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Un anno dopo la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari: ancora 90 internati

31 Marzo Mar 2016 1044 31 marzo 2016

Sono ancora aperti quelli di Montelupo Fiorentino (Toscana), con 40 internati; Reggio Emilia con 6; Aversa con 18, Barcellona Pozzo di Gotto (Sicilia) con 26: questi i numeri dati da Franco Corleone, recentemente nominato dal Governo commissario per il superamento degli Opg.

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Opg Pugiotto
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Sono ancora aperti quelli di Montelupo Fiorentino (Toscana), con 40 internati; Reggio Emilia con 6; Aversa con 18, Barcellona Pozzo di Gotto (Sicilia) con 26: questi i numeri dati da Franco Corleone, recentemente nominato dal Governo commissario per il superamento degli Opg.

È passato un anno dal 31 marzo 2015, giorno in cui, per legge (la n. 81 del 2014), gli ospedali psichiatrici giudiziari d’Italia hanno chiuso. In realtà oggi ci sono ancora 4 OPG aperti, con 90 persone internate illegalmente. A dare i dati più recenti è Franco Corleone, commissario nazionale per il superamento degli Opg, nominato dal Governo a febbraio. «C'è un’accelerazione in corso e nei prossimi mesi il quadro sarà diverso: attendiamo a breve l'apertura di Rems in Abruzzo, Piemonte e Calabria, mentre in quelle di Veneto e Toscana verrà aumentata la capienza. Questo accelererà la chiusura degli Opg Aversa, prevista entro due mesi, e di Reggio Emilia, nel giro di qualche settimana. L'auspicio, se si prosegue in questa direzione, è di chiudere gli OPG nel giro di sei mesi. Alla fine di tutto questo percorso, avremo 30 Rems ma servirà un monitoraggio attento per verificare che qui non si riproduca una logica manicomiale», ha detto.

Gli OPG ancora aperti sono quelli di Montelupo Fiorentino (Toscana), con 40 internati; Reggio Emilia con 6; Aversa con 18, Barcellona Pozzo di Gotto (Sicilia) con 26. Le regioni più lente a realizzare le Rems (ovvero le residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza) o più restie a prendere in carico i propri cittadini sono state Abruzzo, Calabria, Piemonte, Puglia, Toscana e Veneto, per cui infatti è scattato il commissariamento.

All’inizio del percorso che ha portato alla scelta di chiudere per legge gli OPG, erano circa 1.300 le persone internate; un anno fa, alla data della chiusura, erano 689 le persone presenti, meno della metà. In questo anno circa 550 persone sono state traferite nelle Rems e un centinaio rimesse in libertà. Nelle Rems, afferma StopOPG, sono oggi ristrette 230 persone, mentre altre 220 sono in realtà nella Rems di Castiglione delle Stiviere, che però «ha solo cambiato targa, “trasformandosi” da Opg in Rems», accusano.

StopOPG ha organizzato un incontro pubblico per oggi pomeriggio a Roma e tre appuntamenti all’interno dell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Montelupo Fiorentino per il 5, il 6 e il 12 aprile. «Crediamo che il modo migliore di ricordare questo anniversario, fuori da ogni retorica e anzi con un preciso intento operativo, sia quello di ribadire quello che abbiamo scritto in questi giorni a Governo e Regioni indicando le priorità al Commissario per il superamento degli OPG», scrivono. Le priorità del Commissario, secondo StopOPG devono essere due (qui il documento completo):

  • procedere, prioritariamente e con la massima urgenza alla presa in carico da parte dei servizi dei territori di appartenenza delle persone ancora internate negli Opg, e non necessariamente per un loro trasferimento nelle Rems;
  • agire, nel rispetto del mandato ricevuto circa adempimento delle prescrizioni della legge 81/2014, per garantire che le misure alternative alla detenzione siano la norma e non l’eccezione.

In questi mesi i rappresentanti di StopOPG hanno visitato tutte le Rems attive, trovandovi spesso situazioni che ripetono la logica custodiale degli OPG, seppure in piccoli numeri e dimensioni: sbarre, filo spinato, guardie giurate armate, poca o nessuna possibilità di attività esterne alla struttura per gli internati... Ci sono però anche esperienze di Rems più “aperte”, inserite all’interno di altre strutture per la salute mentale, in stretto collegamento con la rete dei servizi sociali e sanitari e con il territorio di appartenenza, con un rapporto collaborativo e dialettico con la magistratura. «StopOpg ha fissato la sua attenzione sulle Rems proprio per evitare che i “vecchi contenitori” manicomiali (gli Opg appunto) siano sostituiti con nuovi luoghi, le Rems, sicuramente più accoglienti e decorosi, ma pur sempre con un uguale mandato. La sfida quindi è di ridurre in modo significativo il numero di posti di Rems per applicare invece misure di sicurezza alternative alla detenzione, come previsto dalla legge 81/14 e fare sì che le Rems siano tarate sempre di più su una funzione terapeutica riabilitativa e non custodialistica», dicono.

Occorre inoltre vigilare affinché le Rems non vengano utilizzate impropriamente, come sta invece accadendo: «è indispensabile e urgente l’approvazione di un atto che impedisca o quantomeno renda eccezionale l’invio delle persone in misura di sicurezza provvisoria in Rems. Questo uso improprio delle Rems, come l’invio di detenuti dal carcere con l’applicazione di una misura di sicurezza, sta ritardando la chiusura degli Opg».

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