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Assicurazioni per il dopo di noi: sono davvero utili?

29 Aprile Apr 2016 1451 29 aprile 2016
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Un emendamento presentato dalla relatrice e sostenuto da Vita e Anffas, disegna strumenti assicurativi dedicati al dopo di noi, per la destinazione vincolata del patrimonio a sostegno del progetto di vita per il dopo di noi. Roberto Speziale, presidente di Anffas, ne spiega le ragioni

La relatrice per la legge sul dopo di noi, Anna Maria Parente, ha presentato un emendamento all'articolo 5 per ampliare le agevolazioni tributarie previste per le assicurazioni in favore di persone con disabilità. Le agevolazioni maggiori vanno insieme a un maggior rigore dei prodotti, disegnati ad hoc per il dopo di noi. Si tratta di un emendamento nato anche dal confronto della senatrice con Vita e Anffas Onlus, la più grande Associazione Nazionale di famiglie di disabili intellettivi e relazionali, ed anche una delle più grandi l’Europa, con 14mila famiglie associate distribuite in 180 Associazioni locali sparse in tutta Italia.

Presidente Speziale, perché avete sostenuto questo emendamento?
Rispetto all’originaria versione del testo dell’articolo 5, così come approvato dalla Camera, si tratta di un passo avanti. La versione attuale, come abbiamo già avuto modo di sottolineare, rendeva improbabile che il vantaggio fiscale potesse indurre i genitori a scegliere di costruire il dopo di noi dei propri figli attraverso uno strumento di tipo assicurativo, perché il vantaggio fiscale era esiguo. Questo nuovo testo invece, estendendo la deduzione a un importo che supera i 5mila euro, diventa davvero un incentivo per questa formula, che noi riteniamo utile.

Perché, concretamente, è uno strumento che giudica utile? Qual è l’esigenza delle famiglie?
La famiglia, tramite i propri risparmi, garantirebbe alla persona con disabilità una rendita vitalizia, in rate mensili o trimestrali, che le consentirebbe di avere risorsa propria per avere la possibilità di decidere come e dove vivere, per costruire lei stessa il proprio progetto di vita indipendente: una quota personale che garantisce una personalizzazione ulteriore dei servizi. Ovviamente questo senza far venire mai il sostegno dello Stato, si tratta di una integrazione da parte delle famiglie, integrativa e non sostitutiva. La disabilità per noi è un tema sociale e non privato, ma all’interno di nuovi modelli di welfare che prevedono la partecipazione diretta delle famiglie, questa modalità è una modalità interessante. Le famiglie, tramite la rendita vincolata, avrebbero la certezza di dare ai propri risparmi un vincolo di destinazione per la persona con disabilità, una garanzia che le risorse proprie messe a disposizione della famiglia vadano nell’interesse del beneficiario.

Una prima critica, già evidenziata ai tempi dell’esame alla Camera della proposta di legge, è che in questo modo si faccia un favore alle assicurazioni…
Non è così. Come associazione tutto faremmo tranne che dare parere favorevole a un’iniziativa dove avessimo il minimo sospetto che ci sia un interesse esclusivo delle assicurazioni. Diverse compagnie stanno costruendo prodotti etici, che non siano finalizzati a fare lucro ma che siano davvero strumenti di protezione per la destinazione del patrimonio. Le dico però che sì, avevamo proposto anche un vincolo di destinazione ulteriore, ovvero che quella rendita non corrisposta per premorienza del beneficiario non venisse vanificata ma andasse nel Fondo per il Dopo di Noi: sarebbe l’ideale, perché quella risorsa verrebbe rimessa in circolo per altre persone.

Un’altra critica possibile è quella che evidenzia come una parte importante del Fondo da 90 milioni di euro vada a coprire le minori entrate per queste agevolazioni, lasciando poco per i progetti e i servizi intesi come interventi sulla casa, ristrutturazioni ecc. Cosa risponde?
Se si legge bene il testo, si vede chiaramente che si parla di 35,7 milioni di euro, una cifra identica a quella già oggi prevista all’art 5: con questo emendamento quindi non c’è un maggior impatto. Quindi direi che oggi, con l’articolo 5 attuale, abbiamo una soluzione poco produttiva, poco utile, mentre se passasse questo emendamento con un impatto economico uguale all’attuale avremmo uno strumento più vantaggioso.

Foto A. C. Poujoulat / Getty Images

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