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Tabò: «Il volontariato è un fattore di crescita. Ma non va lasciato solo»

30 Giugno Giu 2016 1211 30 giugno 2016
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L’intervista al presidente di CSVnet in occasione della conferenza nazionale che si terrà a Genova da domani al 3 luglio. «La riforma del Terzo settore è una legge equilibrata che contiene elementi molto importanti»

Stefano Tabò

Dal 1 al 3 luglio appuntamento a Genova per il volontariato italiano con la conferenza nazionale del CSVnet, che rappresenta un primo fondamentale momento di riflessione proprio nei giorni in cui entra in vigore la legge di Riforma del Terzo Settore. Numerosi i temi discussione previsti nel fitto programma della tre giorni genovese. Di alcuni di questi abbiamo parlato con Stefano Tabò, presidente del CVSnet.


Partiamo con una precisazione sul titolo della conferenza. Perché Vita di relazioni-relazioni di vita. Il volontariato al centro?
Per ragionare sul volontariato occorre arrivare al suo fondamento: il suo essere relazione con se stesso e con gli altri. Una relazione che riguarda la vita autentica, la vita vera, una vita dignitosa e giusta. In un momento in cui si fa un gran parlare della Riforma del Terzo settore e dei cambiamenti che produrrà, dire che il volontariato è relazione e vita è riconoscere uno statuto che è preesistente alla norma.

In questo senso, il volontariato sarà in grado di favorire la coesione sociale in un paese sempre più sfilacciato ed individualista, arginando la montante deriva populistica che innalza ovunque muri e steccati?
La risposta non può che essere positiva. Il volontariato è indubbiamente fattore di crescita, di maturazione, di cambiamento. È necessario però che non solo il volontariato agisca in questo senso. C’è oggi persino una delega eccessiva nei confronti del volontariato stesso. È interessante ricordare che chi passa attraverso l’esperienza di volontariato incrementa il proprio tasso di fiducia verso sé stesso, gli altri e le istituzioni, come mostrano ampiamente diverse ricerche. Ma il volontariato non può comunque essere la soluzione, la panacea dei problemi del nostro paese. Riconoscerlo, promuoverlo, incentivarlo e diffonderlo è uno degli strumenti che ci consente una qualità di cittadinanza e di convivenza che va nella direzione dell’inclusione e della responsabilità.

Qual è il giudizio complessivo sulla Riforma?
Riteniamo complessivamente la legge delega una legge equilibrata, che contiene elementi molto importanti, come, ad esempio, il riconoscimento della diffusione del volontariato nei percorsi educativi scolastici piuttosto che la valorizzazione delle competenze formali e informali che permette di acquisire. Ci sono dei rischi, i principi sono buoni, ma occorrerà capire bene con quali soluzioni il Governo intenderà procedere nei decreti attuativi. Per fare un esempio, sul tema dei controlli e della trasparenza che oggi riguarda solo le organizzazioni che interagiscono con il pubblico e che verrà esteso a tutte le realtà che operano con raccolte fondi, occorrerà capire come il controllo dovrà concretarsi. Fra le centinaia di migliaia di associazioni ce ne sono anche alcune molto piccole, che non possono essere gravate di eccessivi adempimenti burocratici.

È d’accordo con la definizione di Terzo Settore proposta dall’articolo 1?
È meritevole e apprezzabile aver sottolineato le tre dimensioni del Terzo Settore: volontaria, mutualistica e dello scambio di beni. Si tratta di una complessità che va valorizzata, così come non devono essere fatte confusioni, mentre occorreranno norme concrete e praticabili. Noi come Centri di Servizio siamo disponibili a portare esperienze, sia verso il Governo, sia verso le organizzazioni. Occorre superare una differenza tra la prima e il dopo. Fino a oggi i Centri di Servizio operavano a vantaggio delle Organizzazioni di Volontariato, con la Riforma i Centri di Servizio sono a supporto del Volontariato e di tutte le organizzazioni del Terzo settore.

Passiamo all’articolo 5, quello relativo ai nuovi centri di Servizio per il Volontariato. Cosa cambia oltre all’ingresso delle Associazioni di promozione sociale e delle Società di Mutuo Soccorso?
Ci sono molte contiguità fra i diversi soggetti del Terzo Settore. E’interessante questa apertura che ci permette di cogliere le molteplici manifestazioni del volontariato. Il volontariato non è statico ma tende ad esprimersi in modo diverso nel tempo. Oggi emergono caratteristiche differenti a quelle dal passato: maggior propensione al volontariato per eventi piuttosto che a relazioni forti con singole associazioni; crescita del volontariato informale nei comitati. In questo senso è molto significativo il caso dell’EXPO, laddove si è verificata una disponibilità di volontari da tutte le regioni d’Italia superiore alle aspettative, con un alto grado di soddisfazione, sia da parte di coloro che hanno svolto attività di volontariato, sia da parte di coloro che ne hanno beneficiato. Ma c’è di più: questa esperienza ha incrementato la propensione dei volontari Expo a impegnarsi successivamente in organizzazioni stabili. Proprio per questo occorre curare le forme più diverse di impegno gratuito per permettere l’acceso al volontariato anche per strade non convenzionali, utilizzando, ad esempio, strumenti nuovi come internet.

Perché la conferenza del CSVnet a Genova?
A Genova, perché ogni anno si volge in una diversa regione e la Liguria era una regione mancante. Ormai ne mancano poche. Come genovese naturalmente questa scelta mi ha fatto molto piacere. L ’anno scorso la conferenza si è svolta a Napoli, due anni fa a Milano, tre anni fa a Lecce, prima ancora a Bologna. Stiamo girando tutta Italia, a turno, per coinvolgere tutte le aree del Paese.

Ricordando, infine, che una decina di anni fa, il Celivo di Genova promosse il progetto “Il volontariato per immagini”, qual è il significato dell’iniziativa fotografica “Tanti per tutti: i volontari raccontati per immagini” che sarà presentata alla conferenza?
Allora, se ben ricordo, l’iniziativa nacque anche come contributo del Centro di Servizio a “Genova 2004 Capitale della Cultura”. In questi anni ci stiamo accorgendo che i Centri di Servizio devono agire in un’ottica di sistema. Bene il rapporto col territorio, ma occorre accrescere la disponibilità a fare rete. Quell’esperienza locale genovese, anche se già utilizzata al di là del perimetro di origine, si estende ora, a livello nazionale grazie alla collaborazione con la Federazione Italiana delle Associazioni Fotografiche. Non è una contraddizione, anzi . Vorremmo che le buone prassi locali facciamo rete. Altro esempio: la promozione volontariato attraverso internet. Ci stiamo lavorando a livello nazionale. Questa è la fida per i prossimi anni. Dopo aver “inventato” anni fa i Centri di Servizio dobbiamo non perdere il radicamento territoriale ma nello stesso tempo dobbiamo imparare a fare sistema.

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