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Morti per amianto all'Olivetti di Ivrea: 5 anni per Carlo De Benedetti

18 Luglio Lug 2016 1252 18 luglio 2016

All'imprenditore Carlo De Benedetti vengono imputati omicidio colposo e lesioni. L'imprenditore, proprietario di Repubblica, ribadisce: «Sono stato condannato per reati che non ho commesso». Condanna a 1 anno e 11 mesi anche per Corrado Passera

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Olivetti Ivrea
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All'imprenditore Carlo De Benedetti vengono imputati omicidio colposo e lesioni. L'imprenditore, proprietario di Repubblica, ribadisce: «Sono stato condannato per reati che non ho commesso». Condanna a 1 anno e 11 mesi anche per Corrado Passera

Tutto era partito da una piccola inchiesta. Ma è nelle piccole crepe che, talvolta, gli edifici mostrano cedimenti strutturali. Oggi, nel corso del processo sulla morte di alcuni operai dovuta all'amianto, il Tribunale di Ivrea ha condannato a 5 anni e 2 mesi i fratelli Carlo e Franco De Benedetti riconoscendoli colpevoli di lesioni colpose e omicido colposo per 10 casi di malattie contratte dall'amianto.

A pronunciare la sentenza, dopo 1/2 ora di camera di consiglio, è stata il giudice Elena Stoppini, che oltre a condannare gli ex proprietari dello stabilimento di Ivrea ha condannato a 1 anno e 11 mesi anche l'ex amministratore delegato Corrado Passera. I pm Laura Longo e Francesca Traverso avevano chiesto 6 anni e 8 mesi per l'ingegnere e 6 anni e 4 mesi per il fratello. Assolti invece Camillo Olivetti perché il fatto non costituisce reato, oltre a Onofrio Bono e Roberto Colanninno che hanno gestito la società dopo la vendita da parte di De Benedetti. Le motivazioni saranno pubblicate tra 90 giorni.

«Sono stupito e amareggiato - ha commentato Carlo De Benedetti -, sono stato condannato per reati che non ho commesso, come ha dimostrato l'ampia documentazione prodotta in dibattimento sull’articolato sistema di deleghe vigente in Olivetti e sul completo e complesso sistema di tutela della sicurezza e salute dei lavoratori, da me voluto e implementato fin dall'inizio della mia gestione. I servizi interni preposti alla sicurezza e alla salute dei lavoratori e alla manutenzione degli stabili non mi hanno mai segnalato situazioni allarmanti o anche solamente anomale in quanto, come emerso in dibattimento, i ripetuti e costanti monitoraggi ambientali eseguiti in azienda hanno sempre riscontrato valori al di sotto delle soglie previste dalle normative all'epoca vigenti e in linea anche con quelle entrate in vigore successivamente».

In direzione contraria le parole del Pubblico Ministero Laura Longo che ha rilevato come l'impianto accusatorio sia stato confermato dalla sentenza. «Si tratta però dell'ennesima tragedia per morti d'amianto per questo la soddisfazione è limitata - ha ribatito il PM - perché erano morti che si potevano e si dovevano evitare. In Olivetti, a differenza di altre realtà aziendali, l'amianto si è continuato a usare fino a metà degli anni Novanta».

Senza mezzi termini si è espresso anche il sindaco di Ivrea :«Si è fatta chiarezza su quanto avvenuto in Olivetti in quegli anni, vista la durezza delle pene si dimostra che c'è stata come minimo superficialità nella gestione di questo problema. Condanna significativa che mette un punto fermo sulla storia dell'Olivetti. Una vicenda che inficia una storia positiva che però non può esser sporcata da una mala gestione che non è stata solo per la questione amianto ma anche sul piano industriale».

Clamorosa smentita troverebbero a questo punto le parole di Tomaso Pisabia dell'omonimo studio (dove esercitava anche Giuliano, ex sindaco di Milano), avvocato difensore di Carlo De Benedetti. Nella sua arringa difensiva, Pisapia aveva affermato che «la filosofia di fondo della Olivetti, la centralità e la protezione del lavoratore, non è mai cambiata». Oggi la sentenza di condanna.