I Fratelli Lumiere Cinema
Cultura

I fratelli che inventarono il cinema

18 Luglio Lug 2016 1030 18 luglio 2016
  • ...

In prima nazionale a Bologna, fino al 22 gennaio 2017, la mostra dedicata ai fratelli Lumière: una eccezionale raccolta di materiali originali per scoprire come è nato il cinema.

Ci sono sere nelle quali si scrive la storia. Il 28 dicembre 1895 è una di queste. Quella sera nacque il cinema grazie ai fratelli Lumière ed oggi una mostra, per la prima volta in Italia, lo celebra a Bologna. Fino al prossimo 22 gennaio lo Spazio Sottopasso di Piazza Re Enzo ospita Lumière! L’invenzione del cinematografo, mostra a cura di Thierry Frémaux, ideata dall’Institut Lumière di Lione e realizzata dalla Cineteca di Bologna, in collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema di Torino e la Cinémathèque Royale de Belgique.

La mostra, allestita a Parigi in occasione dei 120 anni della nascita del cinema, è occasione per rivivere la celebre serata che si svolse al Salon Indien del Boulevard des Capucines, con i film della prima séance della storia del cinema restaurati in 4k, e per rivedere in una grande e suggestiva installazione i 1422 film prodotti dal 1895 al 1905 dalla Société Lumière et fils.

Ben quattordici le sezioni che raccolgono materiali originali e documenti dell’epoca: dai Preludi, ovvero pratiche e ricerche tecnologiche, come le lanterne magiche, che documentano il “pre-cinema” a Offrire il mondo al mondo, la sezione che racconta come all’inizio del 1896 i Lumière mettono a punto un sistema di distribuzione in cui, in cambio di una percentuale sugli incassi, i concessionari ottengono l’esclusiva sulle proiezioni in una città o Paese. E ancora da La vita a colori: gli autochromes, l’invenzione di Louis per ottenere fotografie a colori e brevettata nel 1903, a Photorama, il mondo a 360°, un altro suo brevetto che permette la proiezione in una sala circolare di un'unica immagine a 360°, fino a Tracce e ispirazioni, i segni che i due fratelli francesi hanno lasciato nella storia del cinema. La mostra si conclude con l’omaggio di sei cineasti moderni, Tarantino, Cimino, Dolan, Almodovar, Schatzberg e Sorrentino, che hanno interpretato ciascuno a suo modo La Sortie d’usine (Uscita dalla fabbrica), il primo film realizzato dai Lumière nel 1895.

“I Lumière - racconta il direttore della Cineteca di Bologna Gian Luca Farinelli - sono gli ultimi inventori e allo stesso i primi autori e programmatori del cinema. Dal 1896 il Cinématographe Lumière restituisce il mondo al mondo. Per la prima volta tutti possono ammirare immagini in movimento di tutti i luoghi del pianeta. E i protagonisti non sono solo i reali e le grandi personalità, ma gli uomini e le donne, le città, i paesaggi di tutti i paesi del mondo”.

Per festeggiare la mostra, la Cineteca di Bologna ha presentato i restauri dei film dei fratelli Lumière, realizzati dall’Immagine Ritrovata, il laboratorio di restauro cinematografico ad alta specializzazione della Cineteca apprezzato in tutto il mondo, alla trentesima edizione del Cinema Ritrovato, il festival che ogni anno raccoglie i migliori restauri del mondo. Questo non è che un assaggio per gli appassionati, visto che grazie al progetto di distribuzione dei classici restaurati, Il Cinema Ritrovato. Al cinema, i film dei fratelli Lumière torneranno in autunno nelle sale italiane.

Non solo Lumière, però. Tra il 1894 e il 1914 Georges Méliès, Charles Pathé e Léon Gaumont scrivono la storia delle origini del cinema francese, che è anche quella delle origini del cinema mondiale. Tutti attivi tra Lione e Parigi, questi uomini si conoscevano e si frequentavano. Il 22 marzo 1895 Léon Gaumont assiste in rue de Rennes alla dimostrazione inaugurale del Cinematografo Lumière presso la Società d’incoraggiamento dell’industria nazionale. Nello stesso anno, il 28 dicembre, Georges Méliès è tra i 33 spettatori della prima proiezione al Salon Indien del Grand Café e insistendo per ottenere dai Lumière la cessione dell’invenzione di famiglia sarà apostrofato così da monsiuer Antoine: “No, il cinematografo non è in vendita. E ringraziatemi, giovanotto: questa invenzione non ha alcun futuro”.