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Migranti

L’Europa e l’ennesimo tentativo di guardare in faccia i profughi

17 Marzo Mar 2016 1155 17 marzo 2016
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Il Consiglio europeo sta cercando un accordo con il governo Turco sulla base di un programma di scambio: per ogni persona respinta in Turchia, sarà ammesso un richiedente asilo che sta aspettando il suo turno nei campi profughi. Ma si tratta di un approccio inaccettabile

Il Consiglio europeo in corso tratterà per l’ennesima volta la questione migratoria e in particolare il possibile accordo con la Turchia. La piattaforma CONCORD Italia ha inviato una lettera al premier Renzi nella quale esprime particolare preoccupazione per la perdurante incapacità dell’Unione Europea e degli Stati membri di accordarsi e realizzare una politica migratoria umana ed efficace. Questa situazione è frutto di una crisi di solidarietà, di una globalizzazione dell’indifferenza e della crescita di governi e partiti xenofobi che dividono l’Europa. Se è impossibile formare una coalizione unita, costituita da 28 governi lungimiranti e responsabili verso i bisogni di sicurezza umana dei migranti e delle popolazioni che soffrono i conflitti, è possibile usare lo strumento della cooperazione rafforzata tra un gruppo di paesi membri che scelga di fondare la politica sui valori e i principi costitutivi dell’Europa.

Il Consiglio europeo discuterà un accordo con il governo Turco sulla base di un programma di scambio: per ogni persona entrata irregolarmente in Grecia e che sarà respinta in Turchia, sarà ammesso un richiedente asilo che sta aspettando il suo turno nei campi profughi (impegno poco credibile visto che il ricollocamento già non funziona tra gli stati membri). Questo per contenere i flussi in Turchia, riducendo la pressione sulla Grecia e rafforzando le frontiere esterne così da salvare l’accordo di Shengen.

L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati ha giustamente osservato che questo approccio è in conflitto con la convenzione sui rifugiati del 1951 che garantisce a ogni richiedente asilo il diritto di essere assistito, la possibilità di ricorrere in appello se respinto e, soprattutto, di chiedere accoglienza in un paese che garantisce i diritti umani. CONCORD Italia crede che sia inaccettabile mettere in pericolo il sistema di protezione previsto da accordi internazionali ed europei. Ognuno, chiedendo asilo, ha il diritto di essere ascoltato come individuo e nessuno può essere respinto in gruppo. E come ribadito più volte è necessario superare il regolamento di Dublino, cancellando la regola del primo paese di arrivo, e promuovere un meccanismo di riconoscimento reciproco dello status di rifugiato tra i paesi membri, per la creazione di un sistema comune di asilo.

I leader europei rischiano di ignorare l’allarmante involuzione anti democratica del governo Turco. L’Europa guarda dall’altra parte, mentre il governo turco attacca, limita in modo grave le libertà interne, reprime l’opposizione e bombarda le popolazioni curde in Siria. L’UE deve interrompere l’esternalizzazione della gestione dei flussi migratori (meccanismo che provoca più insicurezza umana, instabilità e maggiori bisogni umanitari lungo le rotte), e rivedere il riconoscimento dei cosiddetti “paesi sicuri” così come le fattispecie dello status di rifugiato.

L’eventuale accordo invece di risolvere la situazione aumenterà il rischio della vita per i rifugiati e nuovi affari per i trafficanti. Probabilmente si aprirà una nuova rotta via mare tra l’Albania e l’Italia, e si rafforzeranno quelle già esistenti tra il Nord Africa, Lampedusa e la Spagna. Occorre perciò porre fine alla costruzione di muri e barriere intorno alla Grecia e nei Balcani, e sostenere operazioni di ricerca e soccorso con mezzi e navi di organizzazioni della società civile, evitando coinvolgimenti impropri delle forze NATO. Maggiori canali di ingresso regolare e la creazione di corridoi umanitari per quelle famiglie di richiedenti asilo particolarmente vulnerabili, come è stato fatto da alcune organizzazioni della società civile in accordo con il governo italiano, sono possibili e ampliabili.

Infine per affrontare le cause profonde dei flussi migratori sono necessarie più risorse con un maggiore coinvolgimento della società civile, per assicurare il rispetto dei diritti umani e l’inclusione sociale ed economica.

Andrea Stocchiero, policy officer Focsiv e coordinatore gruppo migrazioni di Concord Italia

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