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Attuare veramente i diritti dei bambini: ecco i 143 passi che mancano (in Italia)

8 Giugno Giu 2016 1230 08 giugno 2016
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A 25 anni dalla ratifica da parte dell'Italia della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, le 91 associazioni del Gruppo CRC hanno presentato oggi il 9° Rapporto sull’attuazione della Convenzione. La strada da fare è ancora tanta. Qui una sintesi dei temi caldi: povertà minorile, minori stranieri non accompagnati, piano infanzia che non viene ancora approvato

A 25 anni dalla ratifica della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza da parte dell’Italia, avvenuta il 27 maggio 1991, «tanti principi enunciati nella CRC non hanno trovato ancora piena applicazione». Così scrive il 9° Rapporto del Gruppo CRC, presentato questa mattina a Roma: «le 143 raccomandazioni contenute alla fine dei vari paragrafi fanno riflettere su come il cammino sia ancora lungo», anche perché delle 143 raccomandazioni molte – segnalate in blu nel Rapporto – si ripetono da un anno all’altro, senza essere accolte.

In generale il Rapporto (il testo completo in allegato) sottolinea come «siamo ora in una fase piena di aspettative rispetto ad auspicati cambiamenti: istituzione del sistema integrato di educazione e istruzione dalla nascita ai sei anni, definizione e implementazione del primo Piano nazionale di contrasto alla povertà, sperimentazione del Fondo dedicato al contrasto della povertà educativa minorile, adozione e relativa implementazione del IV Piano Nazionale Infanzia, approvazione dell’auspicata riforma sulla cittadinanza; mentre vanno seguiti con estrema attenzione alcuni progetti in discussione, quale quello della riforma del processo civile, che prevede ampie modifiche anche per quanto attiene alla giustizia minorile. Stenta invece a decollare uno dei principi base della CRC: l’ascolto e la partecipazione dei minori in tutte le decisioni che li riguardano».

Una curiosità: nel 2015 l’8,4% degli adolescenti tra i 14 e i 17 anni ha partecipato ad associazioni culturali, ricreative o di altro tipo e il 9,7% ha svolto attività gratuite in associazioni di volontariato, in crescita contro l’8,6% del 2014.

Sono 50 i temi affrontati nel Rapporto, 50 fotografie della situazione attuale italiana, scattate grazie al contributo di 134 operatori di 91 associazioni aderenti al Gruppo CRC. Ecco alcuni estratti che parlano dei temi più caldi.

BAMBINI E ADOLESCENTI IN CONDIZIONI DI POVERTÀ

In Italia un minore su dieci è povero. Nel 2014, i minori in condizioni di povertà assoluta erano 1.045.000 (il 10% della popolazione di riferimento). L’intensità della povertà assoluta è passata, nel 2014, dal 18,8% dell’anno precedente al 19,1%49. Il disagio economico è più diffuso se all’interno della famiglia è presente un numero crescente di figli minorenni: il dato più alto, infatti, si registra nel caso in cui la famiglia è composta da 5 o più persone (16,4%), se la coppia ha 3 o più figli (16%) e se questi sono minori (18,6%). L'incidenza della povertà relativa, pari al 14% tra le coppie con due figli e al 27,7% tra quelle che ne hanno almeno tre, sale, rispettivamente, al 18,5% e al 31,2%, se i figli hanno meno di 18 anni. È una situazione che, sebbene stabile, non perde i suoi caratteri di drammaticità.

A luglio 2015, l’Osservatorio nazionale per l’infanzia e l’adolescenza ha approvato in sessione plenaria la bozza finale del IV Piano Nazionale d’azione per l’Infanzia, ancora in via di approvazione, che individua quatto tematiche prioritarie, tra cui quella del contrasto della povertà minorile e familiare. I risultati dell’analisi condotta nel Piano si riassumono nella richiesta di una misura centrata sul contrasto alla povertà assoluta, a carattere universale, considerando come criterio preferenziale la presenza di figli minorenni all’interno del nucleo familiare.

