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Torna l'Azalea della Ricerca contro i tumori femminili

4 Maggio Mag 2016 1209 04 maggio 2016
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La tutela della fertilità nelle giovani donne dopo le cure è solo uno dei numerosi traguardi raggiunti anche grazie alla manifestazione che, l'8 maggio in occasione della Festa della Mamma, torna in tutta Italia con i suoi 20mila volontari per finanziare il lavoro dei ricercatori impegnati ogni giorno a rendere i tumori femminili sempre più curabili.

Se si cerca il significato dei fiori l’azalea nella cultura cinese rappresenta la femminilità e non è un caso che da oltre trent’anni sia la pianta scelta da Airc, l’Associazione italiana per la Ricerca sul Cancro a simboleggiare la battaglia contro i tumori femminili. Ed è proprio l’Azalea della Ricerca che in occasione della Festa della Mamma torna in 3.600 piazze italiane grazie a 20mila volontari che distribuiranno 600mila piantine a fronte di una donazione minima di 15 euro.
Un regalo per le mamme e per tutte le donne che sostiene in modo concreto il lavoro di tutti i ricercatori di Airc impegnati a trovare le cure più adeguate da portare dal laboratorio al paziente. Insieme alle piantine di azalea, i volontari Airc distribuiranno anche una speciale Guida dedicata a maternità e cancro con tutte le informazioni sui più recenti studi, commenti degli esperti e indicazioni sull’importanza di aderire agli screening raccomandati e di adottare stili di vita corretti. Comportamenti che, nell’insieme, possono ridurre fino al 70% l’insorgenza dei tumori. In copertina il volto di Maddalena Corvaglia, mamma e ambasciatrice di Airc, e all’interno la storia di Francesca, che ha potuto diventare mamma dopo la malattia.

Sono oltre 63mila le donne che in Italia sono colpite ogni anno da un tumore al seno o agli organi riproduttivi. Il cancro al seno pur essendo il più frequente (circa 48mila nuove diagnosi), è anche la patologia per la quale la ricerca ha ottenuto i migliori risultati, portando la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi dal 78 all’87 per cento solo negli ultimi due decenni. Un traguardo importante, ma ancora lontano dal 100%, soprattutto se si considera l’aumento dell’incidenza del tumore al seno nella fascia di età 30-40 anni: sono infatti circa 3.000 le giovani donne, ogni anno sottoposte a protocolli di cura per questo tumore, che potrebbero vedere compromessa la possibilità di avere dei figli al termine delle terapie (Dati Aiom e Airtum, I numeri del cancro in Italia 2015).

Lucia Del Mastro, direttore dell’Unità Sviluppo Terapie Innovative al San Martino-Istituto Tumori di Genova, è stata scelta come volto della campagna

«Per una donna giovane ricevere una diagnosi di tumore è doppiamente angosciante, da un lato deve far fronte alla malattia, dall’altro vede all’improvviso cambiare il suo futuro perché le chemioterapie possono comprometterne la fertilità», spiega Lucia Del Mastro, direttore dell’Unità Sviluppo Terapie Innovative al San Martino-Istituto Tumori di Genova. «La sperimentazione che abbiamo condotto dimostra però che è possibile proteggere la funzione ovarica dagli effetti tossici della chemioterapia, somministrando alle pazienti alcuni farmaci che mettono le ovaie “a riposo” durante i trattamenti, in modo che queste non vengano danneggiate. I risultati ci confermano che le donne curate con il nostro protocollo hanno maggiori probabilità di recuperare la normale funzionalità delle ovaie, il ritorno delle mestruazioni si è verificato infatti nel 72,6% dei casi contro il 64% di quelle trattate con la sola chemioterapia».
Del Mastro conclude osservando che sottolinea come si tratti «di un traguardo importante per garantire alle giovani guarite la possibilità di diventare madri perché curare le persone con il cancro non vuol dire curare solo il cancro, ma anche dare a chi è guarito le stesse possibilità e la stessa progettualità di chi di cancro non si è mai ammalato».
Donna, mamma, scienziata impegnata a preservare la fertilità nelle giovani donne colpite da tumore: Lucia Del Mastro è stata scelta anche come volto della campagna dell’Azalea della Ricerca, insieme ai suoi gemelli di sedici anni Carlo Andrea e Margherita. La ricercatrice del San Martino di Genova, vera pioniera per quanto riguarda gli studi su maternità e cancro, rappresenta idealmente tutti i 5.000 ricercatori Airc, impegnati ogni giorno a rendere il cancro sempre più curabile.

Grazie alla lungimiranza degli investimenti di Airc l’Italia è stata tra i primi Paesi al mondo a effettuare studi volti alla preservazione della fertilità nelle pazienti colpite da cancro. Questi protocolli hanno potuto vedere la luce grazie alle importanti risorse destinate da AIRC che, complessivamente, nell’ultimo triennio, hanno sostenuto con oltre 44 milioni di euro ben 404 progetti di ricerca sui tumori femminili.

«L’area dei tumori femminili è una priorità per AIRC. Nel 2016 abbiamo investito 12 milioni e 400 mila euro per 111 progetti e 27 borse di studio per la cura di tumore al seno, ovaio, endometrio e cervice uterina», sottolinea Federico Caligaris Cappio, direttore scientifico Airc. «Da oltre 30 anni L’Azalea della Ricerca ci permette di raccogliere risorse fondamentali per consentire ai nostri ricercatori di procedere senza pause nel loro lavoro. Per aumentare sempre più le percentuali di curabilità la ricerca è oggi impegnata su tre diversi fronti: sviluppo della conoscenza dei meccanismi molecolari alla base della trasformazione cellulare, messa a punto di farmaci sempre più mirati e identificazione di nuovi strumenti di screening per la diagnosi precoce».

Per trovare la piazza più vicina: airc.it oppure numero speciale 840 001 001 (uno scatto da tutta Italia)

In apertura foto Airc di Tommaso Gesuato

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