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Unione Europea

Migration compact UE: opportunità o mutazione genetica?

17 Giugno Giu 2016 1051 17 giugno 2016
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Il Consiglio europeo riunirà a Bruxelles i 28 e 29 giugno i capi di Stato e di governo per discutere, oltre al Brexit, l'ultima proposta della Commissione UE sui partenariati strategici con i Paesi Terzi per gestire i fenomeni migratori. In vista di questo importante Vertice, la piattaforma Link 2007 propone modifiche, nella concezione e nei provvedimenti individuati, senza le quali la proposta dei compacts avrebbe poche possibilità di successo.

La comunicazione della Commissione europea (CE) del 7 giugno scorso esplicita il piano per “un nuovo partenariato con i paesi terzi in tema di migrazioni”, rifacendosi all’iniziativa del Migration Compact proposto dal presidente Renzi. La proposta italiana è strettamente legata all’idea di un ampio programma di sviluppo con l’Africa, indirizzato agli investimenti in infrastrutture, all’educazione, all’occupazione, all’inclusione economica, sociale e culturale delle fasce e regioni più bisognose.

La nuova partnership europea con i paesi terzi, pur avendo elementi direttamente riconducibili alle politiche di sviluppo e di vicinato, rimane incentrata sul contenimento dell’immigrazione e sembra subordinare l’intera azione europea con i paesi terzi a questo obiettivo. Nonostante i molti punti che non convincono, ad avviso di LINK 2007 la proposta europea è forse il massimo raggiungibile nell’attuale Europa a 28 ma ritiene che la comunicazione debba rappresentare solo l’inizio di un cammino che, meglio finalizzato, ben gestito, trasparente, controllato e valutato periodicamente nei risultati, possa portare l’UE ad un ripensamento delle sue relazioni esterne che richiederanno sempre maggiori collaborazioni, partenariati veri e duraturi.

Alcuni punti dovrebbero però essere precisati senza lasciare ambiguità. Anche per garantire la massima coerenza delle politiche europee che guideranno i diversi programmi; per inserirsi in modo aperto nel dibattito avviato dalle Nazioni Unite per un Global Compact; per affrontare il tema in occasione del quinto Summit EU-Africa nel 2017; per presentare una proposta credibile e appetibile al G7 a guida italiana nel maggio 2017, in modo da aggregare i grandi del pianeta.

La nuova partnership europea con i paesi terzi, pur avendo elementi direttamente riconducibili alle politiche di sviluppo e di vicinato, rimane incentrata sul contenimento dell’immigrazione.

I Compacts e le politiche UE di sviluppo e di vicinato

LINK 2007 ricorda che la proposta europea prevede un approccio “coordinato, sistemico e strutturale” tra l’Unione e gli stati membri e la massimizzazione delle sinergie tra politiche interne e esterne dell’Unione. Essa si traduce in una serie di accordi, compacts, con paesi terzi particolarmente toccati dal fenomeno migratorio (di partenza, di transito o di destinazione) al fine di cooperare strettamente nella sua gestione, la protezione delle persone e la lotta al traffico e allo sfruttamento di esseri umani. Gli obiettivi a breve termine vanno dal salvare le vite ai ritorni, alle permanenze in paesi vicini alle aree di conflitto e prevedono impegni per l’implementazione dei sistemi legislativi e istituzionali, la formazione nella gestione dei confini e dei flussi, la protezione dei rifugiati, il sostegno dei ritorni volontari, le riammissioni, il reinserimento, l’offerta di canali migratori legali. Gli obiettivi a lungo termine si concentrano sulle cause delle migrazioni prevedendo accordi che aiutino ad affrontarle con interventi in campo sociale, politico, economico, ambientale. Nessun riferimento però, fa notare LINK 2007, all’azione politica per la pace e sulla vendita delle armi che dovrebbe vedere un maggiore ruolo dell’UE per prevenire e mettere fine ai conflitti che provocano fughe di intere popolazioni.

