culture che sono state sviluppate proprio grazie all’incontro tra popoli diversi. Chi dice che la nostra cultura dovrebbe rimanere cristallizzata nel tempo?

9 : L'UE si trova di fronte ad “un’ invasione di migranti” a causa delle sue “permissive” politiche di accoglienza

In realtà è spesso estremamente difficile per gli immigrati extracomunitari accedere ai servizi di sostegno nei paesi di destinazione. L'accesso al welfare è spesso soggetto a regole molto severe, e mentre la maggior parte dei migranti irregolari lavora, e paga i contributi fiscali e previdenziali, spesso non godono nemmeno dei diritti ad essi collegati. In Francia ad esempio, per ottenere il diritto all’assegno di disoccupazione, bisogna avere ottenuto la residenza e il permesso di lavoro da oltre 5 anni.

10: L'Europa non può accettare altri migranti

La ricerca afferma che 1 milione di rifugiati e migranti rappresentano 1 rifugiato/migrante per ogni 1000 abitanti dell'Unione Europea. In Germania e Svezia - i paesi verso la quale si stanno dirigendo la maggior parte dei migranti - la percentuale rimane a molto meno dell' 1% della popolazione nazionale. Solo il 6 % dei 4 milioni di siriani in fuga dalla guerra hanno cercato rifugio in Europa: 1,1 milioni sono attualmente in Libano, e 2.5 milioni si trovano in Turchia.

Photo by Matt Cardy/Getty Images

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