Adozioni Cina Kevin Frayer:Getty Images
Adozioni internazionali

In aprile la CAI pubblicherà i dati sul 2014 e 2015

22 Marzo Mar 2016 1122 22 marzo 2016
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In arrivo i report statistici per il 2014 (mai pubblicato) e il 2015. Lo ha annunciato la presidente Silvia Della Monica in un'intervista a Controradio, in cui è tornata a parlare della vicenda Congo e ad denunciare resistenze alla sua «linea di assoluta legalità».

Sono finalmente in arrivo i dati relativi alle adozioni internazionali in Italia negli anni 2014 e 2015. Lo ha annunciato ieri la presidente della Commissione Adozioni Internazionali, Silvia Della Monica, in un’intervista rilasciata alla fiorentina Controradio. La pubblicazione dei due report statistici avverrà «in aprile». I dati faranno un «esame della situazione per singoli Paesi, in maniera che abbia una utilità». Sono i report che mancano da due anni, per cui nelle scorse settimane è stato lanciato su twitter anche l’hashtag #fuoriidati e di cui anche all'estero è stata segnalata la mancanza: la presidente ha affermato però che non vi sia «obbligo di pubblicità» di questi dati da parte della CAI, che servono alla Commissione per orientare le proprie politiche e ha ribadito come «non è la quantità ma la qualità delle adozioni che ci deve interessare». Di pubblicazione - seppur non di obbligo - parla però espressamente l’articolo 7 comma 2 del DPR 108/2007, con il regolamento di riordino della CAI: «La Commissione, per la pubblicazione in forma anonima di dati statistici relativi alle adozioni internazionali e di informazioni sulla propria attività, si avvale del Centro nazionale di documentazione e analisi per l'infanzia». Quello della mancata pubblicazione dei dati sarebbe secondo la Della Monica «un falso problema», che fa parte della «scriteriata campagna mediatica» in atto, campagna «che fa male al mondo adozioni». E ha aggiunto come i dati, avendo le adozioni una “gestazione” media di tre anni e mezzo, si riferiscono a pratiche avviate nel 2010/2012: i dati quindi «toccano pochissimo l’attività di questa Commissione», insediatasi nel 2014.

Nell’intervista la presidente ha ripercorso le tappe della vicenda legata alla moratoria delle adozioni da parte della Repubblica Democratica del Congo, che ha tenuto fermi per più di due anni 1.500, forse 1.700 bambini attesi da famiglie di moltissimi Paesi del mondo. Della Monica rivendica un ruolo importante dell’Italia nella vicenda: «pur in pendenza di una moratoria, giustificata dalla necessità di rendere più trasparente la loro legislazione, assolutamente indispensabile perché intorno ai bambini non ci possono essere guadagni, lucri», «noi abbiamo convinto» le autorità del Congo «a costituire una commissione interministeriale che ha esaminato e sta tuttora esaminando i fascicoli delle adozioni di tutte le coppie straniere». E conferma, come già aveva fatto settimana scorsa in un’altra intervista radio, che per le coppie italiane la vicenda Congo è risolta, dal momento che questo esame «ha consentito di avere lo sblocco di tutte le procedure italiane, quindi tutti i bambini italiani – anche se italiani diventeranno quando arriveranno in Italia e sarà trascritta la loro sentenza – potranno davvero raggiungere le famiglie che li aspettano». Punti, entrambi, che paiono replicare direttamente al comunicato del sottosegretario Amendola, che settimana scorsa aveva rivendicato «il lavoro svolto dall'Ambasciata d'Italia a Kinshasa» e parlato di «un numero molto limitato di piccoli che si auspica possano essere rapidamente sbloccati e per i quali l'Ambasciata d'Italia a Kinshasa è in contatto con le autorità congolesi».

La presidente è tornata ad adombrare opacità nel sistema italiano delle adozioni, come aveva già fatto nelle settimane scorse dagli stessi microfoni. «Forse c’era qualcuno che non aveva interesse che il Congo si sbloccasse effettivamente», ha detto la Della Monica. Gli «attacchi sono collegati al tipo di linea che questa Commissione ha inteso abbracciare: una linea di assoluta legalità […]. Forse questo non è stato gradito da qualche ente che non a caso è anche sotto inchiesta». E in diversi passaggi ha ribadito con forza l’architettura delle adozioni internazionali: «il Governo è al centro della vicenda adozioni internazionali, come funzione pubblica essenziale», «gli enti sono il braccio armato della Commissione per l’operatività nei Paesi stranieri ma agiscono sotto il controllo e la vigilanza della Commissione e devono andare in sintonia con la Commissione, anche in una linea di trasparenza e legalità». Gli enti rappresentano «il braccio armato del Governo, deve allinearsi necessariamente alle direttive che il Governo dà, attraverso una autorizzazione che il Governo dà e che può essere revocata». Quanto alla richiesta di confronto sollevata sulla stampa da alcuni enti, Della Monica ha risposto con durezza che «non potrà mai verificarsi che la CAI si possa confrontare con il suo controllato in qualche trasmissione, che giudice e imputato vengano chiamati contemporaneamente nella stesa sede».

Foto Kevin Frayer per Getty Images, Cina

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