Angelo Bagnasco
Chiesa

L'agenda politica di Bagnasco: Migranti, occupazione, famiglia e gioco d'azzardo

17 Maggio Mag 2016 1000 17 maggio 2016
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La relazione del Card. Angelo Bagnasco, Arcivescovo di Genova e Presidente della CEI, ha aperto stamattina la seconda giornata di lavori della 69ª Assemblea Generale. Nel suo discorso enucleati i punti di una vera e propria agenda politica: l’Europa e i migranti, l’occupazione, la famiglia e il gioco d’azzardo

La relazione del Card. Angelo Bagnasco, Arcivescovo di Genova e Presidente della CEI, che ha aperto stamattina la seconda giornata di lavori della 69ª Assemblea Generale ha sottolineato quale siano oggi le preoccupazioni della Chiesa italiana. Nel suo discorso enucleati i punti di una vera e propria agenda politica: l’Europa e i migranti, l’occupazione, la famiglia e il gioco d’azzardo. Ecco alcuni passaggi:

Europa, Italia e migranti

Su questo tema Bagnasco riconosce “il permanente sforzo dell’Italia, sempre in prima linea per accogliere e salvare tante vite da ignobili mercanti di disperati. La Chiesa italiana continua ad offrire il suo contributo accogliendo, ad oggi, circa 23.000 migranti, con un aumento di 4.500 persone in questi primi mesi dell’anno. Alle comunità parrocchiali e religiose, sostenute dalle Caritas diocesane e dagli Uffici “Migrantes”, va dunque il nostro riconoscente incoraggiamento”. Sull'Europa il il presidente della Cei, riprendendo quanto detto da Papa Francesco in occasione del premio Carlo Magno, ha sottolinetao come: “il Sud del mondo si è messo in marcia sotto la spinta di circostanze difficili o tragiche: è un inarrestabile esodo. È doveroso chiederci se non sia questo un banco di prova perché l’Europa del diritto, della democrazia e della libertà, culla e sorgente dell’umanesimo”.

La disoccupazione e la povertà come emergenze

Riguardo alla situazione sociale del nostro Paese, il cardinal Bagnasco si è così espresso: “La nostra attenzione va, infine, al popolo al quale apparteniamo con affetto di Pastori e di cittadini. Vorremmo poterlo vedere più sereno, occupato nel lavoro, proiettato con fiducia verso il futuro, incoraggiato dalle prospettive dei giovani, lieto nell’intreccio di generazioni che si guardano con simpatia, fiducia, solidarietà. Gli indicatori che si leggono, purtroppo, non sembrano andare in questa direzione. Dall’inizio della crisi l’occupazione è caduta del 4,8%, una delle contrazioni più rilevanti in Europa: i dati ricorrenti dicono che la fascia tra i 15 e i 24 anni in cerca di lavoro è prossima al 40% contro il 22% della media europea: in termini percentuali siamo i peggiori, subito prima della Bulgaria. Forte preoccupazione la esprimiamo anche per gli adulti che, una volta perso il lavoro, si trovano nella difficoltà a rientrarvi con grave danno per le proprie famiglie oltre che per la propria dignità. Il peso della vita quotidiana, alla ricerca dei beni essenziali, diventa sempre più insostenibile, compreso il bene primario della casa. La povertà assoluta investe 1,5 milioni di famiglie, per un totale di 4 milioni di persone, il 6,8 della popolazione italiana! Mentre la platea dei poveri si allarga inglobando il ceto medio di ieri, la porzione della ricchezza cresce e si concentra sempre più nelle mani di pochi, purtroppo a volte anche attraverso la via della corruzione personale o di gruppo. Le nostre parrocchie vedono le file di coloro che cercano un pasto alle nostre mense: sono stati ben 12 i milioni di pasti distribuiti nel 2015. I responsabili della cosa pubblica, i diversi attori del mondo del lavoro, che cosa stanno facendo che non sia episodico ma strutturale?

L'urgenza di politiche per la famiglia

Per l'ennesima volta la Chiesa italiana chiede poi alla politica un serio impegno sul fronte delle politiche familiari, tanto più in presenza di un vero e proprio inverno demografico. Dice Bagnasco: “Un altro fronte che ci interroga è quello della natalità. Finalmente, dopo anni che lo richiamiamo, oggi perlomeno si parla di inverno demografico: l’immagine – seppur efficace – non suscita però ancora la necessaria coscienza della gravità. Ad oggi, si vedono segnali positivi di sostegno e promozione della famiglia che, oltre ad essere il grembo naturale della vita, è palestra di umanesimo, di virtù civili, di socialità e di educazione nell’intreccio di generazioni e di generi, primo ammortizzatore sociale. Tali segnali hanno, però, bisogno di essere incentivati e, soprattutto, di diventare strutturali. I dati ISTAT rimangono impietosi: quelli del 2015 sono i dati peggiori dall’unità d’Italia. Lo scorso anno, a fronte di 653.000 decessi, le nascite sono state 488.000, mentre 100.000 italiani hanno lasciato il Paese. La demografia è un indicatore decisivo dello stato di salute di un Paese, specialmente occidentale, dove lo sviluppo economico e lavorativo, insieme ad una cultura densa di ideali e valori, suscitano speranza nel domani e coraggio nel generare nuove vite, assumendo con fiducia la missione educativa dei figli. Che cosa sta facendo lo Stato perché si possa invertire la tendenza? Si avverte l’urgenza di una manovra fiscale coraggiosa, che dia finalmente equità alle famiglie con figli a carico. Gli esperti dicono che la messa in atto del cosiddetto “fattore famiglia” sarebbe già un passo concreto e significativo.

L'azzardo come corruzione

“Un terzo fantasma sta crescendo nel Paese: il gioco d’azzardo”, ha detto il presidente della Cei che ha ricordato come “La recente legge intima che il numero delle slot machine si riduca del 30% in quattro anni; in realtà è cresciuto del 10,6% in quattro mesi, salendo a 418.210. Negli ultimi sei anni, mentre fra la popolazione è salita la soglia della povertà, l’affare-azzardo ha raggiunto il 350%, fino a 84 miliardi. A fronte di così cospicui interessi a diversi livelli, chi sarà in grado di resistere alle pressioni delle lobby e intervenire in modo radicale? La ricaduta sociale della ludopatia è devastante per i singoli, che perdono il lavoro, rompono i rapporti familiari, diventano facile preda di altre dipendenze fino al suicidio, come ha affermato il Ministro della salute. I cittadini in che modo possono far sentire la propria volontà a fronte di problemi così gravi che perdurano da troppo tempo, corrompendo modi di pensare e stili di vita?”


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