Urban Art

Milano, i tombini come camere da letto

6 Aprile Apr 2016 1730 06 aprile 2016

Lo street artist milanese Biancoshock in una provocazione aperta alla società arreda come fossero vere case alcuni tombini di Milano. Il progetto si chiama Borderlife e vuole far riflettere sulla vita di chi vive ai margini

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Lo street artist milanese Biancoshock in una provocazione aperta alla società arreda come fossero vere case alcuni tombini di Milano. Il progetto si chiama Borderlife e vuole far riflettere sulla vita di chi vive ai margini

È dello street artist milanese Biancoshock l’ultima provocazione a questa società fatta da “ricchi” e da “troppi troppo poveri”. L’artista ha arredato come fossero vere e proprie case in miniatura i tombini in alcune aree dismesse di Milano per rappresentare le condizioni di vita di chi, la vita, la passa ai margini della “società”. Il progetto si chiama “Borderlife”, vita ai margini appunto. L’obiettivo del lavoro è utilizzare oggetti metropolitani in modi inediti per invogliare alla riflessione usando l’ironia.

Il lavoro fa parte del più ampio progetto “Ephemeralism” che si prefigge lo scopo di produrre opere d’arte che esistano in maniera limitata nello spazio, ma che contemporaneamente persistano in maniera infinita nel tempo immortalate dalla fotografia, i video e gli altri media. Con Ephemeralism l’artista ha realizzato oltre 650 interventi nelle strade italiane, croate, francesi, inglesi, spagnole, slovene. Ma, per l’ultimo lavoro milanese, racconta di essersi ispirato alla città di Bucarest; Romania.
«Ho pensato alla condizione di centinaia di persone che a Bucarest vivono sottoterra, nelle fogne» spiega l’artista. «I loro concittadini più fortunati non si rendano conto della loro esistenza al limite. A Milano la situazione non è così estrema, ma anche qui abbiamo tante persone che vengono costantemente ignorate, nonostante abitino in superficie e le loro difficoltà siano sotto gli occhi di tutti, alla luce del sole».

Nonostante sia conosciuto come uno street artist, Biancoshock non sente di appartenere nessuna categoria precisa. La sua attitudine all’arte urbana si unisce in tutti i suoi lavori alla modalità espressiva, appartenente all’arte più performativa ed attivista.

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