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Bruxelles

«È un attacco frontale all’Europa. Ora Schengen è a rischio»

22 Marzo Mar 2016 1207 22 marzo 2016
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Parla Manlio d’Agostino, professore di Criminalità Economica, esperto e analista di intelligence finanziaria. «Gli obiettivi hanno un fortissimo valore politico. All’aeroporto si colpisce il rapporto tra Ue e Usa, in metro direttamente le istituzioni europee»

Mentre si sta ancora facendo il conto delle vittime gli attentati di Bruxelles segnano un salto in avanti qualitativo nella strategia dello Stato Islamico. All’indomani dell’arresto dell’unico terrorista superstite degli attacchi a Parigi, Salah Abdeslam, in un attacco organizzato e pianificato sono stati colpiti l’aeroporto e la metropolitana. Un colpo durissimo alla sicurezza europea che rischia di mettere in dubbio Schengen e le basi stesse dell'Unione. Secondo Manlio d’Agostino, professore di Criminalità Economica, esperto e analista di intelligence finanziaria qualcosa che va oltre le azioni cui eravamo abituati.

Com’è possibile che nel momento di massima allerta, dopo l’arresto di Abdeslam le autorità belghe si siano trovate così impreparate?
Forse perché è stato preso uno dei tanti. Questa è una risposta. E a me viene un dubbio

Quale?
È stato preso uno che era già visto male dai suoi perché non ha voluto farsi saltare in aria. Dovremmo però chiederci perché non ha voluto farsi saltare? Perché ha avuto una crisi di coscienza e di paura? Oppure era una strategia ben costruita e ben definita? Secondo me la risposta giusta è la seconda. Anche perché lo hanno trovato in compagnia di soggetti della medesima organizzazione. Se avessero voluto, lo possiamo dare per certo, lo avrebbero eliminato.

Quindi si è sottovalutata la questione?
Da professionista dico che la tensione si è abbassata proprio nel momento in cui hanno arrestato Salah. Questo perché tutti pensavano che fosse solo. La cosa che è trapelata era che aveva paura di essere ucciso in quanto traditore. È stata fatta una valutazione non appropriata, prendendo per buone tutte le sue affermazione.

Siamo difronte ad una nuova Parigi?
Bisogna vedere l’evoluzione delle indagini e cosa si scoprirà. Ma se guardiamo bene la differenza tra Parigi e Bruxelles è la semplicità. Hanno colpito luoghi nevralgici, per altro appena prima di Pasqua. Hanno colpito il check-in di una compagnia americana e la metro proprio sotto la Commissione Europea. Un attacco enorme soprattutto dal punto di vista simbolico, se si pensa che da una parte c’è un messaggio chiaro sul rapporto tra Stati Uniti ed Europa e dall’altra che è avvenuto mentre si parla di migranti e rapporti con la Turchia. Prima ci avevano fatto capire che potevano colpirci ovunque, anche al bar. Ora ci stanno dicendo che sanno fare vero terrorismo.

Quello che risulta chiaro è che la sicurezza europea sta dimostrando falle enormi…
La questione è semplice: la sicurezza comporta limitazioni di libertà. O entriamo in un’ottica di stato di polizia, altrimenti dobbiamo assumerci un minimo rischio. L’obbiettivo del terrore è togliere proprio questa libertà minima. Con questo attacco ci sono riusciti.

In che senso?
A me sembra che la prima reazione sarà sulle frontiere. Le barriere da oggi verranno alzate in maniera poderosa. Schengen per qualche mese ce lo scorderemo. I paesi chiuderanno le frontiere e cominceranno a fare controlli a tappeto. È per questo che questo attacco è un messaggio forte anche politico.

Quello che oggi sembra mancare all’Europa è una strategia comune…
La strategia comune ci deve essere. Ci sono Interpol ed Europol che si stanno muovendo in questo senso. È chiaro poi che ogni Paese cerca di mantenere la propria autonomia. Esiste un coordinamento insomma, poi l’operatività dipende da ciascuno.

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