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Famiglia

L'adozione vista dai nonni: storie di legami speciali

1 Aprile Apr 2016 1707 01 aprile 2016
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Milena Dalcerri, una delle autrici di “Nonni adottivi. Mente e cuore per una nonnità speciale” racconta la genesi di questo libro «lieve ma non leggero» che sarà presentato il 5 aprile a Milano con la presidente di Sos Villaggi dei Bambini, Maria Grazia Rodriguez Y Baeña

“Per far funzionare l’incastro adottivo occorre che anche i nonni possano avere l’occasione di intraprendere un vero e proprio percorso di crescita”. Non è questa un’affermazione a caso, ma il risultato di un percorso formativo sperimentale che ha avuto come protagonisti alcuni nonni adottivi e che è diventato un libro “Nonni adottivi. Mente e cuore per una nonnità speciale” (ed. Le Comete FrancoAngeli).
Autrici del libro sono tre donne: Milena Dalcerri, Anna Colombo e Sonia Negri. La prima è giudice onorario al Tribunale per i Minorenni di Milano e formatrice al Cta (Centro di Terapia dell’Adolescenza), la seconda è un funzionario della pubblica amministrazione e volontaria di Petali dal mondo, mentre l’ultima è presidente e tra i fondatori della onlus.

Il volume raccoglie le esperienze, i racconti e i sentimenti di alcune decine di nonni emersi nei quattro anni di percorso formativo realizzato dall’associazione Petali dal mondo, onlus nata da alcune famiglie adottive della zona di Tradate (sud della provincia di Varese).

Il volume sarà al centro dell’incontro “Intrecci e legami: parliamone”, in programma martedì 5 aprile a Milano (via Grossotto 9, ore 18) e che accanto alle autrici vedrà Maria Grazia Rodriguez Y Baeña, presidente di Sos Villaggi dei Bambini Italia intervenire su: “L’importanza del mantenimento degli affetti: un progetto internazionale”.

Abbiamo incontrato Milena Dalcerri e la prima domanda non poteva essere che chiederle l’origine del volume, il perché di mettere su carta un tema come i nonni adottivi.
Il libro nasce dall’esperienza e dal lavoro fatto con questi nonni. All’associazione Petali del mondo ci si è chiesti perché non formare anche i nonni oltre che i genitori. In quattro anni hanno partecipato un’ottantina di persone, trenta hanno seguito gli incontri ogni anno e sono diventati degli esperti in adozione. È stata un’esperienza all’avanguardia e si sono affrontati temi nodali per cui al termine dei percorsi abbiamo chiesto ai partecipanti di scrivere qualcosa. Da loro sono arrivati moltissimi spunti e oltre a commenti e racconti anche delle poesie».

Il libro pur nascendo da un’esperienza concreta, non è un semplice diario
Con le altre due autrici abbiamo riorganizzato il materiale e insieme abbiamo pensato perché non scrivere qualcosa? E così è nato questo libro che definirei lieve, ma non leggero. Parte sì dall’esperienza, ma nella riorganizzazione dei temi è diventato una sorta guida utile anche per gli addetti ai lavori».

Leggendo il libro emerge l’importanza della figura dei nonni nell’adozione, non le sembra che qualche volta venga invece sottovalutata?
La valutazione viene fatta sulla coppia e sul contesto familiare. È vero che alcuni servizi sottovalutano i nonni, noi in Tribunale incontriamo i genitori ma non si trascurano i rapporti e la condivisione della scelta di adottare. Perché il bambino arriva in un contesto familiare e l’adozione coinvolge un ambito familiare allargato. Soprattutto in questi anni il ruolo dei nonni prevede una presenza maggiore nella vita dei nipoti, sono un supporto importante per i genitori e per questo serve una qualità del rapporto».

Gli incontri formativi dei nonni continuano o sono nati gruppi di auto mutuo aiuto?
L’esperienza continua. I gruppi sono guidati da esperti, i nonni non se la sono sentita di prendere in mano la situazione anche se si è formato un gruppo compatto di cui essi stessi si sentono protagonisti»

Lei parla di una guida utile…
Penso che il testo contenga molti spunti di riflessione, utili anche per gli operatori oltre che nella relazione genitori-nonni. È un libro che può essere letto da più punti. Quando abbiamo presentato il nostro lavoro alla FrancoAngeli non pensavamo l’accogliessero, ma credo abbiamo colto il fatto che andava a coprire un vuoto perché non idealizza i nonni, ma racconta delle esperienze e soprattutto non mancano basi scientifiche

Nelle conclusione si sottolinea come da parte dei genitori adottivi arrivi un giudizio positivo sulla partecipazione dei nonni alla formazione…
Sono dell’idea che a volte si sottovaluta la necessità di non lasciare sola la famiglia adottiva nel post-adozione. È positivo, infatti, l’essere inseriti in un contesto associativo in cui vivere la solidarietà e il confronto rispetto ai problemi con il bambino. E anche nel libro si pone l’accento su questo aspetto, da parte dei servizi c’è più attenzione alla coppia, ma le associazioni sono in grado di fare la differenza. Siamo stati un po’ dei pionieri, anche perché siamo stati stimolati dalle stesse famiglie. Abbiamo risposto a una domanda ed è stato un viaggio appassionante.

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