Sono 16 i paesi prioritari con cui definire gli accordi ma in una prima fase essi riguarderanno Niger, Nigeria, Senegal, Mali, Etiopia, con un crescente impegno con Tunisia e Libia. Si tratta di intese da definire con paesi con i quali esistono da tempo forti partenariati nell’ambito delle politiche europee di sviluppo e di vicinato. Il documento della CE sembra delineare un radicale cambiamento di queste politiche per renderle subalterne ai compacts e al contenimento delle migrazioni. Se così fosse sarebbe ad avviso di LINK 2007 una superficialità e un errore politico, che evidenzierebbe la gravità della crisi dell’UE e della sua limitata capacità di analisi, di strategia, di visione di lungo periodo, di sé stessa e dei suoi valori, del suo posizionamento e ruolo nel mondo.

E si augura che il Consiglio, concordemente con la CE e il SEAE, sappiano dare indicazioni tali da togliere ogni ambiguità sul fatto che i compact migratori e gli investimenti nei paesi partner dovranno essere guidati e resi coerenti da rafforzate politiche di cooperazione per lo sviluppo e di vicinato.

Nessun riferimento però all’azione politica per la pace e sulla vendita delle armi che dovrebbe vedere un maggiore ruolo dell’UE per prevenire e mettere fine ai conflitti che provocano fughe di intere popolazioni.

Le risorse finanziarie

Da un lato la CE propone un rimaneggiamento e una razionalizzazione degli stanziamenti già programmati nel bilancio 2014-2020, sia ordinari che innovativi (quali i fondi fiduciari per la crisi siriana e per l’emergenza migrazioni in Africa e l’iniziativa per i rifugiati in Turchia) e dei relativi strumenti finanziari per renderli più coerenti ed efficaci ai fini del controllo, del contenimento dei flussi migratori e della protezione dei migranti. Introduce inoltre la leva dei condizionamenti incentivanti o disincentivanti i rapporti con i paesi partner nelle relazioni economico-commerciali, nelle politiche di sviluppo e in quelle relative “all’educazione, la ricerca, i cambiamenti climatici, l’energia, l’ambiente, l’agricoltura”. Sono così introdotte, secondo LINK 2007, forti ambiguità. Che consistenza avranno i disincentivi? Che cooperazione sarà quella disincentivata? Che reazioni potranno esserci da parte dei paesi disincentivati? Limitate sono comunque le risorse aggiuntive. “A condizione che gli stati membri facciano la loro parte”, la Commissione parte da una disponibilità di 8 miliardi di euro per il periodo 2016-2020. Ma si tratta - salvo che per 500 milioni stanziati ex novo - di fondi già programmati, sul cui impiego ora ricadrà la leva dell’incentivazione o disincentivazione.

Dall’altro lato la CE sollecita ampi investimenti privati nei paesi terzi, a fianco di quelli pubblici, per moltiplicare gli interventi che possano incidere sule cause delle migrazioni. Un fondo per gli investimenti esterni sarà costituito, in quantità e condizioni tali da attrarre ulteriori finanziamenti per un piano di investimenti esterni sia pubblici (governi e banche di sviluppo degli stati membri, Bei, Bers) che privati (imprese, banche, fondi di investimento). Secondo le stime della CE, un fondo iniziale di 3,1 miliardi, reindirizzati da altri programmi a questo scopo, potrebbe attrarre altri 31 miliardi di investimenti pubblici e privati grazie anche a garanzie e incentivi quali la copertura del rischio, i fondi concessionali ed altre leve. La CE si augura che gli stati membri si impegnino per lo stesso ammontare, al fine di incentivare un volume complessivo di investimenti per 62 miliardi di euro. Un mix di finanziamenti che per LINK 2007 possono rappresentare, se gestiti e finalizzati bene, un’innovazione di rilievo.

