Asini A Coccaglio
Caritas

Asini scaccia crisi. In provincia di Brescia latte e cosmetici grazie all'8x1000

17 Giugno Giu 2016 1231 17 giugno 2016
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Un progetto della Caritas Diocesana di Brescia ha dato il via a un esperimento pilota: un allevamento di asine e una rete di economia solidale. Un investimento importante che sta già dando i suoi frutti in termini di posti di lavoro e innovazione, ma anche una sfida aperta per rifondare relazioni virtuose di comunità.

È tra i prodotti più cari e ricercati al mondo. Il latte d'asina costa in media tra i 15 e i 18 euro al litro, ma è ricercatissimo soprattutto nel settore cosmetico

Asini scaccia crisi

A Coccaglio, 8mila anime nella bassa bresciana. c'è il più grande allevamento di asine della Lombardia. Grazie all'8X1000, la Caritas ha creduto in questo progetto che, a oggi, coinvolge 6 aziende agroalimentari. Tra burocrazia, multinazionali e quote il latte di vacca non dà più di che vivere.

Così, due anni fa è partito il progetto ed è nata una società agricola,"Le asine di Balaam", partecipata dalla Fondazione Opera Caritas San Martino. All'inzio con due asinelli, l'allevamento ora ne ha una cinquantina, ma presto diventeranno un centinaio. L'allevamento è gestito da due allevatori con l'aiuto di un veterinario, per il resto - osservano dalla Caritas -, dall'attività commerciale, a quella di ricerca e sviluppo e dalle attività socioeducative e riabilitative è prevista la creazione di circa 15 posti di lavoro stabile entro il 2017. Non poco, per un'economia paziente che ha bisogno di investimenti pazienti.

Considerando che il più grande allevamento d'Europa conta 800 animali, quella di Coccaglio non è propriamente da considerarsi, nel settore, un'azienda di piccolo taglio. Il costo di un'asina può costare anche 3mila euro, mentre per un maschio si arriva a 7-8mila e questo spiega la necessità di investimenti ponderati, ma rilevanti in formazione e animali.

Con una piccola nota: la gestazione di un asinello dura un anno e la produzione di latte è alquanto delicata - per dare latte, l'asina deve avere sempre con sé il piccolo -poiché ogni asina ne produce si e no mezzo litro al giorno.​ Il latte d’asina è considerato l'alimento in assoluto più simile al latte materno umano ed è particolarmente ricercato nella dieta di neonati allergici al latte vaccino, ma è soprattutto nel settore cosmetico che trova mercato per la produzione di saponi e creme.

A passo d'asino

L'allevamento solidale di asine rientra in una iniziativa della Caritas Diocesana che con i progetti “A passo d’asino” “Rete agrosolidale” e "Latte solidale" sta cercando di dare concretezza, nell'ambito zootecnico e agroalimentare, alle parole di Papa Francesco: "La fase di grave difficoltà e disoccupazione richiede di essere affrontata con gli strumenti della creatività e della solidarietà. La creatività di coloro che guardano al futuro con fiducia e speranza".

Nel suo complesso, nel 2015 per il progetto della Rete agrosolidale, che è nato in continuità con A passo d'asina, la Caritas Diocesava ha destinato 340mila euro e punta "a promuovere una cultura di economia di comunità e di tutela ambientale".

Una rete di economia solidale

Le fragilità maggiori delle realtà da sostenere, spiegano dalla Caritas, "sono dovute a ingenti investimenti iniziali per l'acquisto degli immobili e delle attrezzature con tassi bancari elevati; difficoltà di liquidità dovuta spesso ai forti ritardi delle erogazioni del Piano di Sviluppo Rurale che garantisce alle aziende finanziamenti del 35% sugli investimenti effettuati; calo delle vendite, ricavi sempre più bassi, rete commerciale poco strutturata, gravi ed imprevedibili eventi atmosferici; forte solitudine ed isolamento degli allevatori, soprattutto montani". Di fronte a queste criticità, la rete d'impresa sembra "lo strumento in grado di connettere diversi soggetti e le loro specifiche competenze per far nascere sinergie e occasioni di cooperazione e beneficiare anche di agevolazioni fiscali sugli utili derivanti dalle attività rete".

Il il 75% delle persone che chiede aiuto alla Caritas diocesana lo fa per problemi legati proprio alla mancanza di lavoro. Situazioni difficili, talvolta molto gravi che, ci raccontantano, hanno spinto la Caritas a guardare a possibilità di investimento in un settore, quello agricolo e agroalimentare, che nonostante tutto a Brescia sembra ancora resistere. A patto di innovare realmente.