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Fotografia

Il Burkina Faso in mostra a Milano

22 Marzo Mar 2016 1726 22 marzo 2016
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Una mostra fotografica, “Deo Gratias”, per raccontare i progetti di cooperazione che Coop Lombardia sostiene da oltre 25 anni in Burkina Faso

Sarà inaugurata domani alle 18, allo spazio Garibaldi, in via Beltrami 1 (Largo Cairoli), la mostra fotografica “Deo Gratias” sostenuta da Coop Lombardia. Rimarrà aperta fino al 10 aprile. E sarà possibile visitarla tutti i giorni, dalle 10.00 alle 20.00, l’ingresso è gratuito. Il lavoro fotografico è nato per raccontare i progetti di cooperazione che la Coop Lombardia sostiene da oltre 25 in Burkina Faso. «Tutto nasce per caso nel 1990», racconta Alfredo De Bellis, direttore delle politiche sociali di Coop Lombardia. «Grazie a un incontro fortunato tra uno studente burkinabè, la Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Milano e la nostra cooperativa. Il primo progetto è di agro-ecologia e il motto è produrre senza distruggere. Bisognava trovare il modo di contrastare l’avanzamento del deserto e far dialogare due culture diverse, perfezionando la tecnica, ma tenendo ben presente quelle che erano le conoscenze, le idee e i metodi di lavoro tradizionali. E da allora, in collaborazione con i gruppi di villaggio, sono stati avviati moltissimi progetti che dall’agricoltura si sono estesi anche ad altri ambiti e che coinvolgono soprattutto le donne. Non a caso nel 2001 si è affiancata a Coop Lombardia anche l’associazione Donne per le Donne che segue una serie di progetti tutti al femminile perché è proprio intorno a queste figure che ruota l’economia familiare».

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Domani all’inaugurazione insieme ad Alfredo De Bellis saranno presenti anche Daniela Faiferri – presidente associazione Donne per le Donne; Roberto Mutti – giornalista La Repubblica, critico fotografico; e Silvia Amodio, autrice delle foto.
«Deo Gratias», spiega Silvia Amodio, «letteralmente nella lingua latina significa grazie a Dio. Il nome è stato preso in prestito da quello dello studio fotografico che Bruce Vanderpuije ha aperto in Ghana nel 1922. Quando va bene in Burkina si mangia una sola volta al giorno. Questa espressione riassume lo spirito delle persone che vivono in un paese così povero dove non resta che affidare il proprio destino al Signore. Sono andata in Burkina Faso per seguire un progetto di cooperazione sostenuto da Coop Lombardia in collaborazione con l’associazione Donne per le Donne. Si dice che le donne siano la spina dorsale dell’Africa. Sono loro che si fanno carico dei compiti più pesanti, coltivare il terreno, andare a prendere l’acqua al pozzo distante anche molti chilometri, occuparsi delle faccende domestiche e crescere i bambini, che sono però considerati una proprietà del marito. Nei villaggi le donne hanno una vita più dura rispetto a quelle che vivono in città e sono più dipendenti dal marito. Il Burkina è il terzo paese più povero al mondo e quello con il più alto tasso di analfabetismo. La desertificazione avanza rubando terreno alle attività agricole. I bambini muoiono di malaria, dissenteria, polmonite, Aids, e l’aspettativa di vita non supera i 50 anni. Eppure qui si respira aria di cultura e di tradizioni, il paese accoglie un importante festival internazionale del cinema, compagnie teatrali, e importanti eventi musicali. È un paese dove la poligamia è molto diffusa e dove musulmani, cristiani e animisti convivono in pace. Un paese fondamentalmente tranquillo, almeno per come l’ho vissuto io. Ho voluto raccontare questo luogo attraverso il ritratto, spostarmi dai cliché africani di bambini con gli occhi liquidi e i pancini gonfi per concentrarmi sul singolo individuo. A un occhio attento e sensibile alcuni particolari rivelano molte informazioni: la religione, la classe sociale, la professione, una passione. Guardando le fotografie mi è stato chiesto molte volte se avevo vestito o pettinato le persone prima di ritrarle, tanto apparivano belle e in posa in questi immagini.
 Invece no, ho lavorato improvvisando un set al mercato, nelle strade, in luoghi affollati portandomi dietro un semplice telo che ho usato come sfondo per estrapolare dal contesto le persone. Chi voleva posava per me».

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