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Azzardo e spot: dopo Italia-Scozia la Rai chiarisca

30 Maggio Mag 2016 1328 30 maggio 2016

Durante la partita Italia-Scozia, giocatasi a Malta, la regia della Rai indugia più volte su alcuni cartelloni pubblicitari legati a una società di scommesse. Perché? Remigio Del Grosso (CNU-Agcom): "Non vogliamo una Rai che fa cassa sulla disperazione. Le basti il canone televisivo, ora versato da tutti i contribuenti".

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Durante la partita Italia-Scozia, giocatasi a Malta, la regia della Rai indugia più volte su alcuni cartelloni pubblicitari legati a una società di scommesse. Perché? Remigio Del Grosso (CNU-Agcom): "Non vogliamo una Rai che fa cassa sulla disperazione. Le basti il canone televisivo, ora versato da tutti i contribuenti".

"Io vorrei, non vorrei, ma se vuoi" cantava Lucio Battisti. Solo che qui lo spartito annoia, il testo arranca e non si vede alcuna luce all'orizzonte. Il tanto sbandierato divieto di pubblicità del gioco d'azzardo previsto nella Legge di Stabilità 2016 è lettera morta, facciamocene una ragione. Chi doveva e poteva applicarlo, con un decreto attuativo, non ha fatto nulla. Se ne sono accorti gli spettatori della partita Italia-Scozia, disputatasi a Malta, vinta dall'Italia 1-0, ma persa dal servizio pubblico con goleada a favore di chi sull'azzardo fa il suo business. Non c'è troppo da stupirsi se, con una Rai che naviga a vista senza contratto di servizio e con gli Europei di Calcio alle porte, c'è chi dalle parti di certi ministeri voglia prendere tempo. Ma di tempo, non ce n'è. Sarebbe dunque meglio esser chiari: questo divieto s'ha o non s'ha da fare, come diceva il buon Gigetto di Paolo Poli?

Abbiamo sentito Remigio del Grosso, che su comunicazione e telecomunicazioni ha uno sguardo lucido e libero ed è Vice Presidente Comitato Media e Minori (MiSE). Vice Presidente Consiglio Nazionale degli Utenti - AGCOM. Ci racconta un episodio illuminante: «qualche giorno fa, in occasione di un workshop tenutosi presso l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, ho chiesto ai rappresentanti di Mediaset e Sky se non ritenessero opportuno di uniformarsi, durante le trasmissioni sportive a pagamento, al comportamento delle emittenti in chiaro che hanno deciso di non mandare in onda, di giorno e in prima serata, spot relativi al gioco d’azzardo. Ho ricevuto in risposta, davanti ai commissari Agcom, un silenzio agghiacciante».

Remigio del Grosso trova «agghiacciante il comportamento del servizio pubblico radiotelevisivo che, in prima serata, in occasione della partita Italia-Scozia (chissà perchè disputata a La Valletta), ha mandato ripetutamente in onda alcune immagini insignificanti dell’allenatore Conte, alle cui spalle appariva in bella vista la pubblicità di una società che gestisce un portale di giochi di azzardo».

Non sappiamo - prosegue Del Grosso - «se al regista della trasmissione era stato raccomandato di farlo, ma certamente un professionista coscienzioso, nonchè i direttori di Raisport e Raiuno, avrebbero dovuto accorgersi immediatamente dell’inopportunità delle riprese e staccare esclusivamente sulle azioni di gioco. Per dirla come il parlamentare Endrizzi che ha proposto l’abolizione della pubblicità del gioco d’azzardo, analogamente a quelle sul fumo ed i superalcolici, “non vogliamo uno Stato che fa cassa sulla disperazione”. Non vogliamo nemmeno una Rai che fa cassa sulla disperazione. Le basti il canone televisivo, ora versato da tutti i contribuenti». Il dibattito è aperto. Ma il divieto, questo lo abbiamo oramai capito, è chiuso a tripla mandata in qualche soffitta.

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