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Azzardo & pubblicità: il gergo dell'inautentico

30 Marzo Mar 2016 0900 30 marzo 2016
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Ciò che stiamo vivendo, osservava negli anni '90 il filosofo francese Jean Baudrillard, è l'assorbimento di tutti i linguaggi culturali nel gergo della pubblicità. L'era del "messaggio zero" era appena cominciata. Contribuendo alla diffusione dell'azzardo di massa, la pubblicità ha fatto oggi un ulteriore passaggio, declinando il nostro rapporto col mondo in termini ancora più illusori: ha fatto credere al 99% degli apocalittici di essere parte dell'1% dei privilegiatissimi integrati

RIcatto tautologico e pubblicitario: "Il 100% di quelli che hanno vinto al Lotto hanno tentato la fortuna!". Slogan che le persone hanno reinterpretato in senso inverso, nell'ordine dei loro desideri: "Il 100% di quelli che hanno tentato la fortuna hanno vinto!".

Interrogata su questa pubblicità, la gente ha detto comunque che era un po' troppo, senza dubbio per analogia con le elezioni. Vincere le elezioni col 100% sarebbe un risultato quanto meno sospetto. Ma lo stratagemma è chiaro.

Se per convincere la gente dite: "Se volete vincere, bisogna tentare la fortuna", allora avete già perso.

Ogni proposizione logica e condizionale non ha alcuna chance. Per contro, invertendo l'ordine dell'enunciato, divenuto incondizionale (vincere = tentare la fortuna) create una sorta di dimostrazione circolare in cui il desiderio si riversa tanto più volentieri quanto più quella dimostrazione è priva di senso. La tautologia in quanto espressione più volgare della logica è sempre l'argomento più forte. La retorica pubblicitaria ha un'essenza tautologica.

Nota al testo

Nella logica formale, il termine tautologia (dal greco "tauto": stesso) qualifica negativamente ogni proposizione che, anziché definire o fornire una spiegazione, non faccia che ripetere un assunto di partenza. La pubblicità fa spesso ricorso alla tautologia nelle sue pratiche di persuasione. Ecco cosa scriveva il filosofo francese Jean Baudrillard (1929-2007) a proposito di una pubblicità degli anni Novanta. Rilanciamo le sue riflessioni, più attuali che mai. Il breve testo che presentiamo è tratto dai taccuini dell'Autore.

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