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Adozioni internazionali

Prevenire l'abbandono: la Cai deve agli enti più di un milione di euro

3 Aprile Apr 2016 1100 03 aprile 2016
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I progetti di sussidiarietà per prevenire l’abbandono di bambini nel mondo sono un elemento essenziale delle adozioni internazionali, ma sembrano scomparsi dall’orizzonte della Commissione Adozioni Internazionali: l’ultimo bando (da 3 milioni di euro) risale al 2010 e i progetti lì approvati - realizzati, conclusi e rendicontati dagli enti entro agosto 2014 - non sono ancora stati rimborsati agli enti.

«Tra gli impegni prioritari della Commissione per le adozioni internazionali ci sarà l’implementazione della cooperazione internazionale, nello spirito della Convenzione de L’Aja»: così aveva detto la presidente della Cai Silvia Della Monica, nella lunga intervista che aveva rilasciato a Vita all’inizio del suo incarico. I progetti di sussidiarietà per prevenire l’abbandono di bambini nel mondo, però, sembrano scomparsi dall’orizzonte della Cai: non solo non è stato fatto alcun bando (l’ultimo risale al 2010), ma i progetti approvati e finanziati da quel bando - progetti realizzati, conclusi e rendicontati entro l’agosto 2014 - non sono ancora stati liquidati agli enti.

Il Ciai attende dalla Cai 521mila euro, AiBi altri 507mila, 71mila euro è il credito di Cifa e altri 71mila li aspetta Nadia. Solo così fanno più di un milione di euro che gli enti attendono da quasi due anni,che hanno anticipato per realizzare negli anni scorsi, in diversi paesi del mondo, progetti per la formazione degli operatori dei servizi di protezione dell’infanzia, di sostegno a giovani madri adolescenti, di lavoro con i bambini di strada… Progetti approvati dalla Cai con delibera n. 1/2012/SG del 13 marzo 2013, firmata da Andrea Riccardi e finanziati con uno stanziamento di 3 milioni di euro deciso due anni prima, il 27 ottobre 2010, con la delibera n.10/2010/SG, firmata da Carlo Giovanardi (entrambe in allegato). Perché allora i soldi non arrivano? È una domanda a cui nessuno sa rispondere. Quel che è certo è che questo ritardo sta mettendo in difficoltà gli enti e di conseguenza i loro interventi a favore dei bambini, in paesi in cui il bisogno continua ad essere pressante.

Ma perché un ente autorizzato alle adozioni internazionali si occupa anche di prevenzione dell’abbandono? «L’abbiamo sempre fatto per scelta, perché riteniamo giusto occuparci dei bambini del mondo con la stessa cura, attenzione, rispetto che vorremmo per i nostri figli», dice Paola Crestani, presidente del Ciai, «ma c’è anche un preciso dovere, gli enti autorizzati sono tenuti a fare progetti di sussidiarietà nei Paesi di origine dei bambini e addirittura a farlo non a titolo proprio ma per conto del sistema Italia, è l’Italia che delega noi enti, che siamo concretamente presenti nei Paesi, a mettere in pratica la sussidiarietà». La sussidiarietà è cioè un impegno che deriva dalla ratifica della Convenzione dell’Aja stessa, che prevede che l’adozione internazionale sia l’ultima soluzione per un bambino – questo significa in fin dei conti sussidiarietà: prima bisogna lavorare affinché il bambino resti nella propria famiglia di origine, poi in una famiglia del suo Paese e solo alla fine all’estero. Con il bando del 2010, il Ciai ha realizzato cinque progetti in Cina, Etiopia, Cambogia, India e Burkina Faso (qui ad esempio la cerimonia di chiusura del progetto in Cina): «Il finanziamento approvato per questi progetti da parte della Cai era di 632.415 euro, un impegno molto gravoso per un’associazione come la nostra che vive di donazioni. Li abbiamo anticipati, immaginando di avere la disponibilità nei tempi previsti. Poi invece è stato necessario chiedere un finanziamento a un istituto credito, noi siamo una non profit, non teniamo soldi di riserva nei cassetti», spiega Crestani. Di quei 632mila euro infatti ne hanno visti solo 110.405, nel 2013, poi più nulla: «Non c’è più stata data alcuna spiegazione. Abbiamo fatto richieste verbali, mandato richieste di sollecito anche insieme ad altri enti, non abbiamo mai ottenuto alcun tipo di risposta. Ci hanno messo nella condizione di dover utilizzare dei soldi che vorremmo destinare alle attività in favore dei bambini per pagare gli interessi alle banche».