Osservazioni e proposte

Con questa lettura della comunicazione della CE, le Ong di LINK 2007 avanzano alcune osservazioni e proposte:

  1. La salvezza delle vite, la dignità delle persone e il rispetto dei diritti fondamentali, compreso quello all’accoglienza di chi corre gravi pericoli, devono guidare e rimanere alla base di ogni politica migratoria.
  2. Il principio “aiutiamoli a casa loro” per garantire il diritto di vivere nella propria terra senza essere costretti all’emigrazione richiede una consistente e costante strategia di sviluppo e di stabilizzazione politica di lungo periodo. Da sfatare è la convinzione che gli immigrati siano i più poveri dei paesi poveri: sono proprio la crescita e lo sviluppo ad aumentare le risorse finanziarie e culturali che creano le condizioni per poter partire superando i timori.
  3. Il riallineamento degli strumenti finanziari della cooperazione allo sviluppo verso le finalità del contenimento e controllo delle migrazioni, con una revisione a questo fine della programmazione 2014-2020, comporterebbe un mutamento genetico delle politiche di sviluppo dell’UE e dei rapporti di partenariato con i paesi terzi, riducendoli a un do ut des che subordina i processi di sviluppo e i partenariati politici agli immediati interessi europei.
  4. La leadership strategica della revisione degli strumenti della programmazione 2014-2020 e del piano di investimenti esterni, a cui si spera possano partecipare in modo consistente le istituzioni finanziarie europee e degli stati membri, dovrà fare capo alla Commissione, con riferimento alle DG Sviluppo e Vicinato, e al SEAE. Dovrà essere quindi la Commissione e non le istituzioni finanziarie a risponderne in toto.
  5. I temi dei diritti umani e della protezione internazionale rimangono alquanto sfuocati. L’accordo UE-Turchia non può certo essere il modello a cui riferirsi. Convenzioni europee e internazionali impegnano l’Italia e i paesi europei in tema di diritti umani e di protezione internazionale e i compacts ad esse devono fare riferimento.
  6. Esternalizzare la gestione dell’asilo può essere una misura di tamponamento in un’Europa confusa e divisa, che dovrà in ogni caso riuscire ad assumere le proprie responsabilità se non vuole ridursi ad entità marginale nel contesto mondiale. Positiva, in questo senso, è l’apertura agli ingressi legali per motivi di lavoro: essi sono l’alternativa, insieme ai corridoi umanitari, agli ingressi illegali e al relativo traffico di esseri umani.
  7. E’ indispensabile che, pur nell’unicità dell’ampio programma, si possa chiaramente distinguere tra la cooperazione per lo sviluppo e le altre cooperazioni sulla sicurezza e il contenimento dei migranti.
  8. La politica di cooperazione per lo sviluppo va chiaramente e concretamente indirizzata al contrasto alle disuguaglianze riconoscendo il fatto che la mancanza di opportunità e di inclusione si manifesta significativamente anche in paesi ad alto tasso di crescita economica i cui benefici non sono minimamente percepiti da milioni di persone, rimanendo a vantaggio di pochi.
  9. La coerenza delle politiche dovrà guidare la strategia europea e la definizione dei compacts, verificando che ogni tappa e attività siano coerenti con gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030, che dovranno rimanere prioritari. I programmi di aiuti per lo sviluppo, l’impegno per la fine dei conflitti e la loro prevenzione, i provvedimenti interni per l’accoglienza e l’integrazione degli immigrati e rifugiati dovranno anch’essi procedere in modo parallelo e coerente.
  10. E’ auspicabile inoltre una più forte integrazione tra le politiche di accoglienza e integrazione e la politica di cooperazione esterna, rendendo concreto quanto delineato e auspicato in anni di dialogo in Europa e all’ONU sul rapporto migrazioni-sviluppo. Investire sulle risorse umane immigrate qui in Europa è anche un modo per attivare positive relazioni tra immigrati residenti e paesi di origine, anche in una logica “win win” tra paesi partner e paesi europei.

Credito foto di copertina: Issoufa Sanogo/Getty Images

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