Federica Roccisano
Minori

L’importanza delle politiche pubbliche contro la povertà educativa dei minori

28 Aprile Apr 2016 1612 28 aprile 2016
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Riconoscere l’importanza dell’attivazione di politiche a contrasto della povertà educativa è oggi un passo in avanti perché significa voler rompere questo schema cristallizzato nel tempo e agire per migliorare le condizioni di vita dei bambini di oggi per migliorare la qualità della vita degli adulti di domani. L'intervento dell'Assessore regionale al lavoro, al Welfare e politiche giovanili della Calabria

Ogni città così come ogni piccolo paese può essere fonte di occasioni sociali e di opportunità o, al contrario, essere un ostacolo alla loro realizzazione o, addirittura, comportare l'esclusione dell'individuo da una “normale vita sociale”. Alcune forme di povertà, inoltre, possono essere il risultato di processi urbani miopi perpetrati nel tempo e in cui l'individuo non è stato partecipe. Da ciò l'idea che lo spazio urbano possa condizionare il minore oggi verso il tipo di adulto che sarà domani. La presenza o meno di strutture funzionali come gli istituti scolastici, centri di aggregazione giovanile, biblioteche, strutture sportive e anche strutture sanitarie, può condizionare la crescita del giovane e farlo diventare o meno un adulto affermato professionalmente, responsabile e partecipe allo sviluppo del proprio contesto economico e sociale.

All'interno della stesso ambiente di vita si possono creare visioni e modi di vivere completamente differenti: la vita nelle periferie è quasi sempre stigmatizzante e tende a riprodurre nei giovani lo status di povertà e di emarginazione tipici della zona, mentre chi ha la fortuna di nascere e vivere nelle zone centrali ha maggiori possibilità di accedere e usufruire di opportunità sociali ed economiche. Chi proviene da famiglie abbienti, ancora, può vivere nella società a prescindere dagli spazi pubblici, può partecipare ad attività educative o semplicemente ricreative senza preclusione, privilegiando anzi gli spazi privati. I soggetti più deboli sono costretti, invece, ad accontentarsi di quello che gli si offre in maniera gratuita o convenzionata. Qualora i servizi offerti fossero scarsi sia dal punto di vista quantitativo che soprattutto dal punto di vista qualitativo gli effetti sui giovani potrebbero essere diversi: dalla dispersione scolastica alla perdita di fiducia nel futuro fino alla criminalità.

Oggi la società, quindi, non produce per i bambini stessi standard di vita e stesse opportunità, ma anzi è il luogo in cui la mobilità sociale ha raggiunto livelli molto bassi: le situazioni di partenza giocano un ruolo essenziale dal momento che determinano non solo le opportunità dell'individuo ma anche il livello di relazione che questo riesce ad instaurare con gli altri. Quindi, chi parte da un quartiere deprivato può diventare un escluso da opportunità e relazioni positive solo perché vive in quel determinato quartiere. In Italia questo dualismo è presente sia considerando la dicotomia città/periferia che soprattutto considerando la dicotomia Nord/Sud. E purtroppo i dati sulle indagini PISA/OCSE o quelli sull’INVALSI come anche i dati ISTAT ci descrivono un Sud in cui ad una bassa presenza di strutture funzionali corrisponde un più basso rendimento scolastico, o una inferiore propensione alla lettura. Gli effetti di questa emarginazione sociale poi possono essere di vario genere: si può scegliere di scappare dalle proprie origini, di rimanere con l’ambizione di migliorare la propria condizione di vita o di rimanere e di perpetrare la condizione di esclusione sociale. È la realizzazione di quello che i sociologi chiamano effetto quartiere per evidenziare come le norme sociali, l’ambiente familiare e la qualità del quartiere in cui si vive può condizionare negativamente lo standard di vita di chi vi abita.

Riconoscere l’importanza dell’attivazione di politiche a contrasto della povertà educativa è oggi un passo in avanti perché significa voler rompere questo schema cristallizzato nel tempo e agire per migliorare le condizioni di vita dei bambini di oggi per migliorare la qualità della vita degli adulti di domani. In tal senso la speranza è che al livello nazionale seguano interventi anche del livello regionale, come stiamo facendo in Calabria grazie ad un accordo sottoscritto con Save the Children per la creazione di un’area ad alta intensità educativa laddove ad oggi è presente un alto rischio di esclusione sociale e di propensione a delinquere.

L’obiettivo di contrastare la povertà educativa è perseguibile e deve essere sposato e condiviso con le scuole, con le realtà sociali del territorio per intervenire in tutti i campi e i tempi di vita di un bambino e per fare in modo che la socializzazione sia di tipo sano e che non ci siano stigmi o esclusioni di alcun tipo.

È una sfida che dobbiamo cogliere tutti per il bene dei nostri bambini e per costruire una società più coesa e meno diseguale.

*Assessore alla Scuola, lavoro, welfare e politiche giovanili - Regione Calabria

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