Cultura

"Porta Bono", Acireale mostra la dignità di chi è forzato a migrare

11 Luglio Lug 2016 1820 11 luglio 2016

"Porta bono o to vicinu ca u ciauru ti ni veni", augura il bene al prossimo tuo che ne avrai beneficio. È l'auspicio della mostra che fino al 1 ottobre ospita nella città siciliana rifugi, radici e ogni materiale che rievochi storie di persone che sono dovute scappare dalla propria patria nella speranza di una vita migliore. La sede dell'esposizione è la Galleria del Credito siciliano

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Foto Cumuli 13
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"Porta bono o to vicinu ca u ciauru ti ni veni", augura il bene al prossimo tuo che ne avrai beneficio. È l'auspicio della mostra che fino al 1 ottobre ospita nella città siciliana rifugi, radici e ogni materiale che rievochi storie di persone che sono dovute scappare dalla propria patria nella speranza di una vita migliore. La sede dell'esposizione è la Galleria del Credito siciliano

"Un percorso espositivo che offre al visitatore, in chiave artistica e metaforica, una fotografia della ricerca del diritto di ogni migrante a vivere con dignità, che coinvolge da decenni non solo la Sicilia, porta del Mediterraneo, ma l’intero territorio Europeo e non solo". Questo il senso della mostra Porta Bono, ospitata dalla Galleria Credito siciliano di Acireale fino al 1 ottobre 2016.

"Si parte dalla materialità del suolo siciliano, del suo mare e del suo potente vulcano, per mescolare gli ingredienti essenziali del fenomeno geopolitico che l’Europa e il mondo stanno attraversando: da un lato le radici emblematizzate dall’utilizzo di materiali autoctoni e dall’altro il rifugio, ossia il riparo di fortuna del diverso, dello straniero". Curata da Leo Guerra e Cristina Quadrio Curzio, la mostra si sviluppa nella disposizione di cumuli di materiali inerti quali la sabbia basaltica, la pietra arenaria, il sale marino, la torba, il legname. Questi cumuli di materiali terreni autoctoni, di forma e volume variabile occupano interamente lo spazio espositivo creando un percorso obbligato che permette di osservare, attraverso piccole aperture, l’interno degli stessi cogliendo l’atmosfera tipica di una grotta, di un bivacco, di un rifugio provvisorio disseminato di oggetti sparsi (un fornelletto da campo, un salvagente, un pentolino con avanzi di cibo, una coperta strappata): una concreta rappresentazione del dramma del rifugiato, del nomade, dell’occupante una terra straniera e sconosciuta.

Il rifugio è il tema costante della mostra e tutti gli accessi alle sale espositive del secondo piano della Galleria sono tamponati con materiali edili quali tavole in legno, pannelli, mattoni in calcestruzzo, cataste di legname impilato. Questo a significare l’inaccessibilità e la preclusione e, non direttamente, la reclusione di chi sogna l’attraversamento di terre, continenti, aree geografiche, senza in realtà poterne realmente fruire; obbligato ad un percorso predeterminato dove possibili “varchi” sono spesso inaccessibili.

La mostra, corredata da un catalogo con un testo di presentazione a firma Iba Dahlwāhirī (pseudonimo di più persone operanti in qualità di giornalisti e attivisti di lingua araba presumibilmente residenti nel Regno Unito con lo status di perseguitati politici per essersi opposti alle politiche repressive dei paesi d’origine), dedica inoltre uno spazio a sei pannelli pittorici, realizzati anch’essi in parte con materiali di scarto, dagli alunni dei licei acesi, che hanno interpretato, in chiave artistica, il tema delle migrazioni dei popoli, in una più ampia accezione di un "mondo sotto sopra" in cui i punti di riferimento dei luoghi familiari e delle relazioni generazionali e tra i popoli risultano intenzionalmente ribaltati.

L'iniziativa è promossa dalla Fondazione Gruppo Credito Valtellinese con la collaborazione degli studenti del Liceo classico “Gulli e Pennisi”, del Liceo scientifico “Archimede”, del Liceo delle Scienze Umane “Regina Elena” di Acireale e con il coordinamento didattico de il Quadrivio/Acireale nell’ambito del Festival della Cultura Creativa 2016 – ABI Associazione Bancaria Italiana.

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