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Chiesa

La nuova Costituzione di Francesco per la famiglia

8 Aprile Apr 2016 1258 08 aprile 2016
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Nove capitoli per un documento di 264 pagine, lungo e complesso: «Amoris laetitia», la «gioia dell’amore». È l’esortazione con la quale Francesco conclude il percorso dei due Sinodi e apre al discernimento caso per caso nel caso dei divorziati

«La Chiesa è chiamata a formare le coscienze non a pretendere di sostituirle». È la frase chiave dell’esortazione post sinodale sulla famiglia intitolata Amoris laetitia la «gioia dell’amore» che viene pubblicata oggi. Un testo molto lungo e articolato. Quasi una nuova costituzione per le famiglie del terzo millennio, in un tempo di grandi cambiamenti.

La Chiesa è chiamata a formare le coscienze non a pretendere di sostituirle

Il tentativo che emerge quasi in ogni pagina è quello di un approccio positivo e del superamento della logica della condanna e della lamentela per ciò che non va. Non manca ovviamente l’elencazione delle sfide come quella rappresentata dalla cultura individualista che porta a non prendere impegni definitivi. O quella rappresentata dalla povertà o ancora dai ritmi di lavoro così frenetici da impedire un minimo di vita famigliare.

Ma il documento cerca di presentare l’attualità e la bellezza del Vangelo della famiglia. Viene presentata la sessualità come un dono meraviglioso di Dio e ci sono ben due capitoli dedicati all’amore tra i coniugi, con una serie di consigli importanti ma anche spiccioli, per mantenere viva la gioia dell’amore. «Per troppo tempo infatti la Chiesa ha tenuto», riconosce Francesco, «un atteggiamento troppo difensivo con poca capacità propositiva per indicare strade di felicità».

Per troppo tempo la Chiesa ha tenuto un atteggiamento troppo difensivo con poca capacità propositiva per indicare strade di felicità

Un intero capitolo, l’ottavo, è dedicato alle famiglie ferite e in particolare alla pastorale per i divorziati risposati. Francesco fa proprie le conclusioni dell’ultimo Sinodo sulla famiglia. Non ci sono cambiamenti della normativa canonica generale circa l’accesso ai sacramenti per chi vive una seconda unione. Ma viene rilanciata e approfondita la necessità di discernere e di integrare le famiglie che vivono queste situazione. Vale a dire la possibilità di percorsi personalizzati. Il Papa infatti ricorda che i divorziati in seconda unione possono trovarsi in situazioni molto diverse non catalogabili in affermazioni troppo rigide. Una cosa ad esempio è una seconda unione consolidata nel tempo, con nuovi figli, con provata fedeltà, dedizione generosa, impegno cristiano, consapevolezza dell’irregolarità della propria condizione e grande difficoltà a tornare indietro senza sentire in coscienza che si cadrebbe in nuove colpe.

«La Chiesa», osserva Francesco, «riconosce situazioni in cui l’uomo e la donna per seri motivi non possono soddisfare l’obbligo della separazione»: C’è poi il caso di quanti hanno fatto grandi sforzi per salvare il primo matrimonio e hanno subito un abbandono ingiusto. O il caso di chi si è sposato nuovamente in vista dell’educazione dei figli e magari in coscienza è certo che il precedente matrimonio, irreparabilmente distrutto, non era mai stato valido.

Non è più possibile dire che tutti coloro che si trovano in qualche situazione cosiddetta irregolare, vivano in statao di peccato mortale

Un caso completamente diverso è una nuova unione che viene da un recente divorzio con tutte le conseguenze di sofferenza e confusione che colpiscono i figli o le famiglie intere. O la situazione di chi a ripetutamente mancato ai suoi impegni famigliari.

«Insomma non è più possibile dire», scrive il Papa in questa esortazione, «che tutti coloro che si trovano in qualche situazione cosiddetta irregolare, vivano in statao di peccato mortale». Ecco perché senza cambiamenti di dottrina si propone un tipo di approccio personalizzato con discernimento e integrazione.

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