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#Puglia

I volontari: «Cercavamo i respiri tra le lamiere»

13 Luglio Lug 2016 1220 13 luglio 2016
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Le prime testimonianze dei sopravvissuti e dei soccorritori dopo lo scontro dei due treni all'altezza dei comuni di Corato e Andria. Giovanni e Luciano, soccorritori volontari di Anpas, raccontano a Vita.it: «C’era l’inferno. Era difficile guardarsi intorno, davvero difficile: lamiere dappertutto, grida, lamenti, sangue, vestiti. In questi momenti vorresti avere mani per tutti. La situazione è diventata surreale quando il coordinamento ha imposto a tutti 5 minuti di silenzio assoluto: dovevamo capire se ci fossero altri superstiti»

Da Bari a Barletta, all'altezza dei comuni di Corato e Andria. Lo scontro tra i due treni è stato violentissimo. «Andavano a 110 km/h», ha dichiarato poco dopo l’incidente Massimo Nitto, il presidente di Ferrotramviaria, le ferrovie del nord barese. «I treni non sarebbero mai riusciti a fermarsi. Lo scontro è avvenuto in curva: non si sono neanche visti».

Pare che il numero delle vittime sia salito a 27 e i feriti sono più di 50. Pendolari, studenti, anziani. Persone comuni. Per loro la procura di Trani apre un fascicolo e indaga per omicidio colposo plurimo e disastro ferroviario. Il fascicolo è stato aperto contro ignoti. Intanto impazzano su internet le domande e le accuse.

È stato un errore umano? È stata colpa del binario unico che ancora percorre l’Italia per 15mila chilometri? Oppure colpa dello Stato che si dimentica del Sud? O ancora è stato un guasto non preventivato? E l’elenco potrebbe continuare all’infinito.

Ma oggi, il giorno dopo la tragedia, non è quello per lanciare accuse, soprattutto se, le dinamiche dei fatti, restano ancora sconosciute ai più. Le famiglie delle vittime, i feriti, i sopravvissuti e le loro testimonianze da una regione, la Puglia, che si stringe tutta attorno a loro.

«L’ho tirato io da sotto le macerie», dice sconvolta una sopravvissuta. «Io scalza», continua. «E sono andata da mio marito che gridava». «Io non mi ricordo niente» dice il marito di lei. Confuso. Incredulo. Una ferita alla testa: «Gambe e piedi delle persone a pezzi».

Poi riprende la moglie: «Scavalcare è triste», e si riferisce ai corpi che ha dovuto superare per aiutare il marito ad uscire dalle lamiere. «Ma per gli altri non potevo fare niente. Stavano le loro gambe in un altro posto».

Un sopravvissuto: «Stavo ascoltando la musica. Mi sono trovato a terra. Non doveva succedere», e niente più. È ancora troppo presto per metabolizzare. La paura di chi c’era su quei treni e l’ansia di chi aspetta le notizie di una persona cara: «Mio padre è su quel treno e in ospedale non sanno niente, neanche negli altri ospedali sanno niente. Non ho notizie perché il cellulare è spento. Ma non voglio pensare al peggio».

Vigili del fuoco e ambulanze sono arrivate immediatamente sul posto. Già alle 11:45 di ieri mattina la chiamata della Centrale Operativa di Bari arriva alla sede Anpas di Sermolfetta: chiedeva l’intervento di ambulanze attrezzate.

I Volontari della pubblica assistenza si sono organizzati in poco tempo ed una prima ambulanza è partita immediatamente. «Alle 11:45 abbiamo ricevuto la chiamata dalla centrale operativa di Bari, parlavano di incidente ferroviario e di diversi feriti. Eravamo in Associazione. Abbiamo lasciato tutto e ci siamo fiondati in ambulanza. Facevamo parte della prima squadra», ci racconta Luciano uno dei volontari.

«Eravamo tre soccorritori a bordo di un’ambulanza di rianimazione. Siamo arrivati sul posto in 20 minuti, c’era l’inferno. Era difficile guardarsi intorno, davvero difficile: lamiere dappertutto, grida, lamenti, sangue, vestiti. In quei vorresti avere mani per tutti. Il coordinamento ci ha affidato il soccorso di una giovane ragazza in gravissime condizioni: abbiamo immobilizzato il paziente e siamo corsi al Pronto Soccorso di Bisceglie, cercando di fare il nostro meglio, sperando di aver aiutato almeno lei».

Dopo poco dalla partenza della prima squadra, il Sermolfetta organizza un’altra squadra, altri 3 soccorritori a bordo di un’ambulanza di rianimazione. «Quando siamo arrivati i feriti più gravi erano stati già soccorsi dai nostri colleghi intervenuti da tutta la Provincia», spiega Giovanni, altro volontario di Anpas.

«Abbiamo prestato assistenza ai soccorritori, ai Vigili del Fuoco che lavoravano sotto le lamiere e sotto il sole battente già da diverse ore: erano molto stanchi ma avevano negli occhi la determinazione di chi non si fermerebbe mai. La situazione è diventata surreale quando il coordinamento ha imposto a tutti 5 minuti di silenzio assoluto, dovevamo capire se ci fossero altri superstiti, dovevamo cercare di sentire ogni respiro. Decine e decine di persone si sono ammutolite e ci siamo ritrovati in silenzio, in piena campagna, sotto il sole cocente a sentire il frinire delle cicale».

«Ringrazio tutti i volontari intervenuti», ha dichiarato Salvatore del Vecchio, presidente Anpas. «Grazie a tutti coloro che si sono resi disponibili

Foto di GettyImages, MARIO LAPORTA; GAETANO LO PORTO

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