Caivano

Don Patriciello: «Non collegate la pedofilia alla povertà»

3 Maggio Mag 2016 1418 03 maggio 2016

Fortuna Loffredo è stata violentata e uccisa nell’estate del 2014, aveva 6 anni. Dopo 18 mesi la verità sulla sua morte. E insieme alla verità sono piovute le accuse di omertà sugli abitanti del Parco Verde, rione povero e degradato a Caivano, provincia di Napoli, dove viveva la bambina. «Aiutatemi a difendere la mia gente», dice Padre Maurizio Patriciello, parroco della chiesa del parco. «Non fate altre vittime innocenti con parole ingiuste»

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Parco Verde
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Fortuna Loffredo è stata violentata e uccisa nell’estate del 2014, aveva 6 anni. Dopo 18 mesi la verità sulla sua morte. E insieme alla verità sono piovute le accuse di omertà sugli abitanti del Parco Verde, rione povero e degradato a Caivano, provincia di Napoli, dove viveva la bambina. «Aiutatemi a difendere la mia gente», dice Padre Maurizio Patriciello, parroco della chiesa del parco. «Non fate altre vittime innocenti con parole ingiuste»

Omertà. È una parola abusata. In questi giorni la si sente in bocca a tutti “l’omertà degli abitanti del Parco Verde”. Il Parco Verde è un rione popolare di Caivano, provincia di Napoli. Costruito dopo il sisma dell’Irpinia degli anni ottanta, inizialmente ospitava i terremotati. E a Napoli e nei comuni limitrofi alla città lo conoscono tutti; e chi può, se ne tiene alla larga. Fortino della camorra, “supermarket” della droga, piazza di spaccio tra le più floride.

Il 24 giugno 2014 è uscito fuori dai confini regionali per un fatto di cronaca: Fortuna Loffredo, sei anni, morta dopo la “caduta” dall’ottavo piano di uno degli stabili del Parco. Due anni dopo, la verità. Fortuna è morta ammazzata. A prenderla di peso e buttarla giù Raimondo Caputo. Prima di ammazzarla l’ha violentata più e più volte. Ad incastrare l’assassino pedofilo, un’altra bimba. Figlia di Marianna Fabozzi, 26 anni, compagna di Raimondo Caputo.

Violentata diverse volte pure lei. «Menomale che non sono andata pure io all’ottavo piano», dirà la bambina in un’intercettazione, «altrimenti mi buttava giù pure a me». Sono passati 18 mesi prima di scoprire la verità. E, una volta scoperta, sono piovute le accuse. I giornali, le televisioni, i cittadini. “Parco di omertosi”. “Lo stabile dell’orrore”. “Il parco dei mostri”. Il Parco Verde è un posto degradato, povero, abbandonato. L’area di giochi prevista per i bambini e mai resa utilizzabile è diventata il covo dei drogati. Ma è giusto tacciare tutti i seimila abitanti del Parco di omertà?

«Aver saputo chi è l’assassino è stato un momento di sollievo per gli abitanti del parco Verde», dice Maurizio Patriciello, parroco della chiesa san Paolo Apostolo, all’interno del parco. «Tutto il parco soffre insieme alla famiglia di Fortuna. Però adesso c’è un’attenzione mediatica fuori dalle righe». Attenzione mediatica che sta facendo soffrire tutti. «Stanno facendo altre vittime innocenti con queste parole ingiuste. Sono sicuro che in quel palazzo qualcuno abbia fatto da complice non parlando e non raccontando quello che sapeva. Ma non si possono tacciare decide e decide di famiglie. Non è giusto. Queste persone hanno timore a dire dove vivono; le ragazze, ci sono tante ragazze, si vergognano ad andare a scuola».

La cosa più pericolosa è che adesso si sta facendo confusione. Però pensare che la pedofila sia un “problema dei poveri” è una cosa che non sta né in cielo, né in terra. l problema della pedofilia è trasversale in tutte le società; parliamo e ci indigniamo davanti al caso eclatante; poi dimentichiamo ma sotto le ceneri il fuoco cova

Quello che è successo non cambierà. Ma è giusto fare qualche precisazione. Raimondo Caputo non viveva nel parco. «Lì ci viveva Marianna Fabozzi, ospite a casa della madre. Sono molto povere, ma la mamma la aiutava con i bambini». Padre Maurizio descrive Marianna Fabozzi come malandata, sciupata. Tre anni fa anche lei ha perso un figlio, Antonio. Morto anche lui perché caduto dall’ottavo piano di quello stesso stabile.

Ma su questa storia si sta ancora indagando. «La cosa più pericolosa è che adesso si sta facendo confusione», dice Padre Maurizio. «È vero che questo parco è abbandonato dallo Stato. Però pensare che la pedofila sia un “problema dei poveri” è una cosa che non sta né in cielo, né in terra. Perché è questo il messaggio che stanno lasciando passare che le condizioni di degrado del parco siano state il motivo scatenante di quello che è successo. La pedofilia, perché di questo si tratta, esiste ovunque. Tra i ricchi e i poveri. Quello che è successo al Parco verde di Caivano, posto povero e degradato, poteva succedere a via Monte Napoleone a Milano oppure a Piazza si Spagna, a Roma».

Padre Maurizio è consapevole che quella nel Parco Verde è una situazione insostenibile: non nega la droga, il disagio, la povertà, a tratti, anche la corruzione. Ma lui, che conosce le sue persone lo dice chiaro: «Io alzo spesso la voce. Ma se uno non lavora la sera che gli fa mangiare ai figli? Ve la volete fare o no questa domanda?», poi continua, «Quella famiglia là non è “tutte le famiglie del parco”. Se altri non hanno visto e non hanno parlato, tirarli in ballo adesso, accusarli, non vuol dire fare giustizia, ma ingiustizia». Il problema della pedofilia è trasversale in tutte le società. «Siamo tutti addolorati per quello che è successo. Ma il nostro problema, il problema di tutti, è che parliamo e ci indigniamo davanti al caso eclatante; poi dimentichiamo ma sotto le ceneri il fuoco cova».

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