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Lavoro

Isfol: Servizi per l’impiego, meglio il pubblico o il privato?

23 Maggio Mag 2016 1130 23 maggio 2016
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Un'anticipazione dei dati ISFOL-PLUS 2014, la seconda delle tre uscite che l’Istituto ha programmato in tema di servizi per l’impiego. «Nonostante un’utenza più numerosa e più difficile, i Centri per l’Impiego hanno performance non così distanti da quelle delle Agenzie per il Lavoro», è il commento del Commissario straordinario Stefano Sacchi

«Nonostante un’utenza più numerosa e più difficile, i Centri per l’Impiego hanno performance non così distanti da quelle delle Agenzie per il Lavoro». È il commento di Stefano Sacchi ai dati resi noti oggi dall’Isfol con la nota informativa Pubblico e privato nei servizi per il lavoro. «Per valutare l’effettivo ruolo svolto dall’operatore pubblico», ha aggiunto il Commissario straordinario dell’Istituto, «occorre considerare che sono soprattutto i Centri per l’Impiego ad occuparsi delle fasce deboli del mercato del lavoro, vale a dire i disoccupati di lunga durata, chi ha scarse competenze o un titolo di studio basso, poca o nessuna esperienza lavorativa, chi vive in contesti ambientali dove spesso mancano reali opportunità di collocamento, come nelle Regioni del Mezzogiorno».

L’utenza complessiva del sistema dei servizi per il lavoro ammonta a 4,6 milioni di persone all’anno. Il 54% degli utenti (2,5 milioni) si rivolge esclusivamente ai Centri per l’Impiego (CPI). Il 21% (1 milione) solo alle Agenzie per il Lavoro (APL). Quasi il 25% (1,1 milioni) a entrambi gli operatori.

Tra coloro che si sono indirizzati solo ai CPI l’incidenza degli occupati è di uno su tre, mentre nell’utenza esclusiva delle APL tale quota raggiunge il 55%. I CPI hanno il 70% dei propri utenti nel Centro-Sud, contro il 51% delle APL. Gli utenti laureati non superano il 15% nei CPI, mentre arrivano al 20% nelle APL.

Sul piano delle performance, cioè la quota di servizi richiesti che vengono effettivamente erogati, i risultati di pubblico e privato sono simili per quel che riguarda l’offerta di corsi professionali, percorsi personalizzati e tirocini/stage. Sul fronte dei servizi di

informazione utili alla ricerca di lavoro i dati premiano invece le APL (la performance è del 50%, contro il 42% dei CPI). Il gap è più marcato relativamente all’offerta di opportunità lavorative concrete (29% le APL e 16% i CPI).

Solo un terzo degli utenti dei CPI e il 40% di quelli delle APL ottengono un’offerta di lavoro o un corso di formazione o un colloquio di orientamento entro 4 mesi.

La nota informativa dell’Isfol presenta un’anticipazione dei dati ISFOL-PLUS 2014 che verranno diffusi in un research paper in corso di pubblicazione. Dopo il Rapporto annuale di monitoraggio sui Servizi per il lavoro 2015, è la seconda delle tre uscite che l’Istituto ha programmato in tema di servizi per l’impiego. La terza uscita avverrà lunedì 30 maggio prossimo, con un focus sull’intermediazione.

Le anticipazioni

Servizi richiesti ed erogati
Tanto per gli utenti dei CPI che per gli utenti delle APL2 i servizi più richiesti sono quelli finalizzati alla ricerca di lavoro, cioè ad avere opportunità concrete oppure informazioni utili (Fig. 1). Rispetto al privato, nel canale pubblico sono maggiori le richieste di svolgimento di un corso di formazione o di un tirocinio/stage. Uno spazio non indifferente nella domanda di servizi ai CPI riguarda lo svolgimento di pratiche amministrative.

Relativamente alle performance, cioè l’incidenza dei servizi effettivamente erogati sui servizi richiesti, nei CPI il valore più alto è proprio quello inerente le pratiche amministrative, mentre percentuali più basse si rilevano sia nel fornire informazioni a supporto della ricerca di lavoro sia nella pianificazione di percorsi personalizzati. Segue l’incidenza dell’erogazione di servizi legati alla formazione professionale e allo svolgimento di tirocini/stage. Chiude la graduatoria delle performance la capacità dei CPI di offrire opportunità lavorative concrete.

