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Migranti

Tra gli scaffali delle biblioteche nessuno si sente straniero

28 Marzo Mar 2016 1116 28 marzo 2016
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Quattro semplici esperienze che dimostrano come siano diventate negli ultimi anni luoghi di incontro e integrazione. Le racconta Antonella Agnoli, la più grande conoscitrice di biblioteche in Italia. «E sempre più lo saranno se riusciranno ad entrare nel tempo libero delle persone».

Dice Antonella Agnoli, la più grande conoscitrice di biblioteche in Italia, che sempre più le biblioteche stanno diventando delle piazze di tutti. Luoghi di integrazione, grandi piazze democratiche. E sempre più lo saranno se riusciranno ad entrare nel tempo libero delle persone. Ad esempio imponendosi di restare aperte la domenica pomeriggio. Ma che le biblioteche siano diventate negli ultimi anni luoghi di incontro e integrazione lo dimostrano queste semplici esperienze.

Il libro più letto? Sorpresa...

Alla Biblioteca Bovisa Dergano di Milano il volume più richiesto per molto tempo è stato il dizionario di arabo. A Rozzano, alle porte di Milano, si sono in- ventati l’idea di chiedere agli utenti stranieri di portare un libro da casa ogni volta che tornavano al Paese d’origine. Una biblioteca multiculturale è fatta anche di questi piccoli escamotage... Racconta uno dei responsabili: «La biblioteca non è solo un posto che accoglie, ma è un posto dove tu puoi riconoscere la tua identità, come cittadino di un altro Paese, co- me migrante».

Il bibliotecario si fa babysitter...

Sempre a Rozzano con i fondi di un bando di fondazione Cariplo sono stati organizzati corsi di lingua in italiano per mamme albanesi, bulgare, filippine, equadoregne, brasiliane che vivono nel Comune. Un corso rivolto a loro perché mentre gli uomini quando vanno a lavoro hanno più possibilità di imparare a parlare l’italiano, le donne invece stanno a casa con i bambini. Ma chi ha badato ai bambini durante il corso d’italiano? I bibliotecari che nelle ore di lezione si sono trasformati in veri e propri babysitter... A Torino, alla Biblioteca Civica Primo Levi invece hanno lanciato un corso base di lingua e cultura cinese, perché, non è detto che debbano essere sempre e solo gli altri ad imparare... E tutti i sabati mattina sempre alla Primo Levi si tiene un percorso di sostegno scolastico in lingua araba “Lingue e culture in movimento” che dura tutto il giorno.

Se a volte c’è un po’ di soggezione

La biblioteca può anche intimidire... Così a Piave Emanuele, comune di 15mila abitanti in provincia di Milano, è venuta l’idea di aprire all’interno della struttura uno sportello immigrazione per aiutare le persone a risolvere i problemi burocratici. Così, dentro, ci devo- no entrare per forza. Sempre grazie a dei fondi di Cariplo, due biblioteche milanesi, la Gallarate e la Tibaldi, hanno ristrutturato il desk all’ingresso. Per un periodo sono state allargate le postazioni, ben due in più per operatori stranieri, in modo che, chi era alla prime armi con la lingua italiana, non avrebbe avuto problemi a chiedere le informazione di cui aveva bisogno.

Gli scaffali di Babele

Le biblioteche di Roma hanno un portale intero dedicato tutto agli immigrati, una vera guida all’intercultura. E poi corsi per le 24 comunità di migranti che abitano la città. Bulgari, polacchi, russi, cinesi, filippini, giapponesi, coreani, iracheni... Ma anche corsi in lingua araba, hindi, turco, cinese, persiano, armeno... per gli italiani. In più è nato il progetto “Biblioteche in lingua” dove i volumi in lingua straniera poco alla volta aumentano.

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