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Etiopia

Siccità e alluvioni: così i cambiamenti climatici spingono a migrare

19 Luglio Lug 2016 1729 19 luglio 2016
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Dopo la peggiore siccità degli ultimi 30 anni e le successive alluvioni le popolazioni sono vittime di una spirale di povertà e continuano a fuggire. A metà luglio ActionAid e Amref hanno lanciato un progetto per portare salute e aiuti concreti nel nord del Paese

Insicurezza alimentare: questo è un effetto di El Niño che coinvolge oltre 60 milioni di persone nel mondo, di queste circa 40 milioni solo nell’Africa orientale e meridionale. L’Etiopia è uno degli esempi più evidenti di questa situazione: prima la carenza di piogge ha raggiunto tali proporzioni da causare la peggiore siccità degli ultimi 30 anni mettendo in ginocchio 10 milioni di abitanti. Poi a peggiorare una situazione già critica, si sono abbattute sul Paese piogge devastanti. Le alluvioni iniziate in marzo e gli allagamenti associati hanno spinto 237mila persone a lasciare le loro case. Sono soprattutto giovani.

Il caldo torrido di El Niño prima e le pioggie torrenziali poi hanno inoltre causato la morte di migliaia di capi di bestiame (400mila solo nella zona Nord del Paese) e consegnato all’Etiopia migliaia di ettari di terreno incoltivabile.
L’emergenza ha colpito in particolare le regioni dell’Afar, dell’Ogaden, del Tigray orientale, dell’Oromiya (in particolare Centro ed Est), i bassipiani intorno alla Rift Valley e l’Amhara Orientale.

Le alluvioni hanno preso il posto della siccità creando danni

Nonostante la crescita del Pil, che nell’ultimo decennio ha superato il 10% annuo, l’Etiopia appare come un gigante dai piedi d’argilla, ancora in balia di problemi strutturali come le emergenze alimentari cicliche. Secondo il Governo Etiope sono necessari oltre 1,5 miliardi di dollari per rispondere all’emergenza umanitaria del 2016, di questi, almeno 703 milioni occorrono per intervenire rispetto ai bisogni immediati. In risposta all’emergenza e per avviare attività preventive sono scese in campo Amref e ActionAid. L’intervento si concentra nel Nord del Paese, nell’area di Amhara, North Shewa Zone.

In questi luoghi, Amref Health Africa si concentrerà sulla creazione delle infrastrutture idriche funzionali alla gestione dell’acqua e si dedicherà anche alla formazione delle comunità sulla gestione e manutenzione degli impianti, nonché sulla prevenzione delle malattie legate all’acqua. «Il progetto che abbiamo inaugurato è ambizioso. In un periodo di 10 mesi si propone di migliorare le condizioni di vita dei migranti potenziali, fornendo loro i servizi igienico-sanitari essenziali. Le attività sul campo contribuiranno inoltre ad arricchire le conoscenze in merito al fenomeno migratorio nelle aree di intervento», spiega Roberta Rughetti, Resposabile Programmi Africa di Amref.

«L'Etiopia è una priorità nel quadro degli interventi della cooperazione italiana, perché questa terra ha la possibilità di coltivare e far crescere le capacità del suo popolo. L'empowerment delle popolazioni locali e il potenziamento delle loro abilità genera uno sviluppo sostenibile» ha sottolineato Letizia Ginevra, Direttrice dell'Ufficio della Cooperazione Italiana allo Sviluppo di Addis Abeba. «Lo sviluppo delle comunità locali è la risposta alla migrazione. Riuscire a mitigare gli effetti di siccità e carestia prima e delle alluvioni incontrollate attraverso un intervento di food protection e gestione delle risorse idriche permetterà di affrontare le conseguenze dell'emergenza».

Da parte sua ActionAid si occuperà del supporto alle attività agricole e generatrici di reddito intorno all’acqua e indirizzate alla tutela ambientale. «Porteremo avanti una serie di interventi a sostegno del ripopolamento del bestiame e punteremo a rafforzare le conoscenze delle comunità in merito alle tecniche di coltivazione più efficaci», ha riferito Alberto Petralia, coordinatore del progetto di ActionAid.

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