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Il caso

Weal Farouq: «No Caro Obama, su Orlando le parole ci sono e sono quelle del Papa»

13 Giugno Giu 2016 1638 13 giugno 2016
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Il presidente degli Stati Uniti, commentando la strage, ha parlato solo di “atto di terrore e odio” dimenticando il tema delle armi. Per il professore «è inutile cercare di volta in volta di caratterizzare la violenza. L’odio ci sarà sempre nel cuore dell’uomo. Il problema è che noi continuiamo ad armarlo. Bisogna dire basta alle armi, l’unico vero fil rouge degli attentati di tutto il mondo»

Sulla pista del Pulse, un locale gay di Orlando, sono rimaste 49 persone. Falciate, come si era già visto a Parigi, da un attentatore che, armato di fucile mitragliatore, una volta entrato ha cominciato a fare il tiro al bersaglio. Il giorno dopo, mentre in tutto il mondo si moltiplicano le manifestazioni di solidarietà, è arrivata anche la rivendicazione di Isis.

Vita ha parlato dell’accaduto con Wael Farouq, vicepresidente del Meeting del Cairo, Presidente del Centro Culturale Tawasul e docente presso l’Istituto di Lingua Araba all’Università Americana del Cairo e co-autore assieme a Papa Benedetto XVI, del libro “Dio salvi la ragione”. La prima impressione di uno dei più attenti osservatori delle dinamiche dell’islam in Occidente è che tutta la vicenda è analizzata e posta nel modo sbagliato.

«Secondo me le due posizioni, una che parla di attentato omofobo e l’altra, uguale e contraria, che invece parla di una reazione alla provocazione omosessuale, sono entrambe lontane dal punto». Per il prof. infatti, «non sono omosessuali i morti. Sono persone, esseri umani. Il punto è questo. Il concentrarsi sul genere è sbagliato. Com’è sbagliato concentrarsi sul genere dell’attentatore. Negli ultimi tre anni tutti gli attentati avvenuti negli Usa hanno una sola cosa in comune: le armi. Dai morti nelle scuole e nelle università, alla violenza nei confronti dei disabili o contro la comunità afroamericana l’unico fil rouge è questa facilità di avere armi da fuoco. In quella discoteca ci sono vittime che rappresentano tutta l’umanità, come a Parigi. Non solo gli omosessuali. Persone cui è stata tolto il futuro».

Non è un caso che l’arma usata dall’assassino, un AR15, non solo è legale ma è stata comprata online. «Obama ha detto che non trova parole», sottolinea Farouq, «È evidente che permettere a chiunque di avere armi come quelle è sottovalutare la vita dell’uomo. Le parole ci devono essere e devono essere molto simili a quelle dette da Papa Francesco parlando dei marcanti di armi: «Non sono cristiani”».

Ed è rispetto a questo silenzio presidenziale che il professore ravvede l’altro tema fondamentale: «Un’altra tendenza è la mancanza di memoria. Non possiamo dimenticare tutti gli altri attentati. Non possiamo fare finta di dimenticare che gli Usa sostengono in Siria persone come questo Omar Mateen. Non capiamo più perché abbiamo perso la memoria. Non vediamo il contesto di questa violenza».

In queste ore in tanti hanno parlato di odio ma «il problema non è che ci sia qualcuno che odia. Questo è normale, fa parte dell’essere umano, è sempre successo», sottolinea Farouq, «Il problema è che questo odio si concretizza in fatti, gesto ed eventi. E questo può accadere solo con le armi. Se le armi continuano ad arrivare facilmente nelle mani di chi odia non ne usciremo mai. È questo il grande male. Prima c’erano le armi ma c’era anche la responsabilità, uno Stato che controllava. Oggi con le nuove tecnologie, che hanno reso ciascuno un’isola, lo Stato è diventato personale, e ognuno ha gli strumenti per fare quello che vuole».

Ma come si può fermare la violenza? «Come ho detto tante volte», spiega Farouq, «le armi di Isis e il loro esercito non sono il vero pericolo. Il pericolo è questa ideologia di cui Isis è la conseguenza. Quello che dobbiamo combattere è questa ideologia dell’Islam politico. Dai Fratelli Musulmani a Isis sono tutti uguali. Gli Stati Uniti non possono difendere gente che crede nella possibilità di uccidere nel nome di Dio e lo dice apertamente».

Il pericolo dunque non è il terrorismo ma l’ideologia, «che è un virus che può colpire chiunque. Una sfida che gli Usa hanno scelto di non affrontare o affrontare in modo pragmatico per servire i propri interessi. Ma se c’è una società sinceramente interessata ai valori umani non può permettere questa ideologia. Come successe con il nazismo. Oggi nessuno accetta che qualcuno dica: “io sono razzista”. O che qualcuno teorizzi che esistono razze superiori ad altre. Deve essere così anche con l’islam politico, che come unico progetto può avere il terrorismo».

Non solo. Per Farouq, «non si può separare quel che succede in Arabia Saudita o in Israele e quello che capita a Orlando. In ognuno di questi casi i valori sono stati sottomessi al potere, al denaro e alla politica. Perché quando uccidono dei bambini lontano in Medio Oriente, non ci pensiamo neanche e poi ci scandalizziamo per Orlando? Le cose sono connesse, la violenza è la stessa. Tutto questo male continuerà finché noi non ricominceremo ad avere memoria e ci renderemo conto che la violenza è una sola. Chiunque ha una ragione per odiare. Non possiamo togliere l’odio dal cuore dell’uomo. Ma possiamo fermare e non permettere che chi odia abbia i mezzi per trasformare quell’odio in violenza».

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