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Il caso

Cancellato: «L'unica via per una vera Unione Europea è quella di Weidmann»

27 Aprile Apr 2016 1209 27 aprile 2016
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Il direttore de Linkiesta, che ha appena pubblicato il libro “Fattore G. Perché i tedeschi hanno ragione”, sta con il capo della banca centrale tedesca: «Ogni Paese decide le politiche fiscali come vuole, ma a quel punto non ha senso chiedere degli Eurobond. Alternativamente bisogna adottare una politica di bilancio comune»

«E se la Germania, anziché il nemico fosse in realtà un gigantesco alibi? Se anziché il problema fosse la sua soluzione?». Se lo chiedeva Francesco Cancellato, direttore de Linkiesta, nel suo ultimo libro “Fattore G. Perché i tedeschi hanno ragione(Università Bocconi Editore 2016; 132 pagg.; 14,50 euro; 7,99 e-pub). E a quanto pare anche dopo le dichiarazioni di Jens Weidmann, capo della Bundesbank, non ha cambiato idea. «Ha ragione lui», spiega il direttore, «vorrei anch'io, come l'economista Leonardo Becchetti nella vostra intervista,

fare una metafora. Alla squadra di ciclsmo contrappongo una barca di cannottieri. Ma a remare è solo uno. La mutualità non può essere che alcuni smettono di remare lasciando tutto il peso dell’imbarcazione sulle spalle di uno solo. Questo per dire che, per ogni metafora ne esiste una uguale e contraria». Tornando al caso di cronaca il direttore non ha dubbi: «Il discorso è molto semplice: o ogni Paese decide le politiche fiscali come vuole, e a quel punto non ha senso chiedere, come fa Renzi, degli Eurobond. Alternativamente bisogna adottare una poltica di bilancio comune. Ed ecco che il ragionamento di Weidmann non fa una piega».

«Dentro alle sue dichiarazioni c’è tutta l’idea tedesca di Europa», sottolinea Cancellato che aggiunge «uniformare le politiche di bilancio,

compattarle (Fiscal compact) affinchè una volta ottenuto l'uniformità si possa procedere ad un’unione politica. Ma sensa la condivisione delle regole non si va da nessuna parte. Insomma il capo della Bundesbank non esclude gli Eurobond, ma sostiene che non ci siano le condizizoni per farli».

Per Cancellato poi c'è un secondo punto importante. «Dobbiamo chiederci se i guai dell’Italia e dei Paesi europei che si sono fatti trovare impreparati dalla crisi dipendano dall’austerità. Io penso di no, penso che sia un problema di scarsa produttività. Se andiamo a vedere i Paesi che oggi vanno bene e crescono, come Spagna, Irlanda e Gemania, scopriamo che hanno adottato tutti politiche di austerità».

Ecco perché per il direttore de Linkiesta l'austerità è la soluzione: «Non si può vedere nell’austerità la causa dei problemi. Anzi è un pezzo della soluzione. Non da sola naturalmente, ma solo se si hanno regole di bilancio comuni, che per altro l’Italia ha sottoscritto liberamente, possono arrivare politiche fiscali e strumenti come i bond comuni».

C'è poi un ultimo punto che Cancellato chiama «piccolo dettaglio». E cioè che in un anno di Quantitative Easing di Draghi l’inflazione è cresciuta dello 0,7%. «Tant’è che Draghi vuole aumentare il QE e ha parlato di rischio deflazione. E allora mi chiedo: siamo sicuri che la ricetta americana del 2008 funzioni anche qui? La verità è che negli Usa una politica del genere può funzionare perché i millenials, chi ha compiuto 18 anni negli anni 2000, sono la prima classe demografica, e sono persone che spendono. Da noi la prima classe sono gli anziani, che non spendono evidentemente. Non avere giovani è un grande problema perché non si stimola la spesa ma il risparmio. Se a questo aggiungi la sharing economy che è deflattiva di suo la frittata è fatta. Insomma l’ultimo anno dice che la ricetta Usa non può funzionare e quindi da ragione a Weidmann»

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