«La previsione, contenuta nella Legge di Stabilità 2016, di una misura di contrasto con tali caratteristiche sembra quindi un primo passo nella direzione auspicata. […] Un’altra importante novità è rappresentata dall’istituzione, in via sperimentale per il triennio 2016-2018, sempre prevista nella Legge di Stabilità, di un fondo dedicato specificatamente al contrasto della povertà educativa minorile, alimentato dalle fondazioni bancarie. Infatti, l’approccio multidimensionale alla povertà ci insegna che la dimensione economica da sola non è sufficiente a inquadrare e contrastare il fenomeno. Esiste una povertà, altrettanto insidiosa e spesso sottovalutata, che è condizione specifica dei minori, in quanto la povertà economica di solito è misurata in rapporto alle condizioni lavorative o di reddito dei genitori; si tratta di una forma di povertà che può essere espressa con il concetto di “povertà educativa”. La povertà educativa è la privazione da parte dei bambini e degli adolescenti della possibilità di apprendere, sperimentare, sviluppare e far fiorire liberamente capacità, talenti e aspirazioni. I dati al riguardo, in Italia, sono allarmanti».

Il Gruppo CRC raccomanda pertanto:

  1. All’Istat, di concerto con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, di realizzare, nell’ambito del Programma Statistico Nazionale, una specifica rilevazione sulla povertà minorile;
  2. Al Governo di prevedere, in sede di elaborazione delle politiche economiche e delle riforme strategiche (anche quando non si riferiscono ai minori), una valutazione dell’impatto che queste possono avere sulla popolazione da 0 a 18 anni, soprattutto per quanto attiene il rischio povertà ed esclusione sociale, e di adottare disposizioni volte ad attenuare eventuali ripercussioni negative;
  3. Al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e al Parlamento di definire e approvare al più presto il previsto Piano nazionale per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale, con particolare riguardo alla povertà minorile, ispirato ai Principi Guida delle Nazioni Unite su povertà estrema e diritti umani, e tenendo conto della Raccomandazione della Commissione Europea Investing in Children; di attivare al più presto le azioni che potranno godere del nuovo Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, attraverso un’effettiva regia, un monitoraggio e una valutazione d’impatto; di attivare al più presto tutte le misure previste dal Piano Operativo del FEAD, in particolare quelle a vantaggio dei minori in condizione di povertà.

IL PIANO NAZIONALE INFANZIA

Al momento è in fase di approvazione il IV Piano Nazionale Infanzia, il terzo era stato emanato nel 2011. L’attuale contiene importanti novità rispetto ai precedenti. Un primo elemento di novità positiva è la partecipazione delle Regioni nella fase iniziale di individuazione delle priorità di intervento e nelle azioni previste dal Piano. Tale partecipazione si è rivelata decisiva rispetto alla definizione di un Piano coerente con il livello regionale; Piano che ha ottenuto, a differenza del precedente, l’immediato parere favorevole a maggioranza in Conferenza Stato-Regioni. Solo 3 Regioni (Lombardia, Veneto e Liguria) hanno espresso “parere negativo in quanto non condividono i riferimenti alla necessità di modificare la normativa sull’acquisizione della cittadinanza e lo ius soli quale strumento di integrazione”.