Secondo il bando i finanziamenti dovevano essere erogati per il 25% a tre mesi dall’avvio del progetto, il 50% dopo almeno sei mesi dall’avvio del progetto e il saldo a conclusione del progetto: il tutto, sempre, a seguito di presentazione di una relazione particolareggiata. «Tecnicamente i pagamenti dovrebbero arrivare 30 giorni dopo l’approvazione della rendicontazione, il problema è che questa rendicontazione finale, inviata nel 2014, non è mai stata approvata perché la Commissione non si è mai riunita, non abbiamo alcun riscontro in merito». Il Ciai con i suoi 521mila euro di credito è la punta dall’iceberg, ma diversi altri enti sono in condizioni analoghe. La Cai infatti nel 2012 aveva approvato e finanziato 24 progetti (li trovate tutti nella delibera allegata, con il finanziamento approvato per ciascun progetto, da un minimo di 22.914 euro a un massimo di 200mila euro), per un totale di 2.938.613,55 euro. AiBi, per tre progetti realizzati in Bolivia, Nepal e Brasile più uno in RDC a cui ha partecipato insieme ad altri enti, aspetta ancora 507.708 euro: «È impossibile anche solo parlare con qualcuno in CAI che sia titolato ad occuparsi della questione, la persona che seguiva questa materia non c’è più e non sappiamo nemmeno a chi rivolgerci», dice Marco Griffini, presidente di AiBi. Dei 647.772 promessi, la CAI a loro ne ha pagati 140.068, l’ultima volta nel dicembre 2013. «È un vero peccato che fra le inefficenze dell’attuale CAI si debba annoverare anche la mancanza di una prospettiva di collaborazione con i Paesi di origine proprio in ciò che garantiva, nei fatti e non solo nelle parole, l' applicazione del concetto di sussidiarietà dell’adozione internazionale. Con questi interventi sono stati formati centinaia di operatori sociali e giuridici, associazioni locali e operatori familiari proprio per promuovere l'accoglienza dei minori abbandonati da parte delle famiglie dei Paesi di origine», continua Griffini.

Poi c’è Luciano Vanti, presidente di NADIA: lui ha realizzato un progetto di sussidiarietà in Madagascar, insieme a Educatori senza frontiere, cercando di rafforzare le comunità per coinvolgerle nella prevenzione dell’abbandono, con un finanziamento CAI di 117mila euro. Le loro richieste di rimborso alla CAI ammontano a 70.994,28 euro, un importo inferiore a quanto assegnato dalla Commissione perché il progetto ha inevitabilmente subito riduzioni di attività non potendo l'ente anticipare somme così ingenti. Anche loro sono stati costretti alla fine a chiedere un prestito in banca: «Siamo molto preoccupati da questo silenzio, un conto è la richiesta di chiarimenti o di approfondimenti nella documentazione, ma qui non abbiamo mai ricevuto risposte. Voglio sottolineare il fatto che in questi progetti le spese amministrative, di progettazione, di coordinamento, di viaggio e missione da e per l’Italia non sono ammissibili: l’ente non tiene un soldo, tutto va dalla Cai ai bambini, attraverso di noi transita soltanto. Anzi, ci mettiamo del nostro, perché tutti in questi progetti c’è un cofinanziamento, una parte che realizziamo con i soldi raccolti fra i nostri sostenitori».

Tanto che questi progetti di cooperazione spesso iniziano con un bando CAI ma poi continuano nel tempo, ben al di là dei 18 mesi previsti, e sono gli enti a continuarli, insieme alle famiglie, ai soci e ai sostenitori. È successo ad esempio con il centro “Via del Campo” che il Cifa sostiene dal 2005: accoglie un centinaio di bambini dopo la scuola, in un quartiere ad altissimo rischio di prostituzione. Loro avevano due progetti approvati, per quello in Perù sono stati liquidati, mentre per quello in Etiopia – Tutte a scuola!, un progetto per l’educazione delle bambine – aspettano ancora 71.258 euro. Gianfranco Arnoletti, il presidente, sta chiudendo il bilancio del 2015 e dice: «Non vorremmo arrivare a doverli mettere nei crediti inesigibili!».

I dati raccolti da Vita

Con queste testimonianze abbiamo verificato la situazione dei rimborsi per 12 progetti sui 24 approvati e finanziati dalla Cai. Complessivamente questi soli quattro enti, per i progetti citati, hanno un credito con la CAI pari a 1.171.083,29 euro.

Foto China Photos/Getty Images

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