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Bambini con disabilità: a Milano nessuno sa quanti siano

30 Maggio Mag 2016 1655 30 maggio 2016
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L'associazione l'abilità presenta il documento “Non siamo cittadini minori”, un programma in 10 punti per i candidati sindaco della città di Milano, che definisce le emergenze sul tema bambini e adolescenti con disabilità

Che nei primi mille giorni si creino punti per orientamento e servizi di home visiting a sostegno dei genitori che hanno appena avuto la diagnosi di una disabilità del figlio. Che aumentino le iniziative di sostegno per le famiglie. Che si creino spazi per difendere e realizzare il diritto al gioco anche dei bambini con disabilità. Che si raccolgano dati sui bambini e adolescenti con disabilità nella città di Milano: un male nazionale, per cui siamo stati sanzionati anche dal Comitato delle Nazioni Unite che monitora l’implementazione della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità. Sono solo alcune delle 10 richieste fatte ai candidati sindaco della città di Milano dall’associazione l’abilità contenute nel documento “Non siamo cittadini minori”. Il programma in 10 punti definisce le emergenze sul tema bambini e adolescenti con disabilità, inviato ai tutti i candidati sindaco della città di Milano e presentato a Stefano Parisi da Laura Borghetto e Carlo Riva, presidente e direttore dell’associazione (qui di recente abbiamo raccontato il loro progetto In viaggio senza valigie).

Nella campagna elettorale e nei programmi dei futuri sindaci scarseggiano gli impegni sui bambini e gli adolescenti con disabilità: c’è qualche accenno a singole questioni, ad esempio i parchi gioco accessibili, ma l’agenda politica di Milano ha ben altri temi in evidenza, anche quando si parla di politiche sociali e di disabilità. «Fatta salva l’assistenza educativa e i trasporti nella scuola, la spesa sociale dell’ente locale sulla disabilità è impegnata per la maggior parte sui servizi per gli adulti. La quota sulla disabilità nell’infanzia e nell’adolescenza è residuale, legata a progetti a spot, e molta innovazione finisce con il morire perché non sostenuta adeguatamente dal sistema», spiega Laura Borghetto.

«Oggi Milano deve riuscire a fare un’agenda di interventi da quando nasce un bambino a quando diventa adolescente. Ci sono carenze croniche da questo punto di vista: mancano spesso un progetto di vita, le informazioni giuste al momento giusto, servizi diurni per gli adolescenti e tutto questo a scapito del diritto al benessere del bambino, con dei risvolti importanti sul nucleo familiare a cominciare dall’abbandono del lavoro da parte della madre».

Foto di Simona Brusa

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