Nei servizi relativi all’offerta di opportunità lavorative lo scarto rispetto alle APL è più marcato, mentre per le altre tipologie di offerta i due sistemi del pubblico e del privato non si differenziano in modo rilevante. La vocazione specialistica delle APL, i volumi di utenza proporzionalmente più bassi, l’organizzazione più snella, più fluida, meno gravata da adempimenti e meno nidificata al livello istituzionale, la distribuzione geografica prevalente nelle Regioni con mercati del lavoro relativamente più dinamici sono le principali ragioni che spiegano la loro miglior performance rispetto ai CPI.

Tempi di erogazione
I due sistemi, pubblico e privato, sono in grado di prendere in carico e di processare con successo la metà della domanda complessiva loro rivolta. Vale la pena sottolineare, a tal riguardo, il dato relativo alla domanda di servizi soddisfatta entro i primi 4 mesi dalla richiesta, che rappresenta il termine fissato dalle normative di rifermento sulla presa in carico. Il 33% degli utenti dei CPI ha dichiarato di aver ricevuto il servizio richiesto entro questo termine, mentre gli utenti dei provider privati sono poco oltre il 40%

Il grado di soddisfazione
Relativamente alla qualità percepita dagli utenti (Fig. 3), i CPI ottengono una soddisfazione medio-alta in circa il 50% dei casi, tranne per la pianificazione di un percorso di inserimento, in cui la soddisfazione è modesta. Le APL registrano mediamente qualche punto percentuale di soddisfazione in più, in molti casi prossimo al 60% dell’utenza.

Le caratteristiche degli utenti
Su 4,6 milioni di persone che in un anno utilizzano i servizi per il lavoro, oltre la metà (2,5 milioni, pari al 54,7%) si rivolge ai CPI, circa un quinto (1 milione, pari al 21,4%) alle APL, la restante parte (1,1 milioni, pari al 23,8%) a entrambi gli operatori (Fig. 4).

Come evidenziato in Tab. 1, gli utenti dei CPI sono per lo più del Centro-Sud, in cerca di lavoro o inattivi, di genere femminile, con titoli di studio medio-bassi e di giovane età (18-29 anni). Viceversa gli utenti delle APL sono prevalentemente del Nord Italia, occupati o studenti, di genere maschile, con titoli di studio medio-alti e di età matura (40-64 anni).

Tra gli utenti dei CPI una durata della ricerca di lavoro che supera i 24 mesi, al momento dell’intervista, è più alta rispetto all’utenza delle APL (rispettivamente 24,4% e 17,7), mentre accade il contrario per una durata fino a 6 mesi (rispettivamente 33,9% e 40,8%).

In definitiva, l’utenza esclusiva delle APL mostra un profilo occupazionale relativamente solido. Ciò trova ulteriore conferma analizzando la componente specifica di coloro che al momento dell’intervista si sono dichiarati occupati (55%, contro il 32,8% dei CPI). Nell’utenza delle APL vi è inoltre una quota più alta di individui con contratto standard rispetto a quella dei CPI.

Questo emerge anche dalla Fig. 5: su 100 persone che sono in cerca di un’occupazione e utilizzano i servizi per il lavoro, quasi il 58% si rivolge ai CPI, circa il 12% alle APL (il 30% ad entrambi gli operatori).

A fronte delle distinte platee di utenti e del maggior numero complessivo di persone che grava sui CPI, il ruolo svolto dal segmento pubblico dei servizi per il lavoro appare molto rilevante e più significativo di quanto i soli risultati di performance sembrerebbero mostrare.

Va infine segnalato come rimangano nascoste gran parte delle occasioni lavorative che trovano un’intermediazione informale. Un approfondimento su questo aspetto sarà al centro del comunicato stampa di lunedì 30 maggio 2016, in occasione del quale verrà reso disponibile anche il research paper.