L'iter

Riforma Terzo settore, in Aula alla Camera a maggio

31 Marzo Mar 2016 1233 31 marzo 2016

Lo annuncia a Vita.it il sottosegretario al Welfare Luigi Bobba. Il provvedimento dovrà comunque tornare in commissione Affari sociali a Montecitorio, «ma non mi aspetto sorprese, dovrebbe essere un passaggio formale». L'intervista

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Com Ed Bobba MG 9058
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Lo annuncia a Vita.it il sottosegretario al Welfare Luigi Bobba. Il provvedimento dovrà comunque tornare in commissione Affari sociali a Montecitorio, «ma non mi aspetto sorprese, dovrebbe essere un passaggio formale». L'intervista

«La Camera dei deputati ha appena calendarizzato per maggio la discussione in Aula della Riforma del Terzo settore». Ad annunciarlo a Vita.it è il sottosegretario al Welfare Luigi Bobba, che ieri ha assistito all’approvazione del testo a palazzo Madama in seconda lettura. La delega (qui il testo non ufficiale divulgato dal sito quinonprofit) ora dovrà comunque ripassare al vaglio della Commissione affari sociali di Montecitorio da dove era partita la navetta. I deputati non potranno toccare l’intero testo, ma solo le parti modificate dal Senato.

Bobba, lo faranno?
L’accordo fra il Governo e i due relatori di Camera e Senato, Donata Lenzi e Stefano Lepri, prevedeva di condividere gli emendamenti al Senato in modo che il passaggio alla Camera sia sostanzialmente una formalità. Non ho ragioni di pensare che le cose vadano diversamente.

Soddisfatto del testo uscito dal Senato?
Mi sembra che sia un testo che recepisce gli obiettivi che ci siamo dati. In primis fornisce una carta di identità al Terzo settore, che non a caso fino ad oggi veniva chiamato “il cosiddetto terzo settore”. Con questa norma il non profit acquisisce un riconoscimento pubblico che prima non aveva. Abbiamo poi di fatto istituito un codice, il registro unico e il consiglio nazionale del Terzo settore. Inoltre abbiamo incardinato presso il ministero del Welfare le competenze sui controlli oltre a valorizzare le funzioni di autocontrollo da parte delle reti di secondo livello e dei centri di servizio al volontariato. Poi naturalmente ci sono la nuova impresa sociale, il servizio civile universale e la Fondazione Italia Sociale di cui si è molto dibattute nell’ultima fase dell’iter.

Torniamo per un attimo ai centri di servizio di cui forse si è parlato meno. Come cambiano?
La promozione dei Csv sarà una facoltà di tutti gli enti associativi, quelli del libro I del codice civile per intenderci. A livello di governance le organizzazioni di volontariato manterrano una sorta di “golden share”, mentre i servizi potranno essere destinati a tutta la platea del Terzo settore che impiega volontari e quindi anche alle cooperative sociali.

Capitolo risorse…
Premesso che la legge di Stabilità ha assegnato 500 milioni di euro al 5 per mille, questa delega prevede una copertura di 140 milioni per il primo anno che a regime diventeranno 190. Venti milioni di questo budget più 10 milioni provenienti dal fondo rotativo saranno destinati al Fondo per i progetti associativi. Le cooperative e le imprese sociali potranno invece avvalersi del Fondo istituito a settembre ideato da Mise e Ministero del Lavoro.

Una volta approvato in via definitiva avrete un anno di tempo per licenziare i decreti attuativi. Decreti che dovranno di nuovo passare in Parlamento?
Andranno trasmessi alle commissioni che a quel punto avranno trenta giorni per redigere i loro pareri, che comunque non saranno vincolanti.

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