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I numeri e la mappa dell'azzardo in Italia

25 Maggio Mag 2016 1457 25 maggio 2016
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Nel 2015 il consumo in giochi degli italiani è stato di 88,2miliardi di euro. Metà di questo consumo va in macchinette. La regione che detiene il primato del consumo complessivo in azzardo è la Lombardia con 14miliardi, seguita dal Lazio con 7 e dalla Campania con 6. Sono oggi 420mila le slot machine attive in Italia in 83mila locali generalisti - bar, tabaccherie, persino lavanderie a gettoni - a cui si aggiungono circa 52mila vlt presenti in "locali dedicati". La mappa dell'azzardo legale italiano.

Oggi in Italia il giro d’affari legato al gioco d’azzardo legale di Stato è di 88,2 miliardi di euro di fatturato. Fatturato significa consumo di gioco: soldi spesi, talvolta vinti e quando vinti doppiamente rispesi in azzardo.

L'iperconsumo del gambling

Un certo orientamento rispetto al problema - perché con cifre tanto elevate è inevitabile si finisca per doverlo ammettere il problema - cerca di far passare una lettura che ridurrebbe la spesa effettiva a soli – si fa per dire – 17miliardi di euro, ovvero a quello che uscirebbe dalle tasche dei cittadini-giocatori al netto delle vincite.

Le cose sono più articolate: ogni vincita – solitamente piccola, molto piccola – finisce in nuove giocate. Se fino a 20 anni fa si confidava in grandi vincite con piccole somme giocate, un numero impressionante di giocate (le partite alle slot durano 4 secondi, alle vlt mediamente 2) ripetute nel tempo frutta piccole vincite immediatamente rigiocate. Una spirale che, in base alla legge dei grandi numeri, ma anche alla più elementare aritmetica, porta nel giro di un baleno il giocatore sul lastrico e nella spirale del sovraindebitamento.

Metà di questi 88 e passa miliardi di euro sono generati da macchine. Le slot machine da bar muovono 25miliardi 963milioni, le videolottery 22miliardi e 198 milioni. Il resto della torta se lo spartiscono lotterie (9miliardi), giochi a base sportiva (5miliardi 592milioni) e via scendendo. E lo Stato? Lo Stato nel 2015 ha incassato 8,7miliardi di euro.

La media di perdita oraria per ogni giocatore sulle slot da bar è quindi di 60 euro. Al netto delle somme restituite. Mentre sulle vlt, installate nellle sale i giocatori arrivano a perdere anche 1500 euro.

La variabile territoriale

Ecco la mappa dell'azzardo italiano, con la distribuzione di slot provincia per provincia.

Quanto si perde mediamente su una slot da bar?

Su una slot da bar (le cosiddette awp) il costo massimo di una partita è di 1 euro, mentre la vincita massima è di 100 e la durata minima di una giocata, stabilita per legge, è di 4 secondi, il che significa che mediamente ogni ora verranno introdotti 240euro, con un’erogazione in piccole vincite che mediamente dovrebbe essere di 180 euro: al netto quindi la perdita è di 60 euro ammesso che quelli precedenti non vengano riscossi e immediatamente rigiocati.

E su una vlt da sala giochi?

Qui le cose cambiano. Secondo i parametri di legge, qui il costo massimo di una partita è di 10euro con una vincita massima di 5000, vincita alla quale bisogna però aggiungere il jackpot di sala da 100mila euro e un jackpot nazionale da 500mila con un tempo di partita che non è definito dalle norme. Chi ha studiato gli apparecchi sul mercato ritiene però che la partita duri mediamente 2 secondi con una media oraria di denaro introdotto nella macchina che va da 800euro a 18mila euro.

L'impatto del machine gambling sui territori

Negli ultimi decenni, sviluppo del machine gambling o azzardo tramite macchine ha cambiato radicalmente il volto del fenomeno del "gioco pubblico" e, di conseguenza, anche della dipendenza da gioco d’azzardo. Verso la metà degli anni Novanta, la grande parte delle persone che partecipavano agli incontri dei Giocatori anonimi era dedita al gioco su slot machine.
Tuttavia, ancora oggi le ricerche tendono a concentrarsi sulle motivazioni dei giocatori d’azzardo e sui profili psichiatrici, piuttosto che sui format dell’azzardo in cui i giocatori sono coinvolti e sui territori.

Legati alla macchina

In Something for Nothing lo storico Jackson Lears definisce l’azzardo come una «porta d’ingresso verso un territorio più vasto». Lears sostiene che «il carattere nazionale si definisca da una tensione intensa tra la cultura della chance e la sua cultura del controllo». I giocatori dediti alle slot machine affermano che non si tratta né del controllo né della chance: il loro obiettivo non è vincere ma semplicemente continuare a stare nel flusso di gioco.

Da qui l’importanza rivestita dalle “piccole vincite” e dalle somme riscosse e immediatamente rigiocate e il fatto che la diffusione capillare, sistematica sui territori e in tutti i luoghi di aggregazione e di prossimità - quello che gli inglesi chiamano convenience gambling - sia un fatto strutturale oltre che nel "consumo" di gioco, anche nella "produzione" delle dipendenze di massa che ne conseguono.

I territori: numeri e cifre