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#PovertàEducativa

WeWorld: l'alleanza vincente è con la scuola

18 Luglio Lug 2016 1148 18 luglio 2016
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Coinvolgere i ragazzi e le ragazze esclusi in un processo di apprendimento è primo passo per combattere la povertà educativa. Questo richiede però che l’istituzione scolastica modifichi la propria prospettiva e che il recupero della dispersione scolastica diventi un obiettivo strategico di lungo periodo. I progetti del terzo settore, in raccordo con la scuola e l'ente locale, danno un contributo determinante. Continua il viaggio di Vita fra i progetti già esistenti di contrasto alla povertà educativa

Dal 2012 WeWorld ha iniziato ad operare concretamente in Italia per garantire ai bambini e alla bambine l’accesso all’istruzione di qualità e la prevenzione dell’abbandono della scuola. Nell’ambito del “Programma nazionale Frequenza200” per l’educazione inclusiva per tutti sono stati avviati progetti triennali e biennali finalizzati alla prevenzione e al contrasto della dispersione scolastica. Tutti i progetti si sviluppano in quartieri o comuni caratterizzati da situazioni di disagio socio-economico e povertà educativa, mancanza di opportunità per bambini, bambine, adolescenti ed adulti. Sono interessate sette Regioni italiane o aree metropolitane: Milano, Napoli, Palermo (dal 2012), Torino, Roma, Provincia di Bari (2014), Cagliari e provincia (2015).

L’impianto progettuale, sebbene adattato ai singoli contesti locali, prevede ovunque l’apertura di un centro in orario pomeridiano e quattro linee operative d’azione rivolte a bambine/i e adolescenti di età compresa tra gli 8 e i 16 anni. Innanzitutto la formazione di competenze personali, poi lo sviluppo del rapporto con la famiglia, con la scuola e con il territorio. L’azione, volta a rafforzare le competenze e le motivazioni personali di ragazzi e ragazze, si snoda attraverso il sostegno scolastico, le attività laboratoriali socializzanti e i percorsi di orientamento. Invece lo sviluppo del rapporto con la famiglia, la scuola e gli attori del territorio ha come finalità la sensibilizzazione di questi attori circa l’importanza della prevenzione dell’abbandono della scuola e la creazione di un’unica comunità educante in cui tutti gli attori abbiano un ruolo. Nell’arco di meno di quattro anni, il “Programma Frequenza200” ha permesso di coinvolgere 1.549 bambine, bambini e adolescenti iscritti ai Centri, 3.458 ragazzi e ragazze interessati dai percorsi educativi realizzati in collaborazione con le scuole, 780 donne-mamme, 1.430 famiglie, 180 operatori grezzi (commercianti ed altri operatori territoriali pubblici e privati) e 60 scuole. Per la sua estensione territoriale Frequenza200 costituisce una delle più ampie esperienze nazionali di prevenzione e contrasto della povertà educativa: entro il 2017 oltre 6.000 bambini saranno inclusi nel Programma.

Frequenza200 è anche una rete nazionale di sensibilizzazione ed azione politica sulla povertà educativa e l’inclusione di qualità per tutti, con oltre venti aderenti, che con WeWorld accanto agli interventi concreti ha realizzato studi e ricerche su tali temi. Nel 2014 è stata completata e presentata al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca la prima indagine nazionale che ha misurato il contributo del terzo settore nella prevenzione e nel contrasto della dispersione scolastica (“LOST. Dispersione: il costo per la collettività ed il ruolo di scuole terzo settore”). La ricerca è stata realizzata in collaborazione con la Fondazione G. Agnelli e l’Associazione Bruno Trentin.
Sempre nel 2014, in collaborazione con l’Università di Bergamo e la casa editrice Carocci, è stata presentata la nuova edizione dell’Index for Inclusion (Nuovo Index per l’Inclusione, 2014). Si tratta di uno strumento di lavoro, utilizzato in diverse scuole d’Italia di ogni ordine e grado, per promuovere pratiche inclusive. L’anno successivo, nell’autunno 2015, è stata presentata una ricerca volta ad esplorare il fenomeno dei NEET (giovani Not in employment education and training) GHOST: indagine sui giovani che non studiano non lavorano e non si formano - i NEET: esperienze e politiche, in molti casi esito finale della dispersione scolastica. Alla ricerca hanno collaborato la Coop. Sociale La Grande Casa e CNCA, Animazione sociale-Gruppo Abele e l’ANCI. I risultati della ricerca azione educativa condotta nei centri Frequenza200 sono stati pubblicati nei volumi della serie “Lenti a Contatto”. Si tratta di testi dedicati alle esperienze di prevenzione dell’abbandono della scuola, alle azioni contro la povertà educativa ed alle metodologie inclusive sperimentate.

Infine, la rete Frequenza200 si è fatta promotrice del primo strumento per la misurazione della qualità delle azioni congiunte di scuole e organizzazioni della società civile per prevenire l’abbandono della scuola: il benchmark “Bollino Azzurro”. Attraverso 71 diversi indicatori descrittivi (“descrittori”) sarà possibile dal prossimo anno scolastico confrontare tra loro tutti gli interventi di contrasto alla dispersione scolastica. La questione della valutazione è infatti decisiva per poter affermare la bontà o meno di un progetto. Con il “Bollino Azzurro” non ci saranno scuse e tutti gli interventi avranno un termine oggettivo con cui confrontarsi (maggiori informazioni sul lancio del “Bollino”Azzurro” saranno presto anche su VITA).

A proposito di valutazione non autoreferenziale, WeWorld ha appena presentato pubblicamente i risultati di una prima esplorazione condotta da un Comitato Scientifico composto prevalentemente da esterni sull’andamento dei propri progetti. Il Comitato Scientifico composto da: Annamaria Fellegara (Università Cattolica di Piacenza), Daniele Checchi (coordinatore, Università di Milano), Elisabetta Addis (Università di Sassari), Fabio Dovigo (Università di Bergamo), Franco Floris (Animazione Sociale- Gruppo Abele), Maurizio Gentile (Università di Verona), Patrizia Romito (Università di Trieste), Walter Moro (CIDI-Milano) è giunto alla conclusione che, laddove si può dispiegare per alcuni anni, l’azione del terzo settore, in raccordo con l’ente locale e con varie forme di collaborazione con le scuole non è solo compensativa o sostitutiva della didattica scolastica, ma diviene essa stessa educativa, perché porta al centro del processo formativo anche altre istanze: socializzazione, valorizzazione di competenze neglette dalla istituzione scolastica, come quasi tutte quelle artistico creative. In queste circostanze si danno allora le condizioni perché i ragazzi e le ragazze esclusi possano essere reinseriti in un processo di apprendimento, primo passo per combattere la povertà educativa. Questo richiede però che l’istituzione scolastica modifichi la propria prospettiva, mettendo al centro del proprio Piano Triennale di Offerta Formativa (PTOF) il recupero della dispersione come obiettivo strategico di lungo periodo e non più come accaduto finora come emergenza temporanea.

Stefano Piziali, WeWorld, Head of Advocacy & Italian Programs Dept

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