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Gran Bretagna

Se la Brexit segna la crisi della società civile britannica

23 Giugno Giu 2016 1251 23 giugno 2016
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Mentre il risultato del referendum è ancora incerto, dopo una campagna troppo spesso basata sulle paure dell’altro, la società civile britannica sembra avere già perso una battaglia: “Il dibattito pro-Brexit ha confermato che gran parte dei cittadini non si riconoscono nei valori della società civile”, ad affermarlo Elizabeth Chamberlain, del National Council of Voluntary Organisations

Si gioca all’ultimo voto il risultato del referendum sull’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea. E se, ancora adesso, nel giorno della verità, è difficile prevedere il risultato, ciò che è sicuro è che, per la società civile britannica non c’è mai stato un momento così delicato, dopo una campagna pro-brexit, giocata troppo spesso sulla pancia del Paese, facendo leva sui desideri di protezionismo e soprattutto sulle paure generate dall’immigrazione, nonostante, secondo un rapporto commissionato dalla principale organizzazione industriale britannica, la Confederation of British Industry (CBI), l’uscita del Regno Unito dall’UE, finirebbe per costare moltissimo ai cittadini britannici: una perdita di 950,000 posti di lavoro e fino ai 3,700£ in meno per famiglia entro il 2020, oltre ad un calo del PIL che potrebbe arrivare fino al 5%.

“Non ci aspettavamo che una proposta come l’uscita del Paese dall’Unione Europea raccogliesse così tanti favori e, indipendentemente dal risultato finale, questi ultimi mesi sono stati un momento di rivelazione per tutti noi,” spiega Elizabeth Chamberlain, del National Council of Voluntary Organisations, l’organizzazione che riunisce le principali ONG britanniche. “Gran parte della campagna pro-brexit è stata fondata su valori opposti a quelli promossi dalla società civile e non possiamo ignorare che molti cittadini non si rispecchiano in ciò che cerchiamo di promuovere: accoglienza, pari opportunità e apertura verso l’altro.”

A stupire soprattutto, quanto la tentazione di lasciare l’Unione Europea e ciò che rappresenta nonostante i propri limiti, ovvero il più grande progetto di pace tra stati al mondo, abbia fatto presa a livello nazionale, anche tra le fasce più difficili da raggiungere. “L’idea di uscire dall’UE ha dato voce ad un’insoddisfazione pubblica molto diffusa, sicuramente rafforzata dalla mancanza di trasparenza di molti processi dell’Unione Europea.” Secondo Elizabeth Chamberlain, molte persone che hanno aderito alla campagna sono i cosiddetti insospettabili: giovani informati, persone che hanno viaggiato e che hanno un alto grado di istruzione.

E se, secondo i sondaggi, il 74% degli imprenditori sociali voteranno contro la Brexit, è più difficile avere un quadro completo e compatto delle posizioni tra le ONG del Paese. “Sicuramente le organizzazioni ambientaliste, chi si occupa di migrazioni, di diritti civili e diritti umani, ha una posizione più definita: contro l’abbandono dell’Unione Europea, il British Institute for Human Rights, ad esempio, ha fatto una dichiarazione molto precisa, confermando di essere contrario all’uscita, si tratta però di un caso raro.” Spiega Chamberlain. “Per le organizzazioni che operano a livello locale e che in Gran Bretagna sono la maggioranza, la posizione non è così chiara.” Eppure la Brexit potrebbe rappresentare un duro colpo, anche per le ONG, del Paese: “Se si dovesse uscire dovremmo confrontarci con un periodo di assestamento molto complicato e con molta incertezza. Molte organizzazioni non avrebbero più accesso ai fondi europei e potrebbero registrare perdite importanti, inoltre i tagli nei servizi e nella possibilità di spesa del pubblico, potrebbero avere effetti negativi anche sulle ONG.” Indipendentemente dall’esito del voto per la società civile britannica, si è già aperta una nuova fase di lavoro: “Ciò che è sicuro è che dobbiamo ripensare al nostro ruolo, continuare a lavorare e cercare di ampliare il discorso anche a chi, fino ad oggi, non siamo riusciti a raggiungere." D’altronde i valori promossi dalla società civile dovrebbero essere universali, e se così tante persone non vi si rispecchiano, significa che qualcosa non è andato per il verso giusto.

Foto: NIKLAS HALLE'N/AFP/Getty Images

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