Disabilità

Lara, cancellata dalla foto di classe perché disabile

6 Luglio Lug 2016 1708 06 luglio 2016

In una scuola in provincia di Bolzano una ragazza di 17 anni, disabile, viene esclusa dalla foto di classe di fine anno. La mamma, la signora Daniela Plazzer, non ci sta e scrive una lettera aperta al quotidiano locale l'Alto Adige. «Sono rimasta indignata e mortificata. La verità è che nel percorso scolastico, fatto finora da mia figlia, la famosa integrazione non c’è mai stata. E il fatto che Lara non fosse su quella foto, assieme agli altri, ne è la conferma». Dopo la fine della scuola Lara ha chiesto alla mamma "non devo più tornare lì, vero?"

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In una scuola in provincia di Bolzano una ragazza di 17 anni, disabile, viene esclusa dalla foto di classe di fine anno. La mamma, la signora Daniela Plazzer, non ci sta e scrive una lettera aperta al quotidiano locale l'Alto Adige. «Sono rimasta indignata e mortificata. La verità è che nel percorso scolastico, fatto finora da mia figlia, la famosa integrazione non c’è mai stata. E il fatto che Lara non fosse su quella foto, assieme agli altri, ne è la conferma». Dopo la fine della scuola Lara ha chiesto alla mamma "non devo più tornare lì, vero?"

Buona scuola, inclusione, integrazione. Ma è sempre così? Dall’esperienza della signora Daniela Plazzer, bolzanina, sembrerebbe no. Daniela è la mamma di Lara, 17 anni, disabile. Ha difficoltà motorie e cognitive.

«Sono rimasta indignata e mortificata», ha scritto in una lettera aperta all’Alto Adige la signora Plazzer, «perché nella foto della terza classe, Lara non c’era. Ho chiesto spiegazioni al preside che con molta superficialità mi ha risposto che probabilmente quel giorno mia figlia non era presente in classe. Solo l’insegnante di sostegno si è scusato. La verità è che nel percorso scolastico, fatto finora da mia figlia, la famosa integrazione non c’è mai stata. E il fatto che Lara non fosse su quella foto, assieme agli altri, ne è la conferma. Troppi ragazzi come mia figlia sono messi in disparte e ciò non è né giusto né corretto».

«Mia figlia», ha scritto Daniela al giornale, «ha difficoltà motorie e cognitive: fin da piccola abbiamo cercato di farle capire che lei può fare tutto, ma con tempi più lenti rispetto ai suoi compagni. Nonostante ciò è autonoma, tranquilla e affettuosa. Dopo le medie, abbiamo deciso di iscriverla in un istituto ad indirizzo professionale, scegliendo una scuola di piccole dimensioni nell’illusione che fosse più accogliente. Durante il consiglio di classe integrato del primo anno, ci siamo accordati con la scuola su quali cose fare con Lara, tra queste c’erano appunto l’integrazione e l’autonomia».

«Quando non c’era l’insegnante di sostegno, la sua giornata scolastica finiva. Non poteva stare in classe con i compagni, perché a detta dei professori c’erano troppi ragazzi non adatti a lei. Quindi l’anno è scivolato via, così in solitaria».

I genitori avrebbero voluto per Lara un percorso scolastico insieme agli altri compagni. Ma insegnanti e preside dell’istituto hanno sempre accampato scuse come “non annoierebbe con gli altri”.

Al terzo anno la famiglia riesce ad ottenere qualche ora in classe con i compagni ma senza i risultati sperati: «Lara esclusa da sempre dal gruppo è in difficoltà e va in crisi. Finalmente comincia lo stage, ma il gruppo rimane invariato: disabili da una parte, ragazzi (normali) dall’altra». Quando è finita a scuola Il 16 giugno Lara ha chiesto alla mamma: “Mamma, non devo più tornare lì, vero?”.

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