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Opportunità

11 "Cervelli in fuga"... tornano a Sud

16 Maggio Mag 2016 1805 16 maggio 2016
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Grazie al bando #Brains2South Fondazione Con il Sud sosterrà undici progetti di ricerca applicata con 3,4 mln di euro. Tra i ricercatori selezionati anche due stranieri. Un unico rammarico per Carlo Borgomeo: «Su 100 proposte pervenute ne sono state valute positivamente 34, ma ne abbiamo potute finanziare solo 11»

Lavoreranno nei centri di ricerca di Napoli, Salerno, Lecce, Cosenza, Catanzaro, Trapani e Catania gli undici ricercatori i cui progetti di ricerca applicata sono stati selezionati dalla quarta edizione del bando “Brains2South” promosso da Fondazione Con il Sud. I giovani ricercatori (5 uomini e sei donne, età media 38 anni) riceveranno un finanziamento privato a fondo perduto di 3,36 milioni di euro, con una media a iniziativa di 306mila euro. Diversi gli ambiti di riferimento: nanotecnologie, ingegneria, ambiente, agroalimentare, geologia e soprattutto medicina. I ricercatori (tra i quali due stranieri) fino ad oggi hanno condotto la propria attività all’estero o in Italia, al di fuori delle regioni meridionali. Ora invece svilupperanno le loro attività nei dipartimenti universitari e nei centri di ricerca di Calabria, Campania, Puglia e Sicilia.

Obiettivo del bando giunto quest’anno alla sua quarta edizione, era proprio quello di “attrarre” giovani eccellenze nei centri di ricerca e nei dipartimenti universitari del Sud. Tra le novità dell’edizione 2016 il fatto che le proposte sono state presentate direttamente dai ricercatori con esperienza nei settori scientifico e tecnologico, che hanno indicato le host institution del Sud in cui svilupparla. Qui il ricercatore avrà il ruolo di “referente scientifico” e condurrà il progetto di ricerca sotto la propria responsabilità, senza il controllo di un supervisore. Il vantaggio dell’ente ospitante è quello di avere l’opportunità di potenziare e migliorare la qualità della ricerca interna, grazie alle nuove competenze ed esperienze provenienti dalle diverse aree del mondo. Il finanziamento della Fondazione coprirà i costi del ricercatore e quelli legati alla sua proposta di ricerca (come ad esempio, la strumentazione necessaria, le risorse umane di supporto, i materiali di consumo, ecc…).

«Con questo Bando, come avvenuto per altro anche con l’iniziativa “Il bene torna comune” per la valorizzazione di spazi inutilizzati, abbiamo voluto introdurre una sperimentazione per marcare una propensione di fondo di apertura alle migliori idee, selezionandole a monte rivolgendoci direttamente ai giovani ricercatori, a prescindere dai centri di ricerca nelle quali si sarebbero potute realizzare» spiega Carlo Borgomeo, presidente della Fondazione Con il Sud. «Siamo molto soddisfatti per l’elevata qualità delle proposte pervenute e per il grado di applicabilità e impatto delle ricerche, perché diamo un’opportunità ai talenti e alle università del Sud, infine perché lanciamo un segnale importante al mondo della ricerca scientifica per una maggiore innovazione sociale».

Un unico rammarico per Borgomeo: «Su oltre 100 proposte pervenute ne sono state valutate positivamente 34, ma ne abbiamo potuto finanziare solo 11, privando di questa opportunità altri 23 giovani ricercatori, constatando ancora una volta che esiste una grande domanda e un enorme potenziale di cui le politiche di sviluppo dovrebbero tener conto».

Del resto basti pensare che i ricercatori stranieri nel nostro Paese sono solo il 3% (rilevazione del National Bureau of Economic Research), contro il 16% dei ricercatori italiani che decide di proseguire la propria attività all’estero.

Secondo un recente studio realizzato dal Censis per Confcooperative, inoltre, nel 2013 ben 26mila laureati con un’età media di 34 anni hanno lasciato le regioni del Sud trasferendosi in quelle settentrionali e altri 5mila hanno lasciato il Mezzogiorno per andare all’estero. In un solo anno, dunque, 31mila laureati hanno deciso di spendere altrove il patrimonio di competenze acquisito studiando nel proprio territorio di origine. Considerando che la spesa per studente sostenuta dallo Stato italiano per tutto il percorso formativo (dalla scuola primaria fino alla laurea) è pari a 108mila euro (stima Ocse), il mancato ritorno dell’investimento realizzato dal nostro Paese, con riferimento ai 5mila laureati meridionali che nel 2013 hanno lasciato l’Italia, è pari a 540 milioni di euro in un anno. Se si fa riferimento ai 26mila laureati meridionali che oggi vivono nel Centro-Nord, l’impatto economico può essere valutato in poco più di 2,8 miliardi di euro. In totale, si arriva a 3,3 miliardi di euro: una riduzione di opportunità per quei territori che hanno contribuito a formare un capitale potenzialmente strategico per il futuro.

Per quanto riguarda i progetti di ricerca applicati che saranno sostenuti molti sono in ambito biomedico (dalla ricerca contro i tumori e il parkinson, alla cardiologia, alla diagnostica, allo studio per impianti ossei con derivati da sughero), agroalimentare, ambientale (inquinamento marino, geologia, pesca intensiva) e della fotonica (fibre ottiche).

In apertura foto di Adalberto Roque/Afp/Getty Images

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