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Confindustria: Immigrazione? Tanta paura per nulla

23 Giugno Giu 2016 1435 23 giugno 2016
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Una maggiore integrazione produce maggiori benefici. È questa la conclusione del Rapporto sull’immigrazione dal titolo “Da emergenza a opportunità”, che il Centro Studi di Confindustria, CSC, ha presentato a Roma

Una maggiore integrazione produce maggiore benefici. È questa la conclusione del Rapporto sull’immigrazione dal titolo “Da emergenza a opportunità”, che il Centro Studi di Confindustria, CSC, ha presentato a Roma.

In occasione della presentazione dello studio, Confindustria ha firmato con il Ministero dell’Interno un Protocollo d’intesa che ha l’obiettivo di elaborare e proporre iniziative comuni in materia di integrazione economica dei rifugiati. Una prima azione, più immediata, è volta a promuovere l’attivazione di tirocini presso le imprese associate.

Sull’immigrazione i dati del rapporto mettono in luce in Italia una realtà spesso diversa dall’opinione comune. «Circa un terzo degli italiani è convinto che gli immigrati siano un costo per lo Stato. Timori non supportati dalle evidenze empiriche. Gli studi disponibili indicano infatti che l’impatto degli stranieri sui conti pubblici è nel breve periodo sicuramente positivo, dato che essi usufruiscono meno di pensioni e sanità per la loro più giovane età», si legge nel documento.

Tanto meno si può parlare di invasione visto che gli immigrati rappresentano solo il 9% della popolazione, contro il 26% percepito dalla maggioranza degli italiani. In assenza di immigrati la popolazione in Italia si sarebbe ridotta di 128mila unità dal principio del 2002 all’avvio del 2015, a causa di un saldo naturale sempre più in rosso.

Ancora. Gli immigrati non sottraggono lavoro agli italiani, sono solo il 10,6% degli occupati e in alcuni settori il loro apporto è addirittura cruciale. Ma quanto vale il lavoro degli stranieri in Italia? Il CSC stima che il contributo diretto abbia superato i 120 miliardi nel 2015, l’8,7% del Pil complessivo (dal 2,3% nel 1998). “La presenza di immigrati ha, negli anni di espansione (1998-2007), innalzato la crescita cumulata del PIL di 3,9 punti percentuali (dal 10,5% al 14,4%) e, negli anni della crisi (2008-2015), limitato la sua discesa di tre punti (da -10,3% a -7,3%)”.

C’è dunque da chiedersi quanto i luoghi comuni sull’immigrazione siano frutto di una reale consapevolezza e conoscenza del fenomeno e quanto siano invece dovuti a pregiudizi e carenza di informazione.

Secondo il CSC, per l’Italia la gestione degli stranieri giunti via mare è costata 3,3 miliardi di euro nel biennio 2014-2015. Tali costi sono serviti a coprire la gestione degli arrivi e le successive attività di accoglienza e ospitalità per coloro che sono rimasti nel Paese. Costi aggiuntivi quantificabili in 1,6 miliardi sono dovuti all’apparato amministrativo, alle prestazioni sanitarie e all’inserimento scolastico dei minori.

Il contributo netto degli immigrati al bilancio pubblico è quindi positivo. Almeno nel breve periodo, mentre gli effetti di medio e lungo periodo dell’immigrazione dipendono dal grado di integrazione (specialmente sul mercato del lavoro) che i singoli paesi riusciranno a offrire ai richiedenti asilo.

L’integrazione dei richiedenti asilo pone sfide più difficili rispetto a quella di altre categorie di immigrati. Inoltre la forte crescita dei rifugiati ha accentuato le disparità di accettazione delle domande d’asilo. Nel 2015 in Italia il tasso di accettazione è stato del 42% (nel primo trimestre 2016 del 37%). Le domande di asilo provenienti dall’Afghanistan sono quelle che hanno registrato il tasso di accettazione più elevato (95% delle 3.464 richieste presentate). Mentre i paesi con il più alto numero di domande presentate sono Nigeria, Gambia e Mali.

«Sebbene gli indicatori ufficiali dipingano un’Italia che non eccelle in tema di integrazione, le iniziative di questa vastissima rete di attori pubblici e privati aiutano gli stranieri a inserirsi con successo nei mercati del lavoro e nei contesti sociali locali», precisa il rapporto.

Ma allora quali misure possono incrementare gli effetti positivi dell’immigrazione? Confindustria propone un piano d’azione su tre fronti che mira a riattivare i flussi incoraggiando gli arrivi di stranieri qualificati e arginando l’immigrazione irregolare.

«Primo, a livello nazionale occorre superare le rigidità del sistema a quote sia sburocratizzando ulteriormente le procedure sia consentendo di aggiornare i numeri dei decreti flusso anche “ex-post”, per tener conto della domanda di lavoro effettiva (e non solo di quella prevista). Secondo, a livello europeo è necessario appoggiare la proposta della Commissione che mira a sostituire e semplificare gli schemi nazionali esistenti per la concessione della Blue Card, strumento che consente ai lavoratori altamente qualificati di ottenere un permesso di soggiorno di durata triennale tramite una procedura agevolata. Infine, occorre finanziare, anche con l’emissione di obbligazioni europee, la proposta del Governo italiano (Migration Compact), che prevede il sostegno economico per i paesi che controllano il flusso in uscita e reprimono il traffico illegale di migranti».

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