Ciò che è mancato, ancora una volta, è la partecipazione diretta di bambini e ragazzi alla costruzione del Piano. Per la prima volta è stata redatta anche una versione easy to read (ETR) del Piano, destinata alla lettura dei ragazzi e quindi pensata come strumento di coinvolgimento e partecipazione. […]

Permangono alcune criticità:

  1. Il ritardo con il quale è stato avviato il percorso di stesura e approvazione del Piano. Il Piano è stato approvato in seno dall’Osservatorio il 28 luglio 2015 e ha ottenuto il parere positivo dell’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza il 7 ottobre 2015 e dalla Commissione infanzia in data 12 gennaio 2016; la Conferenza Stato-Regioni ha dato parere positivo in data 11 febbraio 2016. Da febbraio 2016 siamo quindi in attesa dell’approvazione finale da parte del Consiglio dei Ministri.
  2. Le azioni contenute nel Piano non hanno risorse individuate e specificamente allocate per la loro realizzazione.
  3. L’individuazione dei soggetti promotori in maniera generica e non rispetto alle singole azioni, mancando così un soggetto promotore individuato e responsabile di ogni singola azione.
  4. Non è chiaro quale sarà il sistema di monitoraggio del Piano stesso.

LA RIFORMA DELLA PROCEDURA MINORILE CIVILE E PENALE

L’8° Rapporto CRC aveva indirizzato al Parlamento la Raccomandazione di attuare una legislazione organica in materia di famiglia, prevedendo un unico giudice formato e specializzato, con esclusività di funzioni. Il Consiglio dei Ministri, con delibera n. 49 del 10 febbraio 2015 aveva approvato la delega per l’istituzione del Tribunale della famiglia e della persona, mantenendo un tribunale e un ufficio di procura autonomo in grado di accorpare tutte le competenze in materia di persone, famiglia e minori. […] Durante i lavori parlamentari si è sempre più profilato l’abbandono del progetto di un Tribunale per la persona, la famiglia e i minori, in favore, da una parte, di un ufficio autonomo della Procura delegato solo ai procedimenti relativi ai minori e, dall’altra, di sezioni specializzate. Sono state numerose le iniziative dei magistrati minorili e delle Associazioni di settore per contrastate tale indirizzo. […] Anche una gran parte delle Associazioni che fanno parte del Gruppo CRC hanno sottoscritto un documento in cui si sottolinea l’opportunità di mantenere l’unità della giurisdizione civile e penale in capo a un unico organo, unitamente alla specializzazione dei magistrati e all’esclusività delle funzioni. […]

Pertanto il Gruppo CRC raccomanda:

  1. Al Parlamento, nell’approvazione e attuazione della Legge sull’efficienza del processo civile, di preservare e implementare la competenza, la formazione specifica e le funzioni esclusive degli operatori nell’ambito della giustizia minorile, anche per quanto riguarda l’ufficio del Pubblico Ministero minorile, con autonomia gestionale ed organizzativa;
  2. Al Parlamento di prevedere un unico procedimento civile adattabile a tutte le questioni famigliari e minorili, secondo un principio di celerità, rispettoso del giusto processo e quindi delle disposizioni di cui all’art. 111 della Costituzione, anche per quanto riguarda la fase esecutiva;
  3. Al Parlamento di recepire senza ritardo la direttiva dell’Unione Europea in materia di giusto processo minorile, con particolare riferimento alle misure alternative alla pena detentiva, e di emanare Linee Guida nazionali in materia di mediazione che uniformino le diverse realtà, favorendo l’istituzione, dove già non vi fossero, dei centri di giustizia.

MINORI STRANIERI NON ACCOMPAGNATI

Nel 2015, a seguito di soccorso in mare, sono arrivati in Italia, principalmente nel porto di Augusta (SR), 16.362 minori, di cui 12.272 non accompagnati (MNA). Rispetto al 2014, la percentuale degli arrivi di MNA, per la maggior parte ragazzi tra i 15 e i 17 anni, è rimasta sostanzialmente invariata (pari al 7,9% del totale di migranti nel 2015 e al 7,6% nel 2014), con una lieve diminuzione in termini numerici (ne erano arrivati 13.026 nel 2014). Per quanto riguarda le nazionalità, si è registrata una flessione negli arrivi di MNA eritrei, egiziani e somali, che restano comunque la maggioranza (rispettivamente 3.089, 1.711, 1.296 nel 2015 e 3.394, 2.007 e 1.481 nel 2014), e un significativo aumento di MNA, tra cui anche ragazze, originari della Nigeria (1.006 nel 2015 contro i 461 del 2014).

Al 31 dicembre 2015, erano stati segnalati al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – e risultavano essere ancora presenti sul territorio nazionale – 11.921 MNA, per la maggior parte maschi (95,4%) di 16-17 anni (81,2%) e originari di Egitto, Albania, Eritrea e Gambia. Alla stessa data, risultavano invece essere irreperibili 6.135 MNA, per la maggior parte somali ed eritrei. […]

L’auspicata riforma del sistema di protezione e accoglienza dei MNA, attraverso l’approvazione del DDL 16585 non si è ancora realizzata, anche se è continuato il tentativo di superamento della gestione emergenziale del flusso migratorio, compresa la gestione degli arrivi di MNA. In particolare, il 18 agosto 2015 è stato approvato il D.Lgs. 142/2015 che disciplina i princìpi e i percorsi per l’accoglienza dei MNA e individua il sistema SPRAR per la seconda accoglienza di tutti i MNA, non solo per i richiedenti asilo. Per la temporanea prima accoglienza al 20 dicembre 2015, erano stati inseriti complessivamente 1.969 MNA, un numero residuale rispetto agli arrivi, di cui soltanto il 33% è stato trasferito in un SPRAR. Nonostante fosse stata prevista la permanenza massima di 60 giorni, estensibili a 90 in casi eccezionali dettati da esigenze di soccorso e protezione immediata, tale limite temporale è stato ampiamente disatteso, principalmente a causa dell’insufficienza di posti in comunità SPRAR: pur essendo stati aumentati di 1.010 unità, ciò è avvenuto solo a partire dal dicembre 2015 e i complessivi circa 2.000 posti ora disponibili sono comunque ancora insufficienti per accogliere tutti i MNA. Inoltre, diversamente da quanto normativamente previsto, decorsi i 60/90 giorni in prima accoglienza, i MNA non sono stati trasferiti nelle strutture appropriate del Comune in cui si trovavano, ma sono rimasti in strutture di prima accoglienza, con conseguente abbassamento degli standard, in ragione dell’inadeguatezza delle strutture a gestire una permanenza di lungo termine, e un conseguente impatto negativo nel percorso di relazione e integrazione dei minori sul territorio; senza contare l’aumentata esposizione dei minori al rischio di fuga. […]

Il Gruppo CRC raccomanda:

  1. Al Parlamento di approvare la proposta di legge A.C. 1658 contenente misure di protezione dei minori stranieri non accompagnati;
  2. A tutti i Garanti regionali per l’infanzia di promuovere la creazione, presso le sedi giudiziarie, di albi riservati ai tutori volontari ed elenchi di famiglie disponibili all’affidamento familiare, nonché la stipula di Protocolli di Intesa che li rendano operativi e la realizzazione di corsi di formazione inter-disciplinare per i tutori dei minori stranieri non accompagnati e per le famiglie disponibili;
  3. Al Ministero dell’Interno di ampliare di almeno 10.000 unità i posti SPRAR e, nelle more, terminati i posti SPRAR, di garantire che i MNA non permangano nelle strutture di prima accoglienza oltre il tempo massimo stabilito dalla legge, avendo cura, in collaborazione con le competenti autorità, che alla scadenza del termine previsto per la loro permanenza in strutture di prima accoglienza, il trasferimento dei minori non accompagnati venga fatto in comunità per minori a livello nazionale, e che in caso di inevitabile prosecuzione della permanenza siano accolti attraverso le misure di protezione dell’infanzia previste nella Legge 184/1983, in condizioni di uguaglianza rispetto agli altri bambini e ragazzi sul territorio.

Foto di copertina ANWAR AMRO/AFP/Getty Images; le altre foto Getty Images

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