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Papa Francesco: «Cosa ti è successo Europa?»

6 Maggio Mag 2016 1214 06 maggio 2016
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In occasione del premio Carlo Magno, che Aquisgrana ha assegnato al Pontefice, il Papa torna a parlare di un tema a lui molto caro: l’Europa e i migranti. «Ricordiamoci da dove arriviamo. Confrontarci col passato ci permette di affrontare con coraggio la complessità del presente, accettando la sfida di aggiornare l’idea di Europa. Capace di dare alla luce un nuovo umanesimo basato su tre capacità: integrare, dialogare e generare».

Oggi Francesco, secondo Papa dopo Giovanni Paolo II, riceve in Vaticano il premio Carlo Magno (Karlspreis), il prestigioso riconoscimento internazionale conferito annualmente, fin dal 1950, dalla città tedesca di Aquisgrana a personalità con meriti particolari in favore dell'integrazione, dell'unità e della pace in Europa.

E anche se Papa Bergoglio non è solito accettare onorificenze e riconoscimenti, oggi l'eccezione è a lui gradita perché con essa egli può dare un segnale: l'Europa deve ritrovare se stessa, la sua centralità, la sua capacità di accoglienza e solidarietà in un momento di crisi.

Angela Merkel arriva in Vaticano

Di fronte a Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea, Donald Tusk, presidente del Consiglio europeo, Martin Shultz, presidente del Parlamento Europeo, il governatore della Bce, Mario Draghi e i premier Matteo Renzi e Angela Merkel, solo alcune delle tante autorità presenti alla premiazione, Francesco ha detto che: «Desidero ribadire la mia intenzione di offrire il prestigioso premio di cui vengo onorato per l’Europa. Non compiamo infatti un gesto celebrativo. Cogliamo piuttosto l’occasione per ausaspicare insieme uno slancio nuovo e coraggiioso di questo continente».

«La capacità di rialzarsi e uscire dai propri limiti appartengono all’anima dell’Europa», ha continuato il Pontefice. «Lo testimoniano le vicende del secolo scorso e la guerra più terribile che l’umanità ricordi. Le ceneri delle macerie non poterono seppellire la voglia di incontrare l’altro. Allora vennero gettate le fondamenta per la rinuncia alla guerra, per sempre. L’Europa dopo tante divisioni ritrovò finalmente sé stessa e iniziò a edificare la sua casa. Questa famiglia di popoli in tempi recenti sembra sentire meno proprie le mura della casa comune. Quella atmosfera di novità e quel desiderio di costruire l’unità paiono sempre più spenti. Noi figli di quel sogno siamo tentati di cedere ai nostri egoismi guardando al nostro utile e pensando di costruire recinti particolari. Tuttavia sono convinto che rassegnazione e stanchezza non appartengono all’anima dell’Europa e anche le difficoltà possono diventare promotrici potenti di unità».

«Nel Parlamento europeo mi sono permesso di parlare di Europa come nonna, stanca e invecchiata, non fertile e vitale dove i grandi ideali ispiratori sembrano perso forza e attrattiva», ricorda Francesco, «Un’Europa decaduta che sembra aver perso la sua capacità generatrice e tentata di assicurare e dominare gli spazi più che generare processi di inclusioni e accoglienza. Che si va trincerando invece che promuovere dinamiche capaci di coinvolgere e mettere in movimento tutti gli attori sociali».

«Cosa ti è successo Europa umanistica paladina dei diritti dell’uomo?», tuona il Papa, «Cosa ti è successo terra di poeti, musicisti, filosofi e letterati? Cosa ti è successo madre di popoli e nazioni, madre di grandi uomini e donne che hanno saputo difendere e dare la vita per la dignità dei propri fratelli?

Il Papa poi, dopo aver descritto la situazione dell'Europa, passa a descrivere le possibile strade per uscire da questa situazione. «Lo scrittore Eliezer Wiesel diceva che “oggi è capitale realizzare una trasfusione di memoria”. È necessario fare memoria, prendere un po’ di distanza dal presente per ascoltare la voce dei nostri antenati. La memoria non solo ci permetterà di non commettere gli stessi errori ma ci darà accesso a quella forza che ci permise di superare gli ostacoli. Ci libera da quella tendenza attuale di fabbricare in fretta sulle sabbie mobili dei risultati immediati e della rendita politica facile ed effimera».

Serve una nuova idea di Europa capace di dare alla luce un nuovo umanesimo basato su tre capacità: integrare, dialogare e generare

«Confrontarci col passato», chiarisce il Papa, «ci permette di affrontare con coraggio la complessità del presente, accettando la sfida di aggiornare l’idea di Europa. Capace di dare alla luce un nuovo umanesimo basato su tre capacità: integrare, dialogare e generare. L’identità europea è, ed è sempre stata, dinamica e multiculturale. Sappiamo che il tutto è il più delle parti e anche della loro semplice somma. Bisogna sempre lavorare per riconoscere un bene più grande. Dobbiamo promuovere una solidarietà che non può mai essere confusa con l’elemosina ma come generazione di opportunità, per tutti».

«Il tempo ci sta insegnando che non basta il solo inserimento geografico delle persone ma la sfida è una forte integrazione culturale. Solo così si potrà vincere la sfida di non rimpiegarsi su posizioni ideologiche e nazionalistiche. Il volto dell’Europa non si distingue nella contrapposizione ma nel portare i tratti di tante culture. Se vogliamo avere un futuro di pace possiamo sperare di averlo solo con l'inclusione vera, dando lavoro e passando da un'economia liquida a un'economia sociale. È il solo modo di tornare a sognare quell'umanesimo di cui l'Europa è stata culla e sorgente. Sogno questo nuovo umanesimo come un figlio speranzoso di questa madre Europa».

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