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A Ventimiglia i migranti accampati in una chiesa

6 Giugno Giu 2016 1516 06 giugno 2016

La chiesa di Sant’Antonio diventa un centro di accoglienza improvvisato e autogestito. 400 le persone ospitate e 700 i pasti distribuiti ogni giorno. «Non possiamo andare avanti così», denuncia Maurizio Marmo direttore della Caritas di Ventimiglia. «I migranti dormono per terra. Questo non è un modo adeguato per fare accoglienza ma non abbiamo altra scelta»

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Chiesa Ventimiglia 2
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La chiesa di Sant’Antonio diventa un centro di accoglienza improvvisato e autogestito. 400 le persone ospitate e 700 i pasti distribuiti ogni giorno. «Non possiamo andare avanti così», denuncia Maurizio Marmo direttore della Caritas di Ventimiglia. «I migranti dormono per terra. Questo non è un modo adeguato per fare accoglienza ma non abbiamo altra scelta»

La chiesa di Sant’Antonio a Ventimiglia, nel quartiere di Roverino, amministrata dal parroco don Rito Alvarez, dallo scorso martedì è diventata un centro di accoglienza improvvisato per i migranti. «Dormono per terra nel campetto della chiesa, nel salone della parrocchia ed anche nello spazio dedicato alla celebrazione della messa», dichiara Maurizio Marmo direttore della Caritas di Ventimiglia. «Sappiamo che questo non è un modo adeguato di fare accoglienza ma al momento non abbiamo altre possibilità».

Dall’inizio del 2016 da Ventimiglia sono passati circa 3000 migranti. «È un flusso perenne», dichiara Marmo. «Qualcuno si ferma; la maggior parte rimane solo qualche giorno poi prosegue con il viaggio verso la frontiera». All’interno della chiesa dormono circa 400 persone e vengono distribuiti 700 pasti al giorno. «Non abbiamo nessun numero preciso rispetto a chi entra e chi esce dalla chiesa. L’accoglienza è libera». I migranti si erano accampati sulle sponde del fiume Roia e nei pressi della stazione del comune.

Lo scorso martedì la situazione è diventata ingestibile e per ragioni igienico-sanitarie il sindaco ha ordinato lo sgombero delle due aree. Un gruppo ha organizzato una protesta fino alla frontiera francese. Poi è stato rispedito indietro. «Non possiamo andare avanti per molto», denuncia Marmo. «Prepariamo i pasti in una cucina piccola, non siamo attrezzati». La Caritas è sostenuta da due associazioni francesi, «”un gesto per tutti” e “al cuore della speranza”. Ci danno un grande sostegno; sono loro ad occuparsi delle cene dei migranti».

La cittadina si è mobilitata. Sulla pagina Facebook “Ventimiglia CONfine solidale” gli operatori della Caritas scrivono quello di cui hanno bisogno, «dai piatti di plastica a mediatori culturali», dice Marmo. «Nessuno si è tirato indietro e tutti aiutano come possono. Ma la situazione rimane lo stesso complicata». La Caritas si è rivolta al comune e alla prefettura perché venga allestito uno spazio apposito per i migranti; un centro di accoglienza che rispetti gli standard e che possa ospitarli qualche giorno prima che riprendano il loro viaggio.

«Sono pochissimi quelli che vogliono restare in Italia», spiega Marmo. «Circa la metà dei migranti che arrivano a Ventimiglia sono sudanesi che vogliono raggiungere la Gran Bretagna». Don Rito non ha dato limiti di tempo alla permanenza dei migranti nella sua chiesa; ma la situazione è insostenibile. «Si deve necessariamente muovere qualcosa. Qui è tutto basato sul volontariato ma il numero dei migranti continua a crescere. Quello che chiediamo è un campo dove dare ai migranti la giusta accoglienza ma anche corrette informazioni legali che potrebbero aiutarli a scegliere se restare in o proseguire il viaggio verso la frontiera».

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