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Energia

Se la rivoluzione energetica parte dalle isole

18 Maggio Mag 2016 1918 18 maggio 2016
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Si terrà a La Maddalena, Greening the Islands Italia, il primo “vertice delle isole minori italiane”, che si confronteranno sul tema delle energie rinnovabili, con un focus particolare su emergenza migranti e sostenibilità ambientale.

Sono piccole ma potrebbero trasformarsi in un traino per tutto il Paese nella corsa alle rinnovabili. In prima linea nella lotta ai cambiamenti climatici, le isole minori hanno ben chiaro il ruolo chiave che la sostenibilità ambientale rappresenta per il loro futuro. Sarà infatti proprio questo il tema scelto per il primo vertice delle isole minori, Greening the Islands Italia, in programma a La Maddalena il prossimo 27 e 28 maggio. Un’iniziativa lanciata già a livello internazionale, che arriva quest’anno in Sardegna, con la prima edizione tutta italiana, organizzata in collaborazione con l’Associazione Nazionale dei Comuni delle Isole Minori (ANCIM).

Le isole sono ecosistemi fragili,” spiega Gianni Chianetta direttore e coordinatore scientifico di Greening the Islands, “si ritrovano a gestire dei modelli di approvvigionamento energetico complessi e dispendiosi e sono proprio le prime a subire gli effetti dei cambiamenti climatici.” Oltre ad essere ovviamente influenzato dall’aumento del livello del mare, infatti Il territorio delle isole è anche soggetto ad una maggiore instabilità meteorologica, basti pensare che, solo nel Pacifico, eventi meteorologici estremi, come i cicloni tropicali, sono aumentati fino al 60% dal 1990 al 2010. “Per via della loro vulnerabilità, le isole sono anche le prime a voler avviare degli schemi nuovi, più sostenibili, sia dal punto di vista ambientale che economico.”

Tra gli obiettivi principali della due giorni a La Maddalena infatti, il rafforzamento di un dialogo con il governo sui temi dell’energia, dell’acqua e della mobilità nelle isole minori, con un focus particolare sullo sviluppo di un’autonomia idrica ed energetica, attraverso l’adozione di fonti rinnovabili. “Queste isole non possono contare su fonti energetiche fossili”, continua Gianni Chianetta, “ciò significa dipendere esclusivamente da un approvvigionamento via mare e, in caso di condizioni meteo sfavorevoli, questo comporta anche il rischio di rimanere completamente isolate. L’adozione di nuovi modelli energetici e idrici alimentati grazie alle rinnovabili, potrebbe rappresentare per le isole finalmente la possibilità di una nuova autonomia e anche di una nuova stabilità.”

In Italia le isole minori rappresentano 36 comuni nei quali sono residenti oltre 200.000 persone che divengono milioni durante la stagione estiva. Proprio le isole minori poi, si trovano protagoniste di un altro tema chiave, l’emergenza migranti. Nel 2015 la sola Lampedusa ha accolto oltre 19mila persone. Al “Vertice delle isole” si parlerà anche di questo. “Si discuterà della necessità di offrire un’accoglienza adeguata, che tenga conto delle disponibilità di acqua e energia e di una corretta gestione dei rifiuti, continuando a garantire la qualità della vita degli abitanti.”

La conferenza rientra nel percorso preparatorio dell’appuntamento internazionale di “Greening the Islands”, che terrà la sua terza edizione in ottobre a Lemnos, in Grecia. Proprio in vista dell’incontro nell’Egeo, Greening the Islands e ANCIM hanno avviato una raccolta dati sulle isole minori italiane per uno studio volto a individuare gli interventi prioritari per la sostenibilità ambientale nell’arco del prossimo decennio, tale indagine è già stata condotta nel 2015 per le isole della Sicilia. Nel caso della Sicilia, lo studio fatto in occasione della prima conferenza internazionale di Greening the Islands, tenutasi a Pantelleria nel 2014, portò alla mappatura degli interventi prioritari per l’autonomia energetica e la sostenibilità ambientale delle isole siciliane, con investimenti per circa € 230 milioni di euro nei settori dell’energia, dell’acqua, dei rifiuti e della mobilità elettrica. Tra gli investimenti prioritari per le isole siciliane il 55% riguardava il settore dell’acqua (dissalazione, miglioramento delle reti di distribuzione, etc), il 24% quello dell’energia (ibridizzazione con le rinnovabili di impianti convenzionali, illuminazione pubblica, etc), l’11% il settore dei rifiuti e il 10% quello della mobilità sostenibile.

Foto: FